Tre motori Suzuki DF300B per il nuovo Cap Camarat 12.5 WA: la prova in mare di LN

Una tripla installazione Suzuki DF300B, gli unici 300HP presenti sul mercato dotati di sistema propulsivo con doppia elica controrotante, per mettere alla prova le qualità marine del Cap Camarat 12.5 WA di Jeanneau

15 Giugno 2021 | di Giuseppe Orrù

Tre motori Suzuki DF300B e il nuovo Cap Camarat 12.5 WA di Jeanneau. E’ questa l’accoppiata vincente che ci ha riservato la prova in mare ospitata a Marina degli Aregai (Santo Stefano al Mare – Imperia) da Marine Wizard, official dealer Suzuki Marine e Jeanneau.

Cap Camarat 12.5 WA, la nuova ammiraglia del cantiere francese, per l’occasione era motorizzata con una tripla installazione di Suzuki DF300B, l’unico fuoribordo da 300HP presente sul mercato ad avere il sistema di propulsione a doppia elica controrotante (Suzuki Dual Prop).

Si tratta di una tecnologia introdotta per la prima volta in commercio con il lancio del Suzuki DF350A, paragonabile alla trazione integrale nelle auto, perché dà ai fuoribordo grande “grip” (cosa che consente di scaricare meglio in acqua l’abbondante coppia erogata dall’unità termica da 4.390 cc a tutti i regimi), rendendoli adatti ad ogni tipo d’imbarcazione, ma ancor più apprezzabili quando vengono montati su scafi di dimensioni e dislocamento importanti, proprio come il Cap Camarat 12.5 WA, che ha una stazza di circa 7 mila kg.

IL MOTORE: SUZUKI DF300B

Robustezza, facilità d’uso e versatilità sono stati i punti focali che hanno spinto i tecnici Suzuki a sviluppare il concept del DF300B. Tutto ciò che riguarda la parte immersa del fuoribordo, cioè Suzuki Dual Prop, la scatola del cambio, la forma del piede e delle eliche, è stato frutto di una progettazione integrata che ha portato rilevanti benefici.

Grazie all’innovativo sistema dell’elica controrotante, la coppia erogata dal motore è ripartita in egual misura su due eliche. Conseguentemente è stato possibile ridurre il diametro dell’ingranaggio che le muove, consentendo la progettazione di una scatola del cambio anch’essa più piccola, così come l’ogiva che la contiene, rendendo alla fine l’insieme del piede più efficiente sotto il profilo idrodinamico.

Utilizzando sistemi di fluidodinamica computazionale (CFD) e a seguito di molti test, non solo si è riusciti a minimizzare la resistenza all’avanzamento, ma anche a convogliare un flusso d’acqua meno turbolento alle eliche, massimizzandone il rendimento.

IL RAFFREDDAMENTO DEL MOTORE

Nel progettare il piede del motore è stato anche affrontato l’aspetto del raffreddamento dell’unità termica per ottimizzarne l’efficacia a tutte le andature, combinando l’azione di una piccola pompa dell’acqua con la pressione dinamica dei flussi esercitata sui fori d’immissione d’acqua sul piede.

Normalmente sui fuoribordo questi sono posti lateralmente, ma quando la velocità aumenta la pressione dell’acqua sui fianchi del piede si riduce, rendendo l’aspirazione più difficile. Sul DF300B, invece, le prese d’acqua sono poste sulla parte frontale del piede, al vertice dell’ogiva che contiene la scatola ingranaggi, dove col moto si concentra maggiore pressione dinamica, e ciò aiuta ad aspirare la giusta quantità di acqua in ogni condizione, anche ad altissima velocità.

LA DOPPIA ELICA CONTROROTANTE

La geometria della pala dell’elica è stata anch’essa ottimizzata per accrescere il rendimento nella configurazione Dual Prop (due eliche da tre pale ciascuna), garantendo incredibile grip e accelerazione su tutto il range di potenza erogata dal motore. Studi che, per altro, sono stati poi utilizzati da Suzuki per realizzare una nuova generazione di eliche disponibili anche per i propri fuoribordo ad alte prestazioni monoelica – da 150 a 300 HP – denominata Watergrip, che segna lo stato dell’arte in materia.

Un ulteriore vantaggio del sistema è l’eccezionale stabilità garantita nel mantenimento della rotta, possibile perché ogni elica, ruotando in direzione opposta, compensa gli effetti evolutivi dell’altra. Si genera così una spinta sostanzialmente neutra, fattore che potrà essere apprezzato dal pilota sia con la marcia avanti innestata sia a marcia indietro, favorendo manovre impeccabili anche a lento moto.

Il Suzuki DF300B si basa sul blocco motore sei cilindri da 4,4 litri del DF350A, che ne fa l’unità termica di maggior cubatura fra i V6 da 300 HP oggi presenti sul mercato. Proprio in virtù della sua cilindrata offre valori di coppia da primo della classe e, grazie al rapporto di compressione di 10,5:1, anche un notevole risparmio di carburante e grande affidabilità.

MENO CONSUMI DI CARBURANTE

Suzuki DF300B Cap Camarat 12.5 WA

La barca in prova

Suzuki ha infatti accresciuto anche l’efficienza nell’utilizzo del carburante. Il combustibile iniettato nei cilindri vaporizza e ha anche il compito di raffreddare il cilindro. Per ottenere la massima efficienza è necessario iniettare il 100% della benzina in un preciso istante e con un determinato angolo nella camera di combustione.

Per raggiungere lo scopo Suzuki ha sviluppato un sistema d’immissione del carburante ancora più preciso e puntuale, il Dual Injector, basato sulla tecnologia a doppio iniettore. Utilizzando due iniettori più piccoli al posto di quelli tradizionali, si arriva a raggiungere la precisione necessaria, oltre che ad ottenere una migliore vaporizzazione.

Il sistema d’iniezione, gestito elettronicamente, è anche in grado di riconoscere il tipo di carburante utilizzato e il suo numero di ottani, autoregolando tutti i parametri per garantire una combustione sempre perfettamente efficiente anche con benzina da 91 RON (benzina normale), oltre che da 95 RON (benzina super) e da 98 RON (benzina super plus). Ciò significa che ovunque si faccia rifornimento, in qualsiasi distributore di qualsiasi parte del mondo, il DF300B opererà sempre perfettamente senza cali nelle performance.

LA BARCA: CAP CAMARAT 12.5 WA

Cap Camarat 12.5 WA, novità 2021, è al vertice della gamma Cap Camarat, storica per Jeanneau, oggi composta da 12 modelli compresi fra i 5,5 metri dell’entry level, Cap Camarat 5.5 CC, e questo day cruiser che misura 11,90 metri di lunghezza fuori tutto per 3,58 di larghezza. Il progetto navale è di Michael Peters Yacht Design, una delle migliori firme nella progettazione di carene per barche a motore. Per questo modello ha disegnato linee d’acqua a V molto sportive.

Il Cap Camarat 12.5 WA conquista i diportisti certamente per la sua versatilità. Questo grazie a un layout di coperta tipo walkaround, ossia con tuga ristretta per consentire piena fruibilità anche nella porzione prodiera dello scafo. In tal modo la barca mette a disposizione dei propri ospiti due gradevoli aree esterne estremamente conviviali, progettate e arredate con cura.

Il pozzetto, una godibilissima area adatta a qualsiasi attività, si caratterizza per la presenza di un comodo sofà a L, attiguo alla porta dalla quale si accede direttamente alla plancia poppiera, dedicata alle attività balneari. A rendere il pozzetto ancor più vicino e integrato col mare, è la murata apribile e ribaltabile, a comando elettrico, posta sul suo lato sinistro. Abbattendola, diviene di fatto una seconda piattaforma da bagno molto sicura, situata lontana dai motori.

Proprio la conformazione della tuga a prua, ha consentito di ricavare un vero e proprio secondo pozzetto che dispone di un tavolino e tre ampi lettini prendisole. Elemento centrale di questa imbarcazione che, visti gli spazi, può essere definita una “party boat”, è la cucina esterna, funzionale e al contempo in grado di rendere ancor più conviviale la vita di bordo.

Tra gli optional immancabili, da segnalare il T-Top previsto da Jeanneau a copertura del cockpit di guida con struttura in acciaio inox, al quale possono essere integrati dei tendalini o bimini, in grado di dare ombra ai due citati pozzetti. Il Cap Camarat 12.5 WA presenta un ampio vano di prua, con dinette che si trasforma in cuccetta, una superba cabina di poppa privata, una armatoriale con letto king size, divano come eventuale posto letto aggiuntivo e vista sul mare.

La barca in prova

LA PROVA IN MARE

Il mare davanti a Marina degli Aregai è una tavola e il vento è assente. Ci sono le condizioni ideali per provare le performance dei tre Suzuki DF300B abbinati alla nuova ammiraglia Cap Camarat. A bordo siamo cinque persone, il serbatoio del carburante è a 3/4, mentre quello dell’acqua è pieno.

Da fermi, in 4 secondi, raggiungiamo la velocità di planata a meno di 3 mila giri e circa 14 nodi. Ripetendo lo stesso test, abbassando però completamente le manette, in 15 secondi raggiungiamo la velocità massima di 46 nodi, a 6.100 giri e con un consumo complessivo di 317 litri/ora. La velocità di crociera è invece di circa 26 nodi, con un consumo totale di 110 litri/ora a 4 mila giri.

Per ottenere il massimo dall’accoppiata scafo-motori, non serve neanche agire sui flap o sul trim. La barca in prova, infatti, era dotata della funzione Zip Wake (optional), i flap automatici che regolano l’assetto della barca in modo autonomo, grazie ad un piccolo giroscopio. Quindi ci basta abbassare le manette e divertirci. In virata ci pensa il motore a ridurre i giri ed a rendere sicura qualsiasi manovra azzardata. La dolcezza della risposta ai comandi, infatti, aumenta notevolmente il senso di stabilità e sicurezza che si percepisce al timone.

Accelerate e decelerate brusche non attaccano gli ospiti al sedile e non fanno “impiantare” lo scafo. La risposta è pronta ma dolce, sia in termini di andatura, sia in termini “audio”, grazie al rombo elegante dei motori Suzuki. La postazione di comando è ben protetta. Il parabrezza è avvolto nella parte superiore da una spessa cornice, che però ha anche la funzione di tientibene, soprattutto mentre si percorrono i passavanti a fianco della tuga.

Il comfort degli ospiti è assicurato nel pozzetto principale, quello di prua, anche se chi è al timone ha una guida un po’ troppo brillante. La stabilità non viene mai meno. Sottocoperta c’è un ampio spazio per trascorrere la notte o per rifugiarsi intorno ad un tavolo nel caso in cui il meteo dovesse peggiorare. Il bagno è alto e spazioso.

La murata abbattibile (soltanto quella di sinistra) è un plus che solitamente si trova soltanto su imbarcazioni di dimensioni maggiori, ma aumenta lo spazio del pozzetto e diventa una divertente (e sicura) piattaforma per i tuffi e per la risalita a bordo, grazie alla scaletta integrata.

SCHEDA TECNICA – CAP CAMARAT 12.5 WA

Lunghezza f.t.: 11,93 m

Baglio massimo: 3,57 m

Dislocamento a vuoto: 7.230 kg

Carburante: 1.150 l

Acqua: 200 l

Motorizzazione della prova: 3×300 HP Suzuki DF300B.

 

Giuseppe Orrù

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