Ormeggio mon amour: la bestia nera dei diportisti

A tutti è capitata almeno una volta la figuraccia all'ormeggio: tra cime, vento ed effetto evolutivo dell'elica, è l'incubo del neo patentato.

20 giugno 2012 | di Redazione Liguria Nautica

Ormeggio: mai parola fu tanto dolorosa. Venga avanti colui che mai nella sua vita da “marinaio” si è trovato  nella spiacevole situazione di impantanarsi tra cime e barche vicine, o di dare botte in banchina mentre ormeggia il proprio mezzo, sia esso a vela o a motore. Chi frequenta i porti abitualmente, soprattutto d’estate, è abituato a vederne di tutti i colori, ma per non trasformare la vostra manovra d’ormeggio in un’esperienza tragicomica basta prestare attenzione ad alcuni particolari e tutto andrà per il meglio.

 

PREPARARE LA MANOVRA – Il primo ingrediente per la riuscita dell’ormeggio è la preparazione della manovra, dove per quest’espressione si intende il predisporre tutto ciò che serve per ormeggiare: parabordi, cime di prua o poppa a seconda dei casi, mezzomarinaio, ancora a prua se pensiamo che in banchina non ci sarà il corpomorto. Tutte queste cose devono essere preparate prima dell’inizio della manovra e non all’ultimo istante, quando per esempio ci accorgiamo che stiamo per andare a sbattere sulla barca vicina e mancano i parabordi, oppure non abbiamo a portata di mano le cime di poppa da passare in banchina. In questi casi la figuraccia è assicurata e la scena sarà di questo tipo: il vento abbatte la prua, la barca da ferma manovra male e bene che vada ci becchiamo una cima nell’elica per rimediare all’ultimo istante a queste distrazioni. La preparazione prima di tutto.

 

CONOSCERE LA BARCA – Conoscere le reazioni della propria barca è un altro fattore decisivo. Non tutte le barche hanno la stessa capacità di manovra e, soprattutto per quelle a vela, muoversi in spazi ristretti può diventare molto complesso. L’esempio più comune è quello della marcia indietro: non in tutte le barche entra immediatamente ma può essere necessario qualche secondo prima che l’elica inizi a essere efficace. A proposito di elica: la vostra è destrorsa o sinistrorsa? Conoscere l’effetto evolutivo dell’elica della propria barca è molto importante per capire da quale parte la barca tende a muoversi naturalmente, soprattutto negli istanti immediatamente successivi all’ingresso della marcia. La capacità di manovra in spazi ristretti dipende poi dalla profondità del timone e dal suo posizionamento, e anche qui da barca a barca ci possono essere delle differenze. Conoscere il comportamento della barca sotto questi aspetti può essere molto importante per riuscire a chiudere una manovra in tempo e prendere la giusta acqua prevedendo le reazioni più o meno veloci dell’elica.

 

IL VENTO – Il vento è senza alcun dubbio il peggior nemico di un buon ormeggio. Per le barche a vela, ma anche per quelle a motore, ormeggiare con vento forte, magari laterale, è un’impresa sempre complessa. In linea di principio, dopo avere individuato la direzione del vento, bisogna stare attenti a esporvi la minore superficie possibile del vostro scafo, tenendosi più che si può con la prua o la poppa nella sua direzione nelle fasi di approccio all’ormeggio. Se per esempio il vostro posto in banchina è con il vento al traverso la manovra ideale sarebbe questa: procedere prua al vento con la marcia avanti piuttosto allegra fino a posizionarsi sopravvento rispetto alla destinazione; a questo punto ingranate energicamente la retromarcia e non appena la barca inizia a indietreggiare, sempre con prua al vento, girate la poppa solo quando siete all’altezza del vostro posto o poco prima, in maniera tale da offrire il fianco per il minor tempo possibile. Ricordatevi che in caso di vento forte la barca deve restare sempre veloce, più lenta è più scarroccia.

 

TIPOLOGIE DI ORMEGGIO – Esistono svariati tipi di ormeggio: di poppa, di prua, con o senza ancora, all’inglese  e via dicendo.  Ci limitiamo a esaminarne due, di poppa con ancora e all’inglese, perchè presentano dei particolari tecnici interessanti.

Nell’ormeggio di poppa con ancora la cosa fondamentale da fare è calcolare correttamente il punto in cui dare fondo da prua. Se la vostra barca è per esempio lunga 10 metri dovrete dare fondo non meno di 20-25 metri prima dell’ormeggio, in maniera tale da essere certi della tenuta dell’ancora. Un ancora calata troppo vicino, che non ha a disposizione quei metri fisiologici che perde in fase di assestamento, può facilmente “spedare” procurando spiacevoli conseguenze. In presenza di vento di prua o risacca la distanza deve essere aumentata ancora di qualche metro. Nel momento in cui filate l’ancora accertatevi però, soprattutto nel caso in cui siate in un affollato porto estivo, che nel punto prescelto non ci sia già un groviglio di catene e cavi, facile a dirsi se sei in un posto con acqua pulita.

 

Chiudiamo infine con l’ormeggio all’ inglese, che abbiamo scelto non tanto per la sua complessità quanto per capire come viene influenzato dall’effetto evolutivo dell’elica. In situazione di vento debole o assente sarà possibile ormeggiare all’inglese sfruttando il solo effetto evolutivo. Provate così: se la vostra elica è destrorsa, posizionatevi all’altezza del vostro posto con il fianco sinistro della barca e iniziate a dare dei colpetti di marcia indietro alternati alla folle. Vedrete che lentamente la barca si sposterà lateralmente indietreggiando di pochissimo e vi poserete morbidamente con il fianco in banchina. Dimenticavo: se mentre fate questa manovra fumate la pipa e tenete con due dita il timone non appena a terra potrete dire: belin che stile!

 

Mauro Giuffrè

 

(foto http://un-conventionalmom.blogspot.it)

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1 commento

  1. Roberto Carboni ha detto:

    Dopo un inverno in nbanchina nel porticciolo di fertilia mi sono trovato bloccato con il bulbo, del mio 39 piedi a vela ,infilato nelle alghe tanto che per smuoverle ho dovuto fare diverse immersioni con le bombole ed il rastrello riuscendo a liberarmi solo dopo tre giorni!!

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