Porto di Imperia, scarcerato Caltagirone per decorrenza dei termini

Ieri (martedì 4 dicembre) è stato scarcerato Francesco Bellavista Caltagirone, dopo 9 mesi di detenzione preventiva all’interno del carcere di Imperia con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato nell’ambito dell’inchiesta sulla realizzazione del porto turistico di Imperia

5 Dicembre 2012 | di Redazione Liguria Nautica

Ieri, martedì 4 dicembre, l’imprenditore romano Francesco Bellavista Caltagirone (73 anni), accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato nell’ambito dell’inchiesta sulla costruzione del porto turistico di Imperia, è stato scarcerato per decorrenza dei termini, dopo 9 mesi di detenzione nel carcere della città ligure. «Nessuno della mia età, nella storia d’Italia – si è lamentato Caltagirone – è stato così tanto tempo in carcerazione preventiva per un reato del genere». Reato che l’imprenditore respinge proclamando la propria innocenza «al 100%».

 

L’imprenditore ha l’obbligo di dimora a Torino, dove ha sede il processo che lo vede sul banco degli imputati assieme ad altre 10 persone tra cui Carlo Conti (ex direttore generale della Porto di Imperia Spa, costituita nel 2006 per la costruzione e la gestione della struttura con quote azionarie equamente ripartite, al 33%, tra Comune di Imperia, un pool di produttori locali e Acquamare srl di Caltagirone), l’ex ad di Acquamare Delia Merlonghi, l’ex direttore generale e ad di Porto di Imperia e commercialista Domenico Gandolfo, l’ex ad di Acquamarcia Andrea Gotti Lega, l’ex presidente di Porto Imperia ed ex direttore generale del Comune Paolo Calzia, l’ex presidente e imprenditore Gianfranco Carli, l’architetto genovese progettista del porto Emilio Morasso, l’ex rappresentante e temporaneamente manager di Acquamare Stefano Degl’Innocenti e il dirigente comunale del settore urbanistica Ilvo Calzia, per il quale è stato prosciolto il reato di concorso in truffa aggravata ma permane quello di abuso di ufficio.

 

Le accuse – L’indagine sul porto turistico di Imperia era partita nel settembre del 2010: si parlava di associazione a delinquere e tra gli indagati compariva anche il nome dell’ex ministro Claudio Scajola, ma la Procura ha chiesto l’archiviazione per tutti e si è ancora in attesa della decisione del Gip. Gli inquirenti hanno però portato avanti un secondo filone d’inchiesta, relativo alla truffa aggravata ai danni dello Stato. È stata ipotizzata una truffa di circa 288 milioni di euro grazie alla lievitazione dei costi delle opere: i lavori per la realizzazione della struttura sarebbero stati affidati dalla Porto di Imperia Spa direttamente ad Acquamare (società facente capo a Caltagirone e azionista al 33% proprio nella Porto di Imperia) senza una regolare gara d’appalto. Lo scorso 5 marzo erano scattate le manette per Caltagirone e Carlo Conti: Acquamare dal canto suo ha sempre respinto le accuse, sostenendo che si trattasse di un’opera privata per la quale non sono stati investiti soldi pubblici.

 

Oggi a Torino la seconda udienza del processo: intanto la Porto di Imperia Spa, in piena crisi, è sull’orlo del fallimento.

 

E.R.

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