Aspettando la Ostar 2017, l’intervista a Michele Zambelli, skipper di Tenace.

Giovane velista romagnolo e promessa della vela oceanica, Michele Zambelli ci racconta la sua preparazione alla Ostar 2017, alla prima regata transoceanica in solitario passando per i mari del Nord , e i suoi progetti per il futuro.

8 Febbraio 2017 | di Redazione Liguria Nautica
Michele Zambelli con Illumia durante la Mini Transat

“I punti essenziali del regolamento erano compresi in poche parole. Luogo di partenza: Plymouth(Inghilterra). Luogo di arrivo: Newport (Usa)”. Così scriveva Eric Tabarly nel suo libro Vittoria in solitario dove raccontava la sua prima partecipazione e la straordinaria vittoria alla Ostar del 1962.

Sulla linea di partenza della Ostar 2017, prevista per il 29 maggio, ci sarà anche Michele Zambelli, giovane velista romagnolo e promessa della vela oceanica. Al ritorno in Oceano  dopo la Transat 650, Michele ci parla di come si stanno preparando lui e la barca, il Class 950 Tenace, delle sue sensazioni e di cosa verrà dopo questa regata.

LN–Michele, mancano circa 4 mesi al 29 maggio, quando partirà la Ostar 2017, ti senti pronto?

M.Z.–Io mi sento pronto, come skipper, anche se ci sarà ancora molto da lavorare. Ho fatto 5 transoceaniche in vita mia, ma questa sarà la prima nei mari del Nord. Un nuovo campo di regata, con tanto da studiare e da controllare fino all’ultimo, soprattutto riguardo la meteorologia, completamente diversa rispetto a quella di chi naviga con gli Alisei, come ho fatto nelle precedenti traversate. Io comunque mi sento pronto  e non vedo l’ora di partire!

LN–E Tenace, la barca, come la senti?

M.Z.Anche la barca è pronta, ma sono sicuro che fino alla fine ci sarà da lavorare e ottimizzare. Ovviamente nelle nostre barche sono in continua elaborazione e sviluppo. Al momento (mentre siamo al telefono n.d.r.) sono a Cagliari che lavoro sulla barca.  Oltre alle vele, che stiamo costruendo noi e alle regolazione sull’albero, c’è lo sviluppo, ad esempio, dell’elettricità a bordo. Queste imbarcazioni sono macchine fatte per attraversare l’Oceano ed essendo molto complesse, hanno bisogno di grande studio e lavoro. Io poi lo trovo molto stimolante e divertente.

LN –Oltre a saper portare la barca, ti occupi anche di gestirla a 360°…

M.Z.Sai, a 26 anni, non potendo avere un team di professionisti, devo essere in grado di seguire tutte le fasi. Per questioni di budget ti ritrovi obbligato ad occupartene, e c’è sicuramente soddisfazione nel farlo, ma anche tanta fatica.

LN–Quella alla quale parteciperai non è una semplice regata, ma anche una sfida con la resistenza del corpo e della mente: stai seguendo un allenamento specifico, fisico e/o mentale?

M.Z.Dopo un inverno in cui la priorità era mettere a posto la barca, da qualche settimana ho iniziato gli esercizi fisici, preparandomi ad una regata molto fredda, dura e… bagnata. Per quel che riguarda la preparazione psicologica, io la mia prima traversata l’ho fatta molto presto, a 19 anni. Non penso di aver bisogno di un qualche allenamento particolare, stare in mare a me piace. Molti miei colleghi, che lo fanno di lavoro, la vivono come qualcosa di pesante, uno stress . La regata è sofferenza solo per chi non è portato e chi non è portato deve rimanere a casa.

LN– Ci sono 3 diverse rotte possibili per arrivare a Newport. Hai già in mente, meteo permettendo, quale seguire?

M.Z.–No, e non la avrò, se non prima poco prima di partire. Non si può avere mesi prima in quanto ci sono troppe incognite e variabili da valutare sul momento. Ogni anno cambia la situazione, quindi guarderò il meteo fino all’ultimo momento e, anche in funzione alla barca, sceglierò il percorso.

LN– C’è qualcosa che temi particolarmente, tra le numerose difficoltà a cui andrai incontro?

M.Z.–Non è tanto una paura, quanto più un po’ d’ansia: per noi questa è una sfida grossa anche perché Tenace è molto larga, progettata più per le andature portanti. Vogliamo riuscire a navigare bene anche in andature più strette, come quelle che probabilmente dovremo seguire durante questa traversata.

LN– Dopo tanti anni di Mini 650, la tua prima partecipazione alla Ostar. Cosa ti aspetti da questa regata?

M.Z.–Sicuramente un bel risultato. La Ostar è una regata affascinante e unica, e non solo perché è stata la prima transoceanica mai disputata, ma anche per la possibilità che ha chiunque di parteciparvi, anche con un budget contenuto. E’ davvero una regata speciale. E poi riuscirò a realizzare un sogno, quello di Alessandro(Alessandro Bruno, costruttore di Tenace, velista e amico di Michele, mancato in seguito ad un incidente sugli sci nel 2013 n.d.r.) ed il nostro: navigare con questa splendida barca oltre l’Oceano, vedere una terra uscire dall’orizzonte, l’America.

LN – Tra gli altri velisti che dovrai affrontare, c’è anche Andrea Mura, primo arrivato in reale alla Ostar 2013 con “Vento di Sardegna”.  Una difficoltà in più o uno stimolo a fare ancora meglio?

M.Z.–Noi facciamo la regata per vincere con i tempi compensati e non in reale. Tenace è 9.50 metri, mentre Andrea farà un’altra regata, forte di una barca da regata di 50 piedi(15.24 m) e per questo sarà un avversario come gli altri. Non sarà importante guardare l’arrivo reale, quanto il rating con i tempi compensati, noi potremmo arrivare anche giorni dopo e vincere. Nel 2013 vinse un vecchio Beneteau 36, e qui sta una delle figate della Ostar: in un momento di crisi come questo, qualsiasi armatore con la propria barca può partecipare e anche vincere!

LN – Dopo la Ostar cosa ci sarà?

M.Z.–Sicuramente la Ostar non sarà la fine della mia carriera, voglio continuare a fare questo lavoro da grande, anche se non sarà semplice farlo. Ovviamente il mio obiettivo è continuare a crescere a arrivare alla Route du  Rhum, e poi, la mia vera ambizione, la Solitaire du Figarò.

Un ragazzo giovane, con un grande talento e una passione sconfinata per il mare e la vela oceanica. Non possiamo far altro che augurargli buona fortuna per tutti i suoi progetti.

Gregorio Ferrari

Di seguito un rimando all’articolo sul varo di Tenace:

Varato Tenace, il Class 9.50 autocostruito di Alessandro Bruno

 

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1 commento

  1. Paolo ha detto:

    Bravi che alemeno in fondo avete messo il link del Tenace che fu costruito a Alessandro Bruno. Lo conobbi mentre lo costruiva in un capannone a Pontedecimo. 3 anni di lavoro solitario, matto e … tenacissimo. Mi sarebbe piaciuto che in quest’intervista (altrove l’avrà fatto) Zambelli ricordasse il papà del Tenace. Mi fa stringe il cuore pensare che la sua barca solcherà l’Oceano senza di lui al timone. E insieme sono ocntento che qualcuno l’abbia presa in consegna, valorizzata e … ripitturata (Dai Alessandro, diciamolo, quel grigio la imbruttiva da paura).

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