Lo shipping e i suoi numeri: tra occupati e volumi d’affari ecco quanto “vale” il settore marittimo

Lo Shipping (e lo Yachting) sono due importanti settori di ogni economia avanzata. Attraverso alcuni numeri scopriamo meglio il mondo che ruota intorno all'industria marittima

28 Febbraio 2017 | di Daniele Motta
Una nave da crociera in costruzione a Fincantieri
Una nave da crociera in costruzione a Fincantieri

Un articolo interessante, pubblicato ieri su Informare, ci permette di capire numericamente quanto “vale” lo shipping sia in termini di occupati che di volumi d’affari.

Da quello che apprendiamo, nella Ue 640.000 persone lavorano direttamente nell’industria marittima e questo comparto contribuisce al Pil europeo per ben 57 miliardi di euro (dati del 2015). A stilare numeri e cifre l’European Community Shipowners’ Associations, che ha commissionato un apposito rapporto all’Oxford Economics.

Lo stesso rapporto precisa che, tenendo in considerazione l’indotto, in Europa i posti di lavoro che il settore marittimo offre salgono a 2.1 milioni ed il Pil raggiunge i 140 miliardi di euro.

Andando ad analizzare ogni singola voce, questo studio ci permette anche di capire in quali sotto-settori specifici è ripartita la forza lavoro.

Dei 640.000 mila occupati diretti, 347.000 sono impiegati nel trasporto merci, 191.000 nel trasporto passeggeri, 68.000 nell’Off-Shore e 7.000 nel noleggio e leasing. I marittimi imbarcati, che ammontano a 516.000 unità, rappresentano la maggioranza dei lavoratori del comparto.

Secondo Patrick Verhoeven, segretario generale dell’ECSA, anche se si tratta di una stima la percentuale dei marittimi dell’UE/SEE è abbastanza stabile. Questo, per il segretario generale dell’ECSA, rappresenta un segnale positivo, date le difficili condizioni di mercato in cui la maggior parte delle compagnie di navigazione europee si trovano ancora ad operare.

Dunque, un settore, quello marittimo, che nella sola Europa muove importanti capitali e un discreto numero di lavoratori con una produttività che non è seconda a nessuno, neppure a settori come il manifatturiero o il comparto sanitario.

Perché è importante?

Lo shipping, oltre ad essere sicuramente il settore trasportistico cardine dell’import-export e dei processi intermodali e logistici, è anche, per chi non lo sapesse, ricerca, innovazione, alta formazione e cultura.

E se allo Shipping si associa lo Yachting (in fondo il fratello “minore”, seppur non meno importante), il settore marittimo è anche intrattenimento, lusso, impresa, turismo, sport e molto altro.

Tuttavia, quando in un Paese manca la cultura marittima, soprattutto a livello politico, la strada può essere decisamente in salita. Infatti, il settore marittimo può essere business anche per gli Stati. Basti pensare a molti Paesi, più o meno con una certa tradizione marittima, che con il diporto e la navigazione commerciale fanno per l’appunto business.

L’esempio più lampante può essere facilmente ricercato nei registri navali. Questi ultimi con le loro varie politiche attraggono da sempre ogni sorta di armatore, spesso con bassi costi di registrazione, normative semplici e chiare e ogni altra sorta di agevolazione (non sempre solo fiscale) per attrarre quanti più operatori possibili (da qui il famoso flagging out).

Ma non è solo nelle registrazioni che si può creare prosperità nel comparto: naturalmente è anche importante la chiarezza e la semplicità normativa associata a delle politiche economiche che possano attrarre, oltre che l’utenza nazionale, anche quella estera. Se a tutto questo si associa una cultura meritocratica che possa valorizzare le tante eccellenze e le professionalità del comparto navale (anziché farle fuggire), è indubbio che si creerebbero le migliori condizioni per una “prosperità marittima” che andrebbe a vantaggio di tutti, sia delle stesse imprese che per lo Stato.

Dunque il settore marittimo è una risorsa dalle molte possibilità ma siamo certi che tutti ne siano veramente coscienti? Anche questa volta, l’ardua sentenza spetta solo al lettore.

Daniele Motta

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