Nautica in Italia: siamo all’alba di una ripresa?

Gli ultimi dati parlano di un settore in costante ripresa dopo anni di default anche grazie alla ritrovata sensibilità del Governo. Bene l'Iva al 10% e il Nuovo Codice dalla Nautica. Ma dove sono le riforme strutturali?

16 Settembre 2015 | di Redazione Liguria Nautica

A quindici giorni dall’inaugurazione della 55esima edizione del Salone Nautico, in programma a Genova dal 30 Settembre al 5 Ottobre, la domanda che aleggia nell’aria e che indubbiamente dominerà tutti i dibattiti e gli eventi della kermesse nautica è la seguente: la nautica in Italia è davvero in netta ripresa come i dati dall’inizio del 2015 iniziano a suggerire ? Noi abbiamo tentato di dare una risposta qualche settimana fa. Ma proviamo a dare un’interpretazione più ampia anche alla luce di un articolo del Sole 24 che parla di una netta inversione di tendenza con una nautica che vede la ripresa dopo almeno dieci anni di buio assoluto. In questo trend positivo, sempre secondo il quotidiano, un ruolo di primo piano spetterebbe al Governo che rispetto agli anni passati avrebbe cambiato radicalmente l’approccio alla questione.

Senza dubbio la ritrovata sensibilità della politica nei confronti della nautica ha portato a due provvedimenti di grande importanza. In primo luogo la normativa sui Marina Resort con l’Iva al 10% che ha equiparato i porti turistici alle strutture ricettive con un incremento notevole nel settore della nautica da diporto e in prospettiva, secondo stime Ucina, un gettito di 170 milioni l’anno a beneficio dello Stato. Una prospettiva senza dubbio positiva anche se non mancano anche alcune criticità al riguardo come quelle espresse a Liguria Nautica dal direttore del Marina di Varazze Giorgio Casareto che in una nostra intervista lamentava il fatto di come il provvedimento riguardasse solo una minima parte dell’offerta diportistica ovvero solo quella relativa ai soli posti barca in transito.

In secondo luogo, ma assolutamente non meno importante, è l’arrivo del nuovo Codice della Nautica volto a innovare il precedente codice del 2005 e orientato a spazzare via quell’enorme mole burocratica che pesa come un macigno per gli operatori del settore. Una su tutte l’abolizione della tassa sull’ancoraggio introdotta dal governo Monti che, sempre secondo i calcoli dell’Ucina, avrebbe allontanato dai porti italiani ben 39.000 barche e 800 milioni di euro. In poche parole un suicidio.

Ma a proposito di porti è proprio su questo argomento che il Governo mostra il fianco. Che fine ha fatto infatti la famigerata riforma strutturale della logistica e della portualità? All’inizio dell’anno sembrava tutto pronto ma la dimissioni di Lupi avevano mandato in ghiaccio un progetto che ancora non era chiaro nemmeno per gli stessi promotori: privatizzare le Autorità Portuali? Portare il numero delle Authority da 24 a 16 con relativi accorpamenti? Creare un’unica Agenzia Nazionale? Secondo le indicazioni del Ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Graziano Del Rio, che ha ripreso l’iniziativa, la Riforma dovrebbe prevedere una riduzione da 24 a 14 delle autorità portuali sotto la direzione di un’agenzia generale unica per i porti e la logistica. In più si parla di una consistente riduzione del numero dei membri dei Comitati di gestione che passeranno da 340 a 70. Questo e poco più. Che ne sarà per esempio di quel reticolo diffuso fatto di piccoli porti e marine turistiche, spina dorsale del sistema nautico italiano? Farà parte del progetto o verrà abbandonata a se stessa? Visti i precedenti staremo a vedere. Quello che appare evidente è che aldilà di singoli provvedimenti, certamente molto rilevanti come dicono i numeri, manca ancora una visione generale di respiro strutturale come la balbuziente vicenda della riforma dei porti e della logistica sta ancora largamente a dimostrare. Ed è chiaro che senza una base organizzativa e infrastrutturale solida i vantaggi a breve termine sono destinati a non portare alcun risultato positivo nel lungo periodo.

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