“Ricerca, innovazione e attenzione ai clienti”: così il re dei dissalatori Schenker Watermakers ha “conquistato” il mondo- LN intervista il titolare

Fondata nel 1998, la società è leader nel mondo per la produzione di dissalatori a recupero di energia idonei a fornire soluzioni ecosostenibili semplici ed affidabili per la produzione di acqua dolce a bordo

12 giugno 2019 | di Andrea Bergamini
Schenker Watermakers - Ing. Riccardo Verde
Ing. Riccardo Verde

L’azienda napoletana Schenker Watermakers è leader nel mondo per la produzione di dissalatori a recupero di energia idonei a fornire soluzioni ecosostenibili semplici ed affidabili per la produzione di acqua dolce a bordo. Per capire i segreti del successo di questa eccellenza italiana, fondata nel 1998, Liguria Nautica ha intervistato il titolare, l’ingener Riccardo Verde.

Schenker Watermakers ha tagliato da poco il traguardo dei primi 20 anni di vita aziendale. Come è cresciuta l’azienda fino a diventare una delle società leader nel settore dei dissalatori per la nautica e come ha conquistato posizioni a livello internazionale?

La ricetta è basata essenzialmente su tre ingredienti più uno ma fondamentale: ricerca, innovazione, attenzione al cliente e… tanto lavoro. La ricerca ha consentito all’azienda di presentare prodotti sempre innovativi che poi abbiamo affinato negli anni con una ricerca quasi maniacale della perfezione. Questa caratteristica contraddistingue oggi il nostro brand. L’attenzione verso il cliente è stato un altro punto di forza del marchio.

Chi compra un dissalatore non compra solo un prodotto ma anche un servizio di cui necessiterà negli anni a venire per le manutenzioni, l’approvvigionamento di parti di ricambio e così via. La filosofia di Schenker si esprime nel seguire la clientela attraverso la massima efficienza, rapidità e cortesia. Il cliente che ordina un singolo filtro o chiede un consiglio per un impianto vecchio di 20 anni viene seguito con la stessa attenzione, velocità ed efficienza del cliente che trasmette un ordine per una macchina nuova. Ed infine lavoro, lavoro e ancora lavoro. Nulla viene dal nulla e solo il lavoro e la passione possono trasformare una piccola realtà in un’azienda leader nel proprio settore.

Il settore della nautica da diporto ha attraversato una delle più complesse crisi a livello storico. L’azienda come ha sopportato questi anni difficili e con quale ricetta ne è uscita rafforzata?

La crisi iniziata nel 2008, il cui andamento acuto si è attenuato solo da pochi anni, ha realmente messo a dura prova l’intero comparto nautico e la relativa filiera. Fortunatamente l’effetto nel settore degli accessori è stato meno pesante in quanto, pur in mancanza della domanda relativa alle nuove unità, il segmento del retrofitting ha continuato a funzionare anche se a regime ridotto. Va detto che la crisi provoca l’effetto positivo di stimolare la ricerca della massima efficienza come conseguenza della più aspra competizione. Quello che non ti uccide ti rinforza, si dice. Ebbene, per Schenker è stato proprio così. La crisi è stata superata e ci ha reso più forti.

Il mercato di Schenker Watermakers è orientato prevalentemente all’interno dei confini nazionali o l’esportazione rappresenta una larga fetta del fatturato aziendale?

L’esportazione rappresenta una fetta molto importante, pari attualmente a circa il 65% della produzione. Infatti Schenker esporta regolarmente in circa 30 Paesi, tra cui i più rappresentativi sono Stati Uniti, Francia, Germania, Inghilterra e Olanda. Ciò consente di essere meno legati alle fluttuazioni dei singoli mercati, nonché a migliorare ulteriormente prodotto e organizzazione avendo l’obbligo di confrontarsi con mercati molto severi ed esigenti.

Ci può indicare le percentuali in ordine di grandezza di impianti venduti per il mercato del nuovo, ovvero verso i cantieri, rispetto agli impianti venduti per il retrofitting?

I cantieri installano i dissalatori come accessoristica standard generalmente su barche di grandezza significativa. Il mercato rivolto ai cantieri è quindi tendenzialmente orientato a dissalatori di media-grande portata, da 150 a 500 litri/ora di produzione di acqua dolce. Al contrario il mercato del retrofitting è generalmente orientato verso macchine di piccola e media grandezza, da 30-100 litri/ora, per attrezzare imbarcazioni generalmente non dotate in origine di dissalatore.

Oltre all’attenzione verso gli aspetti tecnici e tecnologici, l’azienda negli ultimi anni ha profuso energie ed investimenti verso la progettazione di dissalatori che potessero conquistare il diportista e il cantiere anche dal punto di vista estetico. La linea ZEN ne è un esempio emblematico. Come è nata l’idea?

La linea ZEN è nata con un’idea precisa. Ingegnerizzare da zero un dissalatore senza usare componentistica commerciale per realizzare un prodotto efficiente, compatto, economico ed esteticamente gradevole. Infatti, fino ad oggi, i dissalatori sono sempre stati prodotti tendenzialmente “assemblati”, ovvero basati su costosi componenti commerciali montati tra loro, in modo più o meno raffinato, a seconda del metodo dell’azienda produttrice. Questo approccio allunga la catena dell’approvvigionamento a scapito del prezzo al cliente finale e della qualità del prodotto, in quanto i componenti sono “adattati” ma non progettati per lo scopo preciso.

Ebbene, con il dissalatore ZEN abbiamo totalmente invertito questa tendenza. Nella produzione di ZEN quasi tutto è ricavato all’interno della macchina con un uso veramente minimale di componentistica esterna. Il risultato è quello che ormai tutti conosciamo. Un dissalatore innovativo, non costoso, compatto e adatto a tutte le barche. Con un risultato estetico apprezzato da tutti. Perché per realizzare prodotti anche esteticamente gradevoli spesso l’impegno è superiore solo in termini di creatività e intelligenza, intesa come immaginazione di quelli che potrebbero essere i gusti del diportista.

Secondo Lei, qual è la ricetta per mantenere la posizione di leadership rispetto ad aziende concorrenti?

La ricetta è quella che ci ha trasmesso il successo della linea ZEN. Progettare cose nuove partendo sempre dalle esigenze reali del cliente, senza anteporre l’inclinazione alle sofisticazioni di noi esperti del settore. In altre parole, progettare partendo sempre dalla domanda: se io fossi l’utilizzatore finale, cosa mi aspetterei da un prodotto nuovo?

A suo parere il proliferare di saloni nautici, anche a livello internazionale, può avere riflessi positivi per un’azienda italiana della filiera?

Strumenti come Internet e i social hanno certamente modificato fortemente il modo di informarsi del cliente, nonché il metodo di comunicare delle aziende. In ogni caso il segmento della nautica è sostenuto, fortunatamente, da una forte passione che rende comunque essenziale il rapporto umano e il confronto diretto tra appassionati ed aziende. In quest’ottica credo che i saloni nautici rivestano un ruolo molto importante.

Ci sveli un suo desiderio per il futuro della sua azienda o comunque un nuovo obiettivo da raggiungere.

I desideri sono fondamentalmente due. Consolidare l’immagine e la reputazione dell’azienda continuando a rappresentare, nei prossimi anni, una realtà di riferimento nel nostro settore. Il secondo desiderio è più “intimo”. Continuare a cogliere nel sorriso dei dipendenti la stessa passione e lo stesso coinvolgimento che leggo oggi. Sono queste le sensazioni che veramente danno un senso alla vita e alla storia delle aziende.

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