SPECIALE TECNICA – Quando il diportista fa "l'inchino" agli scogli

Uscire da un incaglio è possibile mantenendo la lucidità e conoscendo qualche trucco, ma con un buon carteggio saprete come tenere lontani gli scogli

3 Settembre 2012 | di Redazione Liguria Nautica

Le secche sono nemiche di tutti i diportisti, siano essi a vela o a motore, e la navigazione in presenza di bassi fondali andrebbe pianificata con la massima attenzione sulle carte al fine di evitare spiacevoli incagli.

 

Ovviamente non sempre chi va per mare lo fa con la dovuta attenzione e i casi di barche andate a scogli lungo le coste, soprattutto nei periodi estivi non mancano mai. Cosa fare nel caso in cui si è deciso un “inchino” involontario su una secca in una tranquilla domenica da bagnetto?

 

Può sembrare quasi scontato dirlo ma occorre puntualizzarlo: in queste condizioni la calma paga più di qualsiasi altro consiglio. Detto ciò la prima operazione da fare se ci si ritrova incagliati su uno scoglio è dare un’occhiata all’interno dello scafo per constatare se si sono aperte vie d’acqua. Se la situazione è sotto controllo e il mare è tranquillo è arrivato il momento di ragionare per tirarci fuori dai guai. Principio fondamentale: se la barca si è incagliata, senza inclinazione non potrà mai liberarsi. Occorre quindi sbandarla il più possibile con tutti i metodi a disposizione. Particolarmente utile può essere, nel caso di una barca a vela, lascare il boma il più possibile e posizionare sull’estremità dello stesso una o più persone favorendo così lo sbandamento della barca. Per facilitare questa manovra può essere necessario anche l’intervento di una barca esterna. Attenzione: il diritto marittimo prevede delle particolari norme che possono dare diritto a una barca che interviene in soccorso ingenti ricompensi in base al valore del mezzo in difficoltà. Ricordatevi quindi di parlare con i soccorritori prima di ricevere l’aiuto, al fine di pattuire un’eventuale cifra ragionevole.

 

A questo punto sarà possibile passare alla barca dei soccorritori una drizza che esca dalla testa d’albero, stando attenti che la stessa sia in chiaro e non intrecciata con altre cime o ancora peggio girata dietro una sartia. Agganciato il cavo alla barca esterna quest’ultima, con cautela, inizierà ad allontanarsi lateralmente alla barca incagliata favorendone un ulteriore sbandamento. Al minimo movimento della barca dalla secca aprite un pò di vela e allontanatevi il più possibile e poi verificate se il funzionamento del motore è integro o il piede ha subito dei danni nel contatto con lo scoglio.

 

Se invece l’incidente è avvenuto con una barca a motore, nella maggior parte dei casi la vostra velocità sarà così alta da lasciare poco scampo allo scafo. Qual ora ciò non fosse vero, liberare una barca a motore è relativamente più semplice per il suo pescaggio ridotto, con la consapevolezza però che molto probabilmente la parte più danneggiata sarà il piede del motore e l’intervento dei soccorsi sarà quasi inevitabile.

 

Consiglio per tutti: non esistono nel 2012 secche non segnalate, pertanto se siete andati a scogli è solo esclusivamente per vostra distrazione e superficialità, a meno che il mare era così agitato da impedirvi di manovrare e a quel punto la domanda sarebbe: cosa facevate per mare? Se si naviga sotto costa in una zona poco conosciuta bisogna preparare per tempo il carteggio ed evidenziare le eventuali zone di basso fondale. Non bastano un gps o un plotter: gli strumenti elettronici possono guastarsi mentre la buona e vecchia carta nautica non vi tradirà mai.

 

Mauro Giuffrè

 

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