L’ingegner Verme a LN: “Il nostro scafo ad altezza variabile è ideale come water taxi per disabili”

Il progetto "GerrisBoats" di Verme Yacht Design presenta anche le versioni "taxi" e "idroambulanza"

28 Febbraio 2021 | di Manuela Sciandra

Lo studio Verme Yacht Design ha presentato ufficialmente il suo nuovo progetto denominato “GerrisBoats“, che consiste in un’innovativa piattaforma scafo ad elementi mobili e a geometria variabile.

Questa originale imbarcazione, il cui nome deriva dal gerride, l’insetto che pattina sugli specchi acquei (soprattutto lacustri), è caratterizzata da un corpo sommerso, ali in grado di farla “decollare” e un sistema di scafi mobili, tutti elementi che la distinguono nell’attuale panorama di scafi per natanti.

Pensata fin da subito in configurazione full-electric e con varianti a idrogeno (stoccato nel corpo sommerso), offre una bassa resistenza all’avanzamento, consentendo quindi un’elevata autonomia in elettrico, una limitata formazione d’onda anche a basse velocità e non solo in volo come gli scafi “foil”, una superiore stabilizzazione al rollio all’ancora, ovvero all’imbarco, e la possibilità di regolare in altezza la piattaforma, portando il piano di calpestio della barca a livello di quasi ogni molo.

In particolare, questi ultimi due punti risultano fondamentali nelle versioni “taxi” e “idroambulanza” di questo scafo, perché permettono il trasporto agile di persone con disabilità o gravi difficoltà motorie e l’imbarco agevole (laterale) di una barella. In virtù di questa sua accessibilità, quindi, il taxi-boat basato su questa piattaforma può vantare un alto valore sociale e, grazie anche al suo ridotto impatto ambientale, potrebbe essere una soluzione estremamente utile nel trasporto pubblico in zone lacustri e in città come Venezia o Amsterdam.

Tuttavia, come ogni tecnologia fortemente innovativa, il progetto GerrisBoats presenta delle limitazioni. Infatti, sebbene la possibilità di ridurre il proprio pescaggio da ferma, grazie alla mobilità degli scafi laterali, la renda più competitiva rispetto ad altre soluzioni “foiling” di ultima generazione, a causa dell’altezza “fuori dall’acqua”, l’imbarcazione potrebbe non riuscire ad accedere a quei canali attraversati da ponti.

Il progetto è oggetto di due depositi di brevetto per invenzione e il suo sviluppo è attualmente nello scopo sociale di una startup innovativa appositamente costituita nel febbraio di quest’anno, finanziata al momento dai suoi inventori, Massimo Verme e Roberto Rossi. A breve la compagine sociale verrà estesa a diversi soci sostenitori, da manager dell’industria e della nautica ad università e associazioni per disabili, fino ad aziende interessate a svilupparne le grandi potenzialità.

L’INTERVISTA A MASSIMO VERME

Ingegner Verme, il suo progetto ha i foil per “correre”, ma la vera novità sta nel “rimanere fermi” e stabilizzare la barca all’ormeggio.

Sì, esatto. A velocità ridotte, i due scafi laterali e il siluro sommerso permettono allo scafo di uscire dall’acqua, consumare poco e, uno degli elementi importanti di questo progetto, alzare poca onda. In navigazione, gli scafi laterali smorzano l’impatto con eventuali onde più alte, aumentando la sicurezza e la stabilità a bordo. A velocità superiori, intervengono poi i foil, le quattro ali che troviamo lungo lo scafo.

Ma la vera innovazione sta nell’alzare lo scafo quando la barca è ferma, per portare il piano di calpestio alla stessa altezza di un molo o di una banchina ed eliminare così il dislivello. Questa utilità si rivela fondamentale per imbarcare o sbarcare un disabile, oppure il passeggino di un bambino. Ma pensiamo anche a un’ambulanza, che deve imbarcare un paziente su una barella. Oppure, più semplicemente, una signora in abito da sera che indossa i tacchi.

Come si è arrivati a questa idea?

Siamo partiti dal siluro sommerso. Poi abbiamo aggiunto le ali. Ma restava il problema del pescaggio eccessivo. Quindi ci è venuta l’idea degli scafi laterali, che possono alzarsi e abbassarsi, creando il vero valore aggiunto. Abbiamo pensato a uno scafo efficiente soprattutto alle basse velocità, proprio mentre tutti vanno verso i foil. Noi non dobbiamo andare veloci, ma garantire un servizio in cui, soprattutto se il motore è elettrico, si consumi poco e fare poca onda.

Ad Amsterdam il limite di velocità è di 12 km/h, a Venezia ci sono forti restrizioni riguardanti il moto ondoso. La soluzione, quindi, è lo scafo sommerso: più è sommerso e meno onda genera durante la navigazione. Poi abbiamo aggiunto le ali per tenere la barca fuori dall’acqua. Ma la vera idea è quella di alzare e abbassare lo scafo per risolvere il problema del pescaggio.

Adesso bisogna trasformarlo in realtà.

Certo, vogliamo trasformare un render in qualcosa di concreto. Tra i nostri soci c’è anche l’atleta paraolimpico Vittorio Podestà, un paraciclista, e vogliamo coinvolgere associazioni di disabili. L’utilizzo più adatto per questa imbarcazione è il water taxi per disabili. Ma ci sono anche l’ambulanza o altre applicazioni. In Francia, ad esempio, non si potrà più fare rada. Ci saranno dei campi boe e quindi un’unità di questo tipo si può usare come tender tra le barche alla boa e la terraferma. 

Poi si potrebbero aprire altre infinite possibilità. Il siluro sommerso, ad esempio, potrebbe ospitare dell’idrogeno per la propulsione del motore. Ma questi sono accorgimenti tecnici. Noi abbiamo stupito con l’idea di accessibilitàIl primo brevetto ha già ottenuto parere di ricerca completamente positivo e sarà rilasciato a breve. Potevamo pensare ad un ennesimo yacht avveniristico, invece abbiamo voluto fare qualcosa per il sociale e sempre più aziende, persone ed enti stanno appoggiando il nostro progetto.

 

Intervista di Giuseppe Orrù

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