SPECIALE TECNICA – Sapete afforcare per stare tranquilli in rada?

Per passare la notte senza preoccupazioni alla fonda, potreste valutare l’ipotesi di calare una seconda ancora: come fare? Vi spieghiamo le manovre da fare per un corretto afforco

6 Agosto 2013 | di Redazione Liguria Nautica

A bordo di un’imbarcazione non dovrebbe mai mancare un’ancora di rispetto. Ad esempio, oltre a quella principale (tipo quelle classiche da Ammiragliato), potreste predisporne un’altra di tipo CQR, Danforth, Delta o Bruce, per assicurarvi una miglior tenuta in rada e per far fronte a varie situazioni di emergenza. Quando siete alla fonda e le previsioni parlano di condizioni meteorologiche particolarmente avverse, potrebbe essere il caso di effettuare un afforco, o un appennellaggio, due operazioni che prevedono l’utilizzo di due ancore.

 

 

L’AFFORCO

L’afforco è una manovra che si esegue calando le due ancore alla giusta distanza dalla barca, disposte in modo che i due ormeggi formino tra loro un angolo uguale o maggiore di 45°: si tratta di una buona soluzione se temete un salto di vento improvviso. All’aumentare dell’intensità dell’aria, l’angolo tra le due catene andrebbe stretto: in realtà l’angolo si stringe da solo quando, a causa dell’incremento del vento, siete costretti a filare più catena. Meglio quindi tenersi fin dall’inizio con un angolo più aperto, magari sui 60°.

 

Esistono vari modi per eseguire l’afforco. Il più comune prevede l’utilizzo del motore: calate l’ancora principale e mettetela in tiro. Dopodiché, dirigetevi verso il secondo punto che avrete scelto per la seconda ancora con un angolo di 60°. Arrivati nell’area prestabilita date fondo, poi, lasciandovi scarrocciare, lascate la seconda catena fino a che entrambe non abbiano la stessa tensione.

 

Esiste poi l’afforco aiutandosi con il tender: una volta calata l’ancora principale, con la catena in tiro, caricate la seconda linea di ancoraggio sul battellino e raggiungete con quello il punto selezionato per dare fondo all’ancora accessoria. Infine tornate alla barca filando la cima.

 

Infine, potrete anche afforcare a vela: la cosa più importante è conoscere la capacità di evoluzione della barca, poiché dovrete passare da una posizione di semi-stallo – nel punto in cui, con la sola randa su (per avere la prua sgombra), di bolina molto stretta, si cala la prima ancora – a un’accelerazione: dopo aver calato il primo ormeggio poggiate per prendere velocità (filando la catena della prima ancora), proseguite per 40 metri circa (se il fondale è di circa 10 metri), orzate e virate, cercando di tenere il più possibile la barca prua al vento, mentre si tira giù la seconda ancora. Dovrete far fileggiare la randa in modo che l’imbarcazione arretri per scarroccio e potrete così filare la seconda catena e cima, fino a quando i due cavi formeranno tra loro un angolo di 30° o più gradi.

 

Un consiglio valido in ogni condizione: per favorire l’affondamento delle marre nel terreno provate a recuperare una decina di metri di entrambe le linee (lasciando le cime legate alle bitte) per poi mollarle contemporaneamente: la barca prenderà abbastanza velocità arretrando, così che, quando i cavi si tenderanno, verrà esercitata una maggiore forza sulle ancore.

 

E.R.

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