Nautica da diporto, il futuro è nei servizi al turismo

Lo studio effettuato da Nauticzone: grandi opportunità dal settore charter che però paga un eccesso di frammentazione e abusivismo

6 marzo 2012 | di Redazione Liguria Nautica

Una fotografia delle potenzialità e delle criticità del settore della nautica da diporto, visto soprattutto dal lato dei servizi offerti a diportisti e naviganti. È quello che emerge dallo studio effettuato da Nauticzone, gruppo di sviluppo dell’incubatore di Area Science Park, Innovation Factory, che ha aggregato e incrociato i dati di diverse fonti ufficiali, disegnando uno scenario utile per la promozione e lo sviluppo del comparto.

 

Secondo un’indagine della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (CNA), svolta su un campione di più di 200 imprese della filiera nautica, soltanto l’8,5% prevede di tornare ai livelli di redditività del periodo pre-crisi (antecedente il 2008) nei prossimi 3-5 anni. Il 73%, invece, è pessimista: non crede di poter raggiungere in tempi brevi i brillanti risultati ottenuti prima del 2008. C’è da dire comunque che il 43% del campione dichiara di non aver subito significativi cali di fatturato negli ultimi 4 anni, grazie alla qualità del prodotto Made in Italy e alla capacità delle aziende di adeguarsi ai cambiamenti in atto.

 

L’Italia risulta essere il quarto paese europeo, per numero di unità da diporto ma il numero di posti barca presenti nel nostro paese è insufficiente e molto inferiore rispetto a paesi come Francia, Spagna e Turchia, che hanno a disposizione un posto barca ogni due unità. La carenza di infrastrutture sommata ad elevati canoni di concessione demaniale fa inevitabilmente aumentare il costo medio annuale degli ormeggi, che sono in tal modo molto più onerosi rispetto a paesi come Croazia e Turchia, dove le tariffe risultano essere dimezzate rispetto alle regioni italiane del centro-nord.

 

 

«Se da un lato l’Italia può vantare coste meravigliose e marina ben attrezzati che possono giustificare dei prezzi maggiori – spiega Marco Vascotto, analista di Nauticzone – una differenza così grande rischia, in ogni caso, di avere conseguenze sulle scelte sia dei diportisti che dei turisti italiani e stranieri».

 

Una serie di rilevazioni interessanti emerge dal settore del charter nautico, ovvero da noleggio e locazione di barche a vela e a motore dove persiste una fascia di mercato cosiddetto abusivo a scapito degli operatori regolari, già condizionati da un calo di introiti del 36%.

 

Secondo Ucina, il numero di aziende ufficialmente specializzate in charter sono 570, concentrate in Lazio (20%), Liguria, Toscana, Sardegna, Puglia e Sicilia, con numeri inferiori in Adriatico anche a causa della forte concorrenza croata. Frammentarietà, mancanza di una rete tra gli operatori, carenza di infrastrutture ed eccesso di burocrazia sono le principali criticità. Da un’indagine dell’Osservatorio Nautico Nazionale condotta tra le aziende di charter, i dati principali emersi sono i seguenti: secondo quanto dichiarato dagli intervistati, più della metà delle aziende ha un fatturato inferiore a 50.000 €; il numero di addetti è circa 4,4 persone, di cui 1,4 “stagionali”; soltanto 3 aziende su 10 dichiarano di avere un impiegato amministrativo. Significativo il fatto che ogni azienda utilizza per il charter 3,2 imbarcazioni e il 44% di queste sono ricevute in gestione temporanea. Si evince da ciò che ogni azienda è in possesso di nemmeno due unità, a conferma della polverizzazione del settore da cui consegue una concreta difficoltà ad effettuare un censimento.

 

Emerge dunque che un sostegno al comparto del charter potrebbe avere un effetto traino su tutta l’economia che gira attorno alla nautica, oltre a ricadute positive sul turismo, in considerazione del fatto che un’imbarcazione impiegata per il charter viene mediamente utilizzata molto di più durante l’anno rispetto alla barca di un privato, con ricadute molto positive su tutti i servizi e attività commerciali che gravitano attorno ai marina.
Dall’analisi condotta emergono possibili risvolti positivi in termini occupazionali ed il fatto che, essendo i tre quarti delle imbarcazioni charterizzate a propulsione velica, lo sviluppo del settore potrebbe rappresentare un volano per la ripresa del mercato interno relativo alla produzione di barche a vela, colpito negli ultimi anni dalla crisi.

 

«La nautica, spesso considerata un lusso per pochi – sottolinea Nauticzone – può essere alla portata di tutti gli amanti del mare, soprattutto attraverso il charter, senza dubbio una soluzione molto allettante per turisti italiani e stranieri che desiderino fare una vacanza diversa, senza doversi preoccupare dei costi di gestione di un’ imbarcazione. Sarebbe utile offrire servizi in cui al noleggio di una barca si affianchi la proposta di un volo verso il porto di partenza o altre soluzioni utili al turista che in questo modo venga agevolato nella fase di prenotazione ed acquisto e nel contempo vengano adeguate le norme relative agli operatori del settore».

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