Porto di Imperia, al via il processo a Torino

Inizierà il 30 novembre a Torino il processo relativo allo scandalo del porto di Imperia: sul banco degli imputati 10 persone, tra cui spiccano l’imprenditore romano Francesco Bellavista Caltagirone e l’ex direttore generale della Porto di Imperia Spa Carlo Conti

29 Novembre 2012 | di Redazione Liguria Nautica

Inizierà domani (30 novembre) a Torino il processo relativo allo scandalo del porto turistico di Imperia. Al centro della vicenda c’è l’imprenditore romano (ed ex presidente di Acquamarcia) Francesco Bellavista Caltagirone e l’ex direttore generale della Porto di Imperia Spa (costituita nel 2006 per la costruzione e la gestione della struttura con quote azionarie equamente ripartite, al 33%, tra Comune di Imperia, un pool di produttori locali e Acquamare srl di Caltagirone) Carlo Conti, entrambi detenuti.

 

Oltre a loro, sono otto gli altri imputati, sui quali pendono accuse, a vario titolo, di concorso in truffa aggravata ai danni dello Stato e abuso d’ufficio. Il processo avrà luogo nel capoluogo piemontese a causa dell’impossibilità, a Imperia, di costituire il collegio giudicante, determinata dall’incompatibilità dei due giudici a latere.

 

Il pubblico ministero Giancarlo Avenati Bassi sosterrà l’accusa, mentre Cristina Domaneschi sarà a capo del collegio giudicante: non è da escludersi che i difensori di Caltagirone (i legali Nerio Diodà, Fabio Lattanzi e Franco Coppi) tenteranno di sollevare eccezione di illegittimità riguardo al trasferimento della sede processuale a Torino. Qualora dovesse essere accolta, si dovrà attendere la decisione della Corte di Cassazione.

 

Gli altri imputati – Oltre a Caltagirone e Conti, sono chiamati a comparire l’ex ad di Acquamare Delia Merlonghi, l’ex direttore generale e ad di Porto di Imperia e commercialista Domenico Gandolfo, l’ex ad di Acquamarcia Andrea Gotti Lega, l’ex presidente di Porto Imperia ed ex direttore generale del Comune Paolo Calzia, l’ex presidente e imprenditore Gianfranco Carli, l’architetto genovese progettista del porto Emilio Morasso, l’ex rappresentante e temporaneamente manager di Acquamare Stefano Degl’Innocenti e il dirigente comunale del settore urbanistica Ilvo Calzia, per il quale è stato prosciolto il reato di concorso in truffa aggravata ma permane quello di abuso di ufficio.

 

Ma la posizione più delicata è senz’altro quella di Caltagirone, accusato anche di minaccia a corpo politico e istituzionale, un reato che, se riconosciuto, prevede sanzioni ben più pesanti rispetto alla truffa aggravata. Su Carlo Conti pende anche l’accusa di una serie di falsi e turbativa d’asta (quest’ultima da riferirsi all’offerta-burla rivolta al Comune per l’acquisto delle azioni del porto). All’architetto Emilio Morasso, infine, si contesta esclusivamente un episodio riferito a un falso.

 

Cosa avevamo scritto a marzo scorso – Riprendiamo ciò che avevamo scritto lo scorso 29 marzo, per ricostruire la vicenda che ha portato al processo:

 

“Nel 2006 è costituita la Società per azioni “Porto di Imperia” per la costruzione e la gestione della struttura: le quote azionarie sono equamente ripartite, al 33%, tra Comune di Imperia, un pool di produttori locali e Acquamare srl di Caltagirone. Anomalia numero 1: è compito del Comune attribuire le concessioni demaniali. In questo caso, l’amministrazione locale da l’ok a una società della quale è azionista al 33%. Seconda stranezza: è bene fidarsi di Acquamare, società a responsabilità limitata dal capitale sociale di soli 10 mila euro (sic!)? Con il senno di poi (di cui, lo sappiamo, son piene le fosse) si sarebbe potuto fiutare che qualcosa non andava ma la presenza del Comune e degli industriali locali tra gli azionisti, per coloro che avevano deciso di investire i propri soldi in un posto barca, pareva una garanzia sufficiente.

 

Purtroppo, all’interno della Porto di Imperia Spa ci sono figli e figliastri: Acquamare, che dovrebbe essere controllata dalla società, assume di fatto la posizione predominante, relegando il Comune dalla sua posizione di controllore a quella di “spettatore”: passano 5 anni, termine entro cui, secondo la concessione demaniale, avrebbe dovuto concludersi la costruzione del porto turistico, ma a novembre del 2011 la struttura non è ancora finita. Caltagirone si difende adducendo i ritardi sui lavori alla burocrazia della macchina comunale. Il Comune risponde con un secco “no” negando la proroga alla concessione (per tornare alle assurdità kafkiane: mi attribuisco la concessione, e me la revoco da solo. Se non è federalismo questo!). Intanto, per Caltagirone scattano le manette per truffa aggravata ai danni dello Stato”.

 

E.R.

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