Nautica italiana: vizi e problemi di casa nostra

Un'analisi tagliente e fuori dal coro sullo stato della nautica italiana: è veramente tutta colpa della crisi o i vecchi vizietti italici hanno la loro parte?

6 Agosto 2015 | di Redazione Liguria Nautica

Una disamina certamente di fronda, fuori dal coro, ma altrettanto reale e costante nel comparto nautica. Parliamo sì della crisi, certamente presente, concreta e tangibile nel cluster, ma anche di ulteriori elementi critici che vanno ad aggiungersi a radicate politiche e modus operandi tipicamente nostrani.
In questo articolo o, meglio, riflessione a voce alta, si è ben pensato allora di dar voce (e luce) anche ad altre problematiche del nostro amato settore, che seppur raramente prese in considerazione o addirittura confessate, rappresentano senz’altro uno dei motivi per cui, anche qualitativamente, il settore nautica e determinati operatori, di fatto, non vedono una grande crescita delle proprie attività e performance, anche da parecchi anni (anche pre – crisi).
Uno di questi elementi è certamente rappresentato e connesso alle politiche afferenti la gestione e la valorizzazione del c.d. capitale umano.
Primo problema sono le politiche e requisiti di assunzione in certe realtà della nautica , che definire anti giovani e anti crescita sarebbe dir poco; offerte del genere recitano spesso, e ad esempio: “Ricerchiamo giovane tecnico, con età inferiore ai 30 anni, laureato e con 5 anni di esperienza per noto ente di classifica” oppure del tipo: “Azienda del comparto ricerca neo diplomato, ad indirizzo nautico o meccanico, con competenza in saldatura e carpenteria a bordo nave”.
Nulla di strano se per un momento non si riflettesse nel merito di quanto richiesto. E’ palese riconoscere che seppur spesso si ricerchino profili under 30, fatto di per sé anche positivo, né si richieda però contemporaneamente, e di fatto, anche la maturità professionale, cosa francamente irraggiungibile, anche solo da soddisfare, per un neo laureato o diplomato proveniente da una formazione, spesso molto teorica, come quella relativa al nostro sistema formativo.
La verità inconfessabile è invece un’altra: la pretesa del prodotto finito, competente e prontamente impiegabile, da adibire subito a ruoli e responsabilità ad alto contenuto professionale e a costo zero.
Nulla di più utopico, e forse anche da analisi neuropsichiatrica, poteva essere concepito e portato avanti, in un settore dove seppur sia sacrosanta la formazione scolastica, lo è altrettanto ed imprescindibilmente, anche il fattore crescita, step by step, che sia del tecnico, dell’operatore, operaio o manager del caso.
E’ chiaro che senza un serio cambio, anche culturale oltre che “politico”, proiettato alla creazione di un vivaio giovanile, fatto di formazione e stage on job, presto ci si ritroverà (e già sta accadendo) senza Comandanti, Ufficiali, Surveyor, Superintendent, Carpentieri, Maestri d’Ascia, Saldatori e chi più ne ha più ne metta.
Se questo è un primo grande problema, il secondo è certamente più antico ma anche e forse masochistico. Si vedono, ma questo non è il segreto di pulcinella, lo sanno in molti, figli di comandanti impiegati in compagnia, magari neo diplomato e di 18-19 anni, presso gli uffici purchase o tecnico a girovagare tutto il giorno, oppure allieve ufficiali imbarcate su di una petroliera, a 2000,00 Euro netti al mese, a fare fotografie e a passeggiare 4 mesi per la coperta…
Peccato che quando le commesse magari calano o i noli diventano irrisori, ci si possa magari chiedere di come ottimizzare i famigerati costi-benefici, magari mandando a casa qualcuno.
Un vero peccato se si pensa alle singolarità di certi giovani, e non solo, pieni di potenzialità e numeri che se valorizzati potrebbero non solo dare valore aggiunto ma anche e magari la buona ventata di freschezza tipica di chi ha buone idee e voglia di fare. Ma attenzione! Se è pur vero questo bisogna anche essere onesti e riconoscere che tanti giovani prima che dimostrare quel che sanno fare, richiedono come prima cosa l’importo al netto dello stipendio, cosa non molto costruttiva per chi forse ha molto da imparare…
I tempi mutano ma molte cose non sono cambiate di molto. Forse ebbe ragione il grande Montanelli nel dire: “Per l’Italia non vedo un futuro, per gli Italiani ne vedo uno brillante”.
Sara sempre così? Speriamo proprio di no. Nel frattempo meglio sicuramente prendere un aereo ed andare in contesti più meritocratici e stimolanti che sanno apprezzare e valorizzare estro e competenza, tipici di noi italiani.

Daniele Motta
Perito e Consulente Navale

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