Tragedia alla Cape2Rio: muore un velista, la tempesta fa a pezzi la flotta, Maserati decolla in testa

Il Bavaria 54 Bille disalbera e nell'incidente resta ucciso un membro dell'equipaggio, tantissime avarie tra la flotta, ma era inevitabile tutto ciò?

6 gennaio 2014 | di Redazione Liguria Nautica

 

Si chiama  Antonio Joao Bartolomeu il velista morto nel disalberamento del Bavaria 54 Bille, barca che stava partecipando alla Cape2Rio con skipper Luis Manuel Oliveira da Silva . L’organizzazione della regata ha dichiarato di avere ricevuto comunicazione del rientro della barca verso Cape Town per un problema alle vele, poche ore dopo la tragica notizia del disalberamento. Le emergenze sulle altre barche in questo momento sembrano sotto controllo e l’organizzazione non ha fornito ulteriori particolari

Abbiamo appreso con sgomento la notizia del grave incidente durante la Cape to Rio, la prova d’altura di oltre 3300 miglia in corso nel sud Atlantico. La flotta, in testa il VOR 70 Maserati con skipper Giovanni Soldini, è stata investita da una violenta tempesta da sud con vento fino a 60 nodi e mare estremamente formato. Una situazione critica che però fa sorgere molti interrogativi che adesso proveremo a spiegare.

 

La Cape to Rio non è esattamente una passeggiata di piacere: 3300 miglia con partenza sui 33° Sud, a una latitudine dove diventa facile incontrare tempeste di questa violenza e anche molto più forti. Niente a che vedere con l’ARC Rally per esempio, una regata alla quale invece possono partecipare senza eccessive preoccupazioni anche barche da crociera. La burrasca in questione era ampiamente prevista, e in questo senso appare inconcepibile la decisione del Comitato di Regata di non posticipare la partenza del 4 gennaio, data in cui la situazione meteo era assolutamente chiara. Va considerata a tal proposito la composizione della flotta, con diverse barche piccole e alcune dichiaratamente da crociera. Scorrendo la lista degli iscritti individuiamo almeno 3 modelli di barche assolutamente inadatte ad affrontare una navigazione di questo tipo anche con meteo accettabile. Stiamo parlando dei due Bavaria 54, uno dei quali è appunto Bille, e di un ‘Oceanis 51: barche poco adatte quasi per qualsiasi tipo di regata, figuriamoci per una partenza nei 33° Sud con le prime 48 ore funestate da venti tra i 50 e i 60 nodi.

 

Chi segue la vela oceanica sarà d’accordo con noi: per portare a casa la pelle durante una burrasca simile occorre un prerequisito indispensabile, la velocità. Con una tempesta a 60 nodi che ti insegue al lasco, o hai una barca leggera e planante, in grado di produrre velocità elevate, o non hai altra scelta che soccombere. Se si naviga a basse velocità l’attrezzatura della barca subisce la violenza del vento e dei marosi: albero, vele, timone e tanti altri componenti vengono esposti ad un alto rischio di rottura. Ad alte velocità il vento apparente sulle vele diminuisce per un semplice calcolo matematico: se hai 50 nodi di vento al lasco e navighi a 25 nodi, sulle vele avrai una pressione pari  a circa 25 nodi di vento. Se navighi a 10 nodi sulle vele ne avrai 40 e tutta l’attrezzatura subisce uno stress maggiore. E’ un problema di lunghezza della barca, ma soprattutto di tipologia di progetto. L’Open 60 sudafricano Explora e il Reichel Pugh 52 Scarlet Runner, secondi e terzi in reale al momento, sono due barche con lunghezze simili a quella del Bavaria 54, ma non hanno subito alcuna avaria durante la tempesta e attualmente navigano a velocità intorno ai 20 nodi, medie impensabili invece per un Bavaria 54. Non osiamo immaginare cosa poteva succedere se la tempesta invece di arrivare da sud avesse investito frontalmente la flotta costringendo le barche a bolinare.

Resta il grande dispiacere per il membro dell’equipaggio rimasto ucciso nel drammatico incidente, ma non si può non sottolineare che l’inadeguatezza del mezzo e l’inspiegabile decisione del Comitato di non posticipare la partenza, abbiano una parte importante in questa tragedia.

 

Questo il commento di Giovanni Soldini, che non nasconde il suo disappunto:

“Il nostro pensiero va a tutto l’equipaggio di Bille e ai loro famigliari. E anche a tutte le imbarcazioni che hanno avuto o stanno avendo difficoltà. Vista la composizione della flottadella Cape2Rio, con la presenza anche di barche da crociera piccole e non preparate per affrontare tempeste oceaniche così violente, sarebbe forse stato meglio rimandare la partenza. È chiaro che è più facile valutare la situazione col senno di poi. D’altro canto questa forte depressione con venti di 50, 60 nodi era ampiamente prevista fin dalla partenza”.

 

 

 

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2 commenti

  1. Mauro ha detto:

    Ciao Vittorio,
    Come redazione di LN siamo assolutamente in linea con il tuo commento. La Cape2Rio non è l’autunnale di Spezia o l’Invernale dell’Argentario, è una prova d’altura di massima difficoltà che parte a una latitudine dove tempeste di questo tipo sono la norma. L’entry list della regata è da brividi: le barche all’altezza erano veramente poche e a ciò va aggiunta l’incomprensibile decisione del comitato di far partire la regata con simili previsioni meteo. Sull’argomento dedicheremo un focus a breve. Grazie per essere intervenuto.

    Mauro Giuffrè

  2. Costantini Vittorio ha detto:

    leggendo questo scritto mi è venuta la pelle d’oca,bisognerebbe essere più seri ad accettare le iscrizioni delle barche partecipanti,e fare una selezione abbastanza ferrea,perché non si va a regatare nel golfo dell’Argentario.Io sono una persona di mare e so cosa vuol dire tutto ciò,mi associo al dolore de i famigliari de velista scomparso.Auguro a Soldini con tutto il suo equipaggio tantissimi auguri,voi avete la fortuna di avere sotto i piedi una nave,di nuovo auguroni.Anche io ho avuto la fortuna di regarare con la Stella Polare MM,e un pò ricordo come è,un grande in bocca all’upo

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