Ormeggio gratuito per megayacht a Oneglia, boom di commenti autorevoli e approfonditi! Complimenti a voi!

A Oneglia i megayacht hanno diritto a 7 giorni di ormeggio gratuito in Calata Cuneo, presso la banchina Aicardi. Il fatto riportato da molti quotidiani tra cui Liguria Nautica, ha suscitato una vivida discussione: ecco tre commenti autorevoli all’articolo che abbiamo pubblicato

26 Luglio 2012 | di Redazione Liguria Nautica

Il pezzo che abbiamo pubblicato relativamente al fatto che a Oneglia, presso la banchina Aicardi di Calata Cuneo, i megayacht ormeggino gratuitamente per i primi 7 giorni non solo ha creato una sana discussione (dai toni sempre molto cordiali, per questo vi ringraziamo), ma ha risvegliato anche il romanziere che c’è in voi, cari lettori! Abbiamo ricevuto numerosi commenti, tra cui alcuni “poemi” che pubblichiamo in toto, poiché ben scritti e espressione di un punto di vista critico, informato sui fatti e autorevole. E voi, continuate a farci sapere cosa ne pensate!

 

L’OPINIONE DI LUIGI VIALE: “Buongiorno, ho appena finito di leggere l’ articolo pubblicato e il primo commento allo stesso (sul fatto che i ricchi siano sempre più ricchi, ndr). Premetto, che sono un operatore del settore basato a Imperia, nonchè agente marittimo dei 2 Yacht citati nell’ articolo (Radiant e Rising Sun) e di altri che hanno attraccato nell’ anno passato. Fatta questa premessa, considero Internet un mezzo di comunicazione straordinario, ma solo se usato in maniera corretta. Le informazioni devono essere complete e non, come succede ormai abitualmente parziali al solo scopo di fare notizia. Nel caso specifico è si vero che attualmente Yacht di dimensioni superiori ai 85 Mtr hanno la possibilità previa domanda ed autorizzazione della competente Capitaneria di ormeggiare sulla Banchina Commerciale Aicardi per un periodo che è stato fissato in massimo 7 giorni, ma nello stesso tempo nessuna delle imbarcazioni che hanno attraccato a Imperia è mai venuta invogliata dal fatto che la banchina fosse ad “uso gratuito”. Bensì ci troviamo di fronte ad un problema tutto diverso e molto italiano, posso assicurare che tutte le unità che hanno fatto scalo sarebbero state più che contente, ed hanno ripetutamente chiesto di pagare il dovuto per la loro sosta ad Imperia; il vero problema sta nel fatto che nessuno sa o vuole trovare una soluzione a questo problema e a quello della limitazione del numero di giorni di permanenza. Le imbarcazioni di 90 metri e più sono sempre più numerose e i posti barca disponibili veramente pochi, da Antibes a Genova si contano sulle dita di una mano. Ne consegue che queste “navi” hanno sempre più disperatamente bisogno di trovare accosti disponibili e sicuri. Il porto di Oneglia e la banchina Aicardi sono sicuramente per posizione geografica e dimensioni della banchina perfetti. I traffici commerciali, ahimè, grazie alla miopia di tutta una città e di un’ intera classe politica e non ultimo delle modificate esigenze commerciali sono ormai calati vistosamente, poter ospitare degli yacht del genere in momenti in cui la banchina sarebbe una landa deserta penso che possa essere per tutti un gran risultato. Vorrei ricordare che uno yacht come il Radiant ospita a bordo, di solo equipaggio, circa 50 Persone che finito l’ orario di lavoro si riversano in città affollando negozi, bar e altre attività commerciali.Yachts del genere hanno poi tutta una serie di necessità durante le loro soste, basterebbe chiedere a qualche commerciante di Carni, Frutta e Verdura, bibite o carpentieri, fabbri, elettricisti… etc…etc… quanto sono graditi questi arrivi. E’ stato verificato che una sosta di una 20ina di giorni porta alla Comunità un introito di centinaia di migliaia di Euro. Imperia in questo periodo sta vivendo come molte altre realtà nel territorio italiano un momento difficile aggravato dalla poco chiara situazione del nuovo Porto, queste occasioni non bisognerebbe farsele sfuggire. Ci sono cittadine nella vicina Francia che fanno a gara per poter ospitare Yacht di queste dimensioni e importanza consapevoli del ritorno che possono portare a tutta la comunità. Ricordo ancora 4 anni fa un comandante di uno yacht ormeggiato ad Imperia che profetizzava, diventerete la nuova Antibes, bene sono passati gli anni e comandanti che hanno fatto questo commento si sono moltiplicati mentre le cose da noi sono rimaste completamente ferme. Se andate ad Antibes… vi renderete conto come stiano correndo per staccarci nuovamente e definitivamente.
Cordiali saluti”.

 

L’OPINIONE DI FERDINANDO GIORDANO

L’argomento mi tocca da vicino ed è per me troppo ghiotto per non affrontarlo seriamente, peccato che lo leggeranno solo 6 persone e basta. Non posso che condividere in toto, l’analisi fatta dal collega Sig. Luigi Viale. Lo stato dell’arte è quello descritto e l’esperienza vissuta come professionista in Costa Azzurra e nel resto del mondo lo conferma. Ora, il ns. Paese, spesso più per disinformazione che per cultura, associa lo Yachting ad una serie di personaggi, armatori, come evasori fiscali, banditi dell’ultima ora, se non sfruttatori. E’ un quadro questo non solo disarmante nella frettolosa analisi, ma soprattutto inesatto, frutto di una propaganda orientata alla “caccia all’armatore” senza sapere che ci sono furbi ed onesti come in tutte le cose. Purtroppo, si passa solo l’informazione che si vuole fare arrivare alla massa, la quale dovrebbe sapere che, quando uno yacht arriva in un porto, sono sempre soldi che entrano in quella realtà economica. Oltremodo, è opportuno informare l’opinione pubblica che la nautica ha, tra aziende dirette ed indotto, una popolazione di 120.000 ottimi professionisti che vanno dai progettisti, resinatori, falegnami, idraulici, elettricisti, meccanici, tecnici elettronici, tappezzieri e molto altro ancora, che tutti c’invidiano. Tutta gente che vive tra noi, come noi. Pertanto, dare addosso alla nautica, soprattutto quando noi italiani siamo stati e siamo tutt’ora i migliori nel settore a livello mondiale è un vero delitto, sotto ogni aspetto. La risposta sono le migliaia di imbarcazioni che, per via dello spauracchio innescato, hanno lasciato le ns. coste a favore di quelle francesi e croate, sottraendo lavoro e mettendo in condizione i cantieri italiani di essere comprati da cinesi, che sperano di porta via col tempo il meglio della nautica mondiale con 4 soldi. Risultato oggi la nautica italiana è ridotta all’osso e senza speranze. Invece, noi che abbiamo il mare più bello e le maggiori risorse artistiche e culturali del mondo lo stiamo uccidendo giorno dopo giorno, pur sapendo che il turismo sia nautico che non, sono un peso rilevantissimo ai fini del ns. Pil. Quindi, il turismo di massa e quello nautico, dovrebbero essere una risorsa (inesauribile) a cui attingere professionalità e nuovi posti di lavoro, anziché deprimerlo senza competenze specifiche e legiferando insensatamente per sostenere di avere fatto qualcosa….di popolare!? I danni fatti dai governanti in questo senso è stato enorme e l’informazione incorretta dei media ha commentato il tutto senza conoscere lo scenario reale. Lo stesso concetto, vale anche per la politica attuale, che ci vede ancora con una dx ed una sx che, nonostante il paese stia VISIBILMENTE AFFONDANDO, sono ancora li a discutere di ciò che è di dx e di sx. Ciò, senza comprendere che siamo tutti “sulla stessa barca” e sarebbe ora che lo capissero, sennò dopo averci messo in queste condizioni, non ci sarà più alcuna speranza per loro in un futuro politico. Ci vuole BUON SENSO E SENSO DI RESPONSABILITA’, come in tutte le cose e malgrado tutto e tutti, l’Italia che, ribadisco ancora una volta, è il paese più bello al mondo, sopravvivrà, così spero anche la MEMORIA DEGLI ITALIANI.
Buona giornata”.

 

L’OPINIONE DI PAOLO ANGELINI

Leggere i commenti che l’articolo su Mega Yacht ed ormeggi ha suscitato, induce a sentimenti antitetici quanto evidenti, specie per chi come me si occupa professionalmente di comunicazione e sviluppo del territorio ed in più è un amante del mare e della nautica. Il primo, negativo, dato dal pressapochismo miope fatto di piccoli e grandi interessi, di luoghi comuni dettati dall’invidia e dalla poca conoscenza (uso un’eufemismo) dei temi trattati. Questo purtroppo vale per tanti amministratori e politici (discorso trito e ritrito ma, aimè sempre valido), così come per i praticanti del “mugugno”, apparentemente meno colpevoli, ma specchio di chi poi alla fine ci governa. L’altro positivo, poichè vedere che ci sono ancora professionisti dotati di buon senso è una grande speranza per il futuro. Come sostenuto da alcuni commentatori attenti e preparati, i costi, gli investimenti ed anche gli incentivi sono positivi solo se parametrati al loro ritorno, dunque ben venga un investimento costoso o impopolare se foriero di maggiori vantaggi per la comunità ed al contrario lungi da azioni apparentemente convenienti e rigorose che fanno danno. Il problema, ancorchè demagogico, che identifica spesso l’utente nautico come una sorta di delinquente parte da lontano e soprattutto dal basso. Il problema dei transiti, dai piccoli natanti alle mega imbarcazioni è simile: incentivare l’accesso per i diportisti in transito, proporzionalmente a dimensioni, strutture ed esigenze, sarebbe il primo passo, propedeutico all’integrazione dei porti con il territorio di appartenenza, lo sviluppo di quei servizi che sono linfa vitale per la comunità che quel territorio vive. Uno stimolo per rendere i paesi e le città di mare accoglienti e promuovere attività di basso impatto ambientale e buona redditività. Specie nelle congiunture sfavorevoli è necessario un approccio sistemico e coordinato. In regioni come il Tirolo, dove il mare non c’è, ma la sola attrattiva è quella naturalistica e storico culturale, si è fatto sistema in illo tempore ed oggi, in piena crisi, si tengono le posizioni, a colpi di incentivi fatti di servizi ed agevolazioni per i turisti. E’ fondamentale comprendere come un buon equilibrio di tariffe e servizi sia fondamentale, ma soprattutto come, sempre fatte le dovute proporzioni, siano proprio i servizi il plus che produce fidelizzazione nell’utente. Se poi si smettesse di trattare la nautica come un coacervo di faccendieri disonesti da parte dello stato (chiaro che anche qui ci sono) e da limoni da spremere da parte da parte di molti operatori di settore, si potrebbe veramente iniziare un percorso virtuoso che molte nazioni molto meno vocate della nostra hanno intrapreso con successo e lungimiranza”.

 

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