Paradosso a Oneglia, i megayacht ormeggiano gratis. Dite la vostra!

Utilizzando l’ormeggio di Calata Cuneo, lungo la banchina Aicardi, non per fini commerciali, si ha diritto a 7 giorni di stazionamento gratuito. Ne approfittano i megayacht. Voi cosa ne pensate?

19 Luglio 2012 | di Redazione Liguria Nautica

Sembra impossibile ma è pura realtà. I megayacht che attraccano a Oneglia (Imperia), in Calata Cuneo, lungo la banchina Aicardi, usufruiscono dell’ormeggio gratuitamente per una settimana! Il problema è che la gestione dell’area, adibita a fini commerciali, spetta alla Capitaneria di Porto. Il comandante Enrico Macrì ha spiegato la paradossale situazione al quotidiano online Puntoimperia:

 

«L’ordinanza prevede che, in caso di mancato utilizzo a fini commerciali, l’area possa essere utilizzata da unità da diporto o da pesca che non abbiano trovato posto da altre parti. Ad esempio, gli yacht che superano in 90 metri di lunghezza non possono entrare nel porto turistico di Imperia per motivi logistici e dunque possono solo ormeggiare nel porto di Oneglia. L’ormeggio, che non prevede il pagamento della tassa di ancoraggio, non può però superare i 7 giorni. In caso contrario si prefigurerebbe un reato di occupazione demaniale. La tassa di ancoraggio si paga solo se si praticano operazioni commerciali o se si caricano/scaricano passeggeri».

 

Nelle ultime settimane hanno attraccato due tra le più rinomate imbarcazioni del mondo, il Radiant e il Rising Sun. Accanto alle superbarche che ormeggiano gratuitamente nel porto di Oneglia, ci sono tutti gli altri yacht ancorati in Calata Cuneo, nell’area gestita dall’Imperia Yacht (società al 100% del Comune di Imperia): pagano 3 euro a metro quadro in bassa stagione che aumentano a 4.50 in alta. Uno yacht di 50 metri, ad esempio, per una settimana di ormeggio versa nella casse dell’Imperia Yacht circa 1.350 euro. Il Radiant è di 110 metri e il Rising Sun di 138: il Comune avrebbe incassato tra i 3 mila e i 4 mila euro.

 

Va anche detto che la gratuità dell’ormeggio funziona anche da incentivo per attirare i megayacht a Oneglia, trattandosi spesso di imbarcazioni che producono un notevole indotto per le attività del territorio (carburante, rifornimento provviste, manutenzione…). Resta il fatto che chi possiede queste barche non ha certo problemi a sborsare sull’unghia qualche migliaio di euro…

 

Voi cosa ne pensate?

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7 commenti

  1. Paolo Angelini ha detto:

    Leggere i commenti che l’articolo su Mega Yacht ed ormeggi ha suscitato, induce a sentimenti antitetici quanto evidenti, specie per chi come me si occupa professionalmente di comunicazione e sviluppo del territorio ed in più è un amante del mare e della nautica. Il primo, negativo, dato dal pressapochismo miope fatto di piccoli e grandi interessi, di luoghi comuni dettati dall’invidia e dalla poca conoscenza (uso un’eufemismo) dei temi trattati. Questo purtroppo vale per tanti amministratori e politici (discorso trito e ritrito ma, aimè sempre valido), così come per i praticanti del “mugugno”, apparentemente meno colpevoli, ma specchio di chi poi alla fine ci governa. L’altro positivo, poichè vedere che ci sono ancora professionisti dotati di buon senso è una grande speranza per il futuro. Come sostenuto da alcuni commentatori attenti e preparati, i costi, gli investimenti ed anche gli incentivi sono positivi solo se parametrati al loro ritorno, dunque ben venga un investimento costoso o impopolare se foriero di maggiori vantaggi per la comunità ed al contrario lungi da azioni apparentemente convenienti e rigorose che fanno danno. Il problema, ancorchè demagogico, che identifica spesso l’utente nautico come una sorta di delinquente parte da lontano e soprattutto dal basso. Il problema dei transiti, dai piccoli natanti alle mega imbarcazioni è simile: incentivare l’accesso per i diportisti in transito, proporzionalmente a dimensioni, strutture ed esigenze, sarebbe il primo passo, propedeutico all’integrazione dei porti con il territorio di appartenenza, lo sviluppo di quei servizi che sono linfa vitale per la comunità che quel territorio vive. Uno stimolo per rendere i paesi e le città di mare accoglienti e promuovere attività di basso impatto ambientale e buona redditività. Specie nelle congiunture sfavorevoli è necessario un approccio sistemico e coordinato. In regioni come il Tirolo, dove il mare non c’è, ma la sola attrattiva è quella naturalistica e storico culturale, si è fatto sistema in illo tempore ed oggi, in piena crisi, si tengono le posizioni, a colpi di incentivi fatti di servizi ed agevolazioni per i turisti. E’ fondamentale comprendere come un buon equilibrio di tariffe e servizi sia fondamentale, ma soprattutto come, sempre fatte le dovute proporzioni, siano proprio i servizi il plus che produce fidelizzazione nell’utente. Se poi si smettesse di trattare la nautica come un coacervo di faccendieri disonesti da parte dello stato (chiaro che anche qui ci sono) e da limoni da spremere da parte da parte di molti operatori di settore, si potrebbe veramente iniziare un percorso virtuoso che molte nazioni molto meno vocate della nostra hanno intrapreso con successo e lungimiranza.

  2. L’argomento mi tocca da vicino ed è per me troppo ghiotto per non affrontarlo seriamente, peccato che lo leggeranno solo 6 persone e basta.
    Non posso che condividere in toto, l’analisi fatta dal collega Sig. Luigi Viale. Lo stato dell’arte è quello descritto e l’esperienza vissuta come professionista in Costa Azzurra e nel resto del mondo lo conferma.
    Ora, il ns. Paese, spesso più per disinformazione che per cultura, associa lo Yachting ad una serie di personaggi, armatori, come evasori fiscali, banditi dell’ultima ora, se non sfruttatori. E’ un quadro questo non solo disarmante nella frettolosa analisi, ma soprattutto inesatto, frutto di una propaganda orientata alla “caccia all’armatore” senza sapere che ci sono furbi ed onesti come in tutte le cose. Purtroppo, si passa solo l’informazione che si vuole fare arrivare alla massa, la quale dovrebbe sapere che, quando uno yacht arriva in un porto, sono sempre soldi che entrano in quella realtà economica. Oltremodo, è opportuno informare l’opinione pubblica che la nautica ha, tra aziende dirette ed indotto, una popolazione di 120.000 ottimi professionisti che vanno dai progettisti, resinatori, falegnami, idraulici, elettricisti, meccanici, tecnici elettronici, tappezzieri e molto altro ancora, che tutti c’invidiano. Tutta gente che vive tra noi, come noi. Pertanto, dare addosso alla nautica, soprattutto quando noi italiani siamo stati e siamo tutt’ora i migliori nel settore a livello mondiale è un vero delitto, sotto ogni aspetto.
    La risposta sono le migliaia di imbarcazioni che, per via dello spauracchio innescato, hanno lasciato le ns. coste a favore di quelle francesi e croate, sottraendo lavoro e mettendo in condizione i cantieri italiani di essere comprati da cinesi, che sperano di porta via col tempo il meglio della nautica mondiale con 4 soldi. Risultato oggi la nautica italiana è ridotta all’osso e senza speranze. Invece, noi che abbiamo il mare più bello e le maggiori risorse artistiche e culturali del mondo lo stiamo uccidendo giorno dopo giorno, pur sapendo che il turismo sia nautico che non, sono un peso rilevantissimo ai fini del ns. Pil. Quindi, il turismo di massa e quello nautico, dovrebbero essere una risorsa (inesauribile) a cui attingere professionalità e nuovi posti di lavoro, anziché deprimerlo senza competenze specifiche e legiferando insensatamente per sostenere di avere fatto qualcosa….di popolare!?
    I danni fatti dai governanti in questo senso è stato enorme e l’informazione incorretta dei media ha commentato il tutto senza conoscere lo scenario reale.
    Lo stesso concetto, vale anche per la politica attuale, che ci vede ancora con una dx ed una sx che, nonostante il paese stia VISIBILMENTE AFFONDANDO, sono ancora li a discutere di ciò che è di dx e di sx. Ciò, senza comprendere che siamo tutti “sulla stessa barca” e sarebbe ora che lo capissero, sennò dopo averci messo in queste condizioni, non ci sarà più alcuna speranza per loro in un futuro politico.
    Ci vuole BUON SENSO E SENSO DI RESPOSANBILITA’, come in tutte le cose e malgrado tutto e tutti, l’Italia che, ribadisco ancora una volta, è il paese più bello al mondo, sopravvivrà, così spero anche la MEMORIA DEGLI ITALIANI.
    Buona giornata.

  3. Gianni ha detto:

    Complimenti al Sig. Luigi che ha fatto chiarezza ! C’é né sempre bisogno quando la demagogia di altre risposte non produce che confusione ed odio di classe ! Ben vengano i più ricchi quando spendono nel nostro bel paese !
    L’economia locale, con la dignità del Ligure, ne avrà il suo vantaggio, criticare e classificare i più benestanti come faccendieri non produce niente e noi abbiamo invece bisogno di visitatori e turisti che producano indotto.
    Le minicrocere in Sardegna non producono ne reddito e forse non pagano neanche tasse del charter, ma sono fini a se stesse per il mantenimento delle spese di una piccola imbarcazione.
    L’Italia é fatta anche di questi personaggi che oggi si lamentano, ma che ieri non hanno usato il buon senso in occasione delle scelte elettorali.
    Ritornando allo stazionamento a Oneglia a gratis per 7 giorni é un’assurdità, ma ciò dipende dalle scellerate scelte delle amministrazioni Marittime, speriamo solo che il Comune abbia almeno fatturato il servizio di pattumiera e della fornitura dell’acqua.

  4. giulio ha detto:

    gent. direttore buongiorno,
    il problema è solo quello relativo alle leggi ed all’amministrazione dei beni dello stato da parte di chi deve gestirle. Se gli stipendi fossero legati alla redditività di gestione, qualcosa cambierebbe e forse anche il debito pubblico potrebbe calare.
    per rimanere nell’argomento, a Genova , il porticciolo della Fiera , realizzato per lo svolgimento del Salone Nautico che dura solo 9 giorni, da anni ormai ,è sottosfruttato, per, dicono, la mancanza
    d’accordo tra il demanio, la fiera di genova e l’autorità portuale e potrebbe ospitare per 11 mesi all’anno alcune decine di navi da diporto oltre a qualche centinaio di imbarcazioni, molte delle quali
    ormai trasferite in francia a seguito della superficialità dei legiferatori nel chiamare in un primo tempo “tassa di stazionamento” quella che poi è stata giustamente applicata e chiamata “tassa di proprietà”. Non aggiungo altro. Non mi basterebbero gli anni!

  5. Luigi Viale ha detto:

    Buongiorno, ho appena finito di leggere l’ articolo pubblicato e il primo commento allo stesso.
    Premetto, che sono un operatore del settore basato a Imperia, nonchè agente marittimo dei 2 Yacht citati nell’ articolo (Radiant e Rising Sun) e di altri che hanno attraccato nell’ anno passato.
    Fatta questa premessa, considero Internet un mezzo di comunicazione straordinario, ma solo se
    usato in maniera corretta. Le informazioni devono essere complete e non, come succede ormai abitualmente parziali al solo scopo di fare notizia.
    Nel caso specifico è si vero che attualmente Yacht di dimensioni superiori ai 85 Mtr hanno la possibilità previa domanda ed autorizzazione della competente Capitaneria di ormeggiare sulla Banchina Commerciale Aicardi per un periodo che è stato fissato in massimo 7 giorni, ma nello stesso tempo nessuna delle imbarcazioni che hanno attraccato a Imperia è mai venuta invogliata dal fatto che la banchina fosse ad “uso gratuito”.
    Bensì ci troviamo di fronte ad un problema tutto diverso e molto italiano, posso assicurare che tutte le unità che hanno fatto scalo sarebbero state più che contente, ed hanno ripetutamente chiesto di pagare il dovuto per la loro sosta ad Imperia; il vero problema sta nel fatto che nessuno sa o vuole trovare una soluzione a questo problema e a quello della limitazione del numero di giorni di permanenza.
    Le imbarcazioni di 90 metri e più sono sempre più numerose e i posti barca disponibili veramente pochi, da Antibes a Genova si contano sulle dita di una mano.
    Ne consegue che queste “navi” hanno sempre più disperatamente bisogno di trovare accosti disponibili e sicuri.
    Il porto di Oneglia e la banchina Aicardi sono sicuramente per posizione geografica e dimensioni della banchina perfetti.
    I traffici commerciali, ahimè, grazie alla miopia di tutta una città e di un’ intera classe politica e non ultimo delle modificate esigenze commerciali sono ormai calati vistosamente, poter ospitare degli yacht del genere in momenti in cui la banchina sarebbe una landa deserta penso che possa essere per tutti un gran risultato.
    Vorrei ricordare che uno yacht come il Radiant ospita a bordo, di solo equipaggio, circa 50 Persone che finito l’ orario di lavoro si riversano in città affollando negozi, bar e altre attività commerciali.
    Yachts del genere hanno poi tutta una serie di necessità durante le loro soste, basterebbe chiedere a qualche commerciante di Carni, Frutta e Verdura, bibite o carpentieri, fabbri, elettricisti… etc…etc… quanto sono graditi questi arrivi.
    E’ stato verificato che una sosta di una 20ina di giorni porta alla Comunità un introito di centinaia di migliaia di Euro.
    Imperia in questo periodo sta vivendo come molte altre realtà nel territorio italiano un momento difficile aggravato dalla poco chiara situazione del nuovo Porto, queste occasioni non bisognerebbe farsele sfuggire.
    Ci sono cittadine nella vicina Francia che fanno a gara per poter ospitare Yacht di queste dimensioni e importanza consapevoli del ritorno che possono portare a tutta la comunità.
    Ricordo ancora 4 anni fa un comandante di uno yacht ormeggiato ad Imperia che profetizzava, diventerete la nuova Antibes, bene sono passati gli anni e comandanti che hanno fatto questo commento si sono moltiplicati mentre le cose da noi sono rimaste completamente ferme.
    Se andate ad Antibes… vi renderete conto come stiano correndo per staccarci nuovamente e definitivamente.

    Cordiali saluti

  6. Tomaso Borgelli ha detto:

    Se è previsto che i megayacht non paghino, amen! La prossima volta che pensino a legiferare in maniera diversa! Ad ogni modo ritengo, a differenza del sig. Roberto, che l’indotto dei megayacht sia un fattore importante, e che l’effetto tassa di stazionamento comunque ridotto..!

  7. Roberto Carboni ha detto:

    Penso,che i più ricchi sono sempre i più furbi e taccagni,possedere un mega oggi è sinonimo di faccendiere,con la mia vecchia pacama non mi permetterei di arrivare fin lì,anzi faccio i salti mortali per pagare il mio ormeggio in sardegna dove organizzo minicrociere per mantenerla! i comuni comunque sono degli illusi se pensano che si possono rifare con alri incassi dell’indotto…

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