Riforma dei porti: la saga continua

Il Ministro Lupi continua il balletto tra incontri, proclami e dubbi. Intanto nel Paese la sciopero nazionale dei porti si scaglia contro le possibili massicce privatizzazioni dei servizi tecnico-nautici

11 Marzo 2015 | di Redazione Liguria Nautica

riforma_dei_porti“La riforma dei porti si farà entro 90 giorni”, “Entro fine mese è pronta la riforma dei porti”, “Al massimo a inizio Marzo la riforma sarà operativa”. Ne abbiamo sentite di tutti i colori ormai. I proclami del Ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Maurizio Lupi si susseguono quotidianamente da quei caldi giorni di agosto in cui il Governo partoriva il famigerato decreto dello  “Sblocca Italia”. Ma è ancora tutto fermo. O quasi. Perché le ultime notizie parlano di un incontro tra lo stesso ministro Lupi e il suo staff per mettere finalmente un punto definitivo sul piano della logistica. La razionalizzazione dei porti, a quanto pare, dovrebbe lasciare l’autonomia governativa a 16 porti: Gioia Tauro, Napoli, Ravenna, Trieste, Civitavecchia, Genova, La Spezia, Ancona, Bari, Cagliari, Palermo, Livorno, Venezia, Augusta e Taranto. Il restante, delle 24 Authority, sarà accorpato a una delle precedenti autonomie portuali (Savona a Genova, Trapani a Palermo, Salerno a Napoli e così via). Tutto nuovo insomma. Ma anche no. La vera novità in realtà è che accanto a questa proposta e alle spinte renziane di azzeramento totale delle Authority a beneficio di un’unica Agenzia Nazionale dei Porti, prende corpo l’ipotesi (molto cara allo staff vicina al ministro Lupi) di lasciare a 24 il numero delle Authority.

 

Intanto nel Paese monta la protesta. Nei giorni scorsi lo sciopero nazionale dei porti (a Genova e Savona ha aderito il 95% dei lavoratori, a La Spezia il 70% secondo quanto riportato dai sindacati) si è focalizzato, oltre all’impianto complessivo della riforma, sulla possibilità che venga messa in moto una massiccia privatizzazione dei servizi tecnico-nautici quali quelli degli ormeggiatori,  dei piloti, dei rimorchiatori e degli scaricatori. Secondo la Capitaneria di Porto di Genova un regime di concorrenza tra privati sarebbe estremamente dannoso per il sistema portuale italiano: “Nessun soggetto privato in posizione di concorrenza – si legge in una nota – potrebbe garantire quelle prestazioni che solo la natura pubblica dei servizi tecnico-nautici, sotto il coordinamento, la regolazione e la posizione di garanzia assunta dall’Autorità marittima, possono assicurare in situazioni ordinarie e in condizioni estreme, garantendo una presenza qualificata 24 ore su 24, altissima professionalità, sicurezza, e efficienza organizzativa”.

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