Riforma dei porti: è caos, Merlo si dimette

Il DDL che dovrebbe riformare la situazione dei porti commerciali in Italia suscita grandi polemiche: manca il uovo ruolo dell'Autorità Portuale e si mantiene lo status quo

4 Febbraio 2014 | di Redazione Liguria Nautica

E’ caos per la riforma dei porti commerciali: il Presidente di Assoporti Luigi Merlo si è infatti dimesso per protesta contro l’impostazione del DDL che dovrebbe ridisegnare la materia giuridica relativa alle aree portuali in Italia. Di cosa si tratta?

Uno dei nodi principali che la futura riforma dovrebbe affrontare è quello relativo alle autorità portuali, che dovrebbero essere il vero motore imprenditoriali per una rete di porti commerciali efficiente.

 

Il disegno di legge invece non affronta il tema della cosiddetta autonomia finanziaria delle autorità portuali, mantenendo la copertura dei costi delle autorità portuali a sostanziale carico della fiscalità generale. Le Autorità Portuali sono definite come “ente pubblico non economico di rilevanza nazionale ad ordinamento speciale, dotato di autonomia amministrativa ed organizzativa (…) nonché di autonomia di bilancio e finanziaria nei limiti previsti dalla legge”. In tal modo, viene disincentivata una gestione imprenditoriale delle singole autorità, limitando altresì lo sviluppo di una concorrenza sana fra i singoli porti in una ottica di economicità dei servizi resi e di efficienza dei singoli porti.

 

Un particolare che limita lo sviluppo commerciale dei porti, che infatti in Italia soffrono di “nanismo”, a cui va aggiunta la sovente mancanza di coordinazione tra Autorità, Capitaneria di Porto, Ufficio della Dogana, strutture Sanitarie.

L’accusa principale del Presidente di Assoporti Luigi Merlo nei confronti del DDL è quella di mantenere sostanzialmente invariato lo status quo. Per questo motivo Merlo non ha intenzione di partecipare all’assemblea di Assoporti: “Se l’assemblea sarà chiamata a ratificare il documento che è stato elaborato e che non ho condiviso, perchè parte dell’impostazione è mirata allo status quo, ritengo inutile partecipare all’assemblea e a quelle riunioni dove si discuterà di questa impostazione politica per la quale l’associazione non ha sufficiente coraggio per presentare proposte innovative”

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