VHF: in vista un nuovo balzello per i diportisti?

Questa volta, il balzello potrebbe obbligare la sostituzione del VHF con quelli dotati della funzione DSC

12 Febbraio 2017 | di Daniele Motta

Creare balzelli e procedure burocratiche al limite del buon senso comune sembra essere, ormai da tempi immemorabili, prassi comune, anche nella nautica.

Questa volta, il balzello potrebbe obbligare la sostituzione del VHF con quelli dotati della funzione DSC (il tasto/funzione per inviare una chiamata di soccorso con la posizione dell’unità ndr), inserendo tale provvedimento nella bozza del decreto riguardante la riforma del Codice della Nautica.

La notizia, da prendere comunque con le molle in quanto non ufficializzata, è stata comunque ripresa da molte testate.

Tra queste, anche Nautica (febbraio 2017) ha chiesto un commento ad UCINA in merito alla questione. La risposta di un rappresentante del tavolo tecnico è stata: «Su questo punto è preferibile non esprimersi al momento per lasciare spazio al confronto con le Capitanerie».

La norma, probabilmente e verosimilmente richiesta dal VI reparto del Comando Generale delle Capitanerie di Porto, potrebbe portare a sostenere un esame, così come previsto dall’attuale normativa, presso il Ministero dello Sviluppo Economico il quale, chiaramente, ha sede solo a Roma.

A questo, si potrebbe aggiungere un’ulteriore norma che preveda la scadenza della licenza di esercizio della radio.

Fatto sta che questo potrebbe essere uno sgraditissimo “regalo” a tutti i diportisti, tanto più che comincia ad avvicinarsi l’inizio della prossima stagione, nonché un ulteriore disincentivo per rendere ancor meno competitiva la scelta della bandiera italiana, anche per i piccoli armatori.

È in vista un inutile balzello o un miglioramento della sicurezza in mare?

La giusta sentenza spetta solo ai lettori.

Daniele Motta

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9 commenti

  1. Rolando Bocchini ha detto:

    La sostituzione del vhf con vhf dotato di dsc comporta per forza di cose il conseguimento del relatativo patentino rilasciato dal Ministero delle Poste e Telecomunicazioni a Roma; essendo l’esame non facile comporta la preparazione in qualche centro dedicato; poi essendo il marittimo “smemorato” ogni 5 anni il rinnovo con corso nel centro dedicato. Questo già avviene con i marittimi (come già pubblicato il merittimo appartiene alla categoria di pecore che da la lana due volte all’anno); quindi in un colpo solo con una leggina piccola picola si rubano tanti soldi. Rolando

  2. Gianni ha detto:

    il “Concordia” e il Sig. Schettino erano sicuramente in regola con i migliori standard della burocrazia… credo che molti diportisti senza patente avrebbero saputo fare meglio ed abbiano conoscenze nautiche superiori alla media dei militari che li controllano in mare.

  3. vito pignataro ha detto:

    Nella mia breve esperienza nella nautica da diporto, mi è capitato di vedere ‘capitani’ mettere il microfono all’orecchio per ascoltare la risposta della capitaneria,
    dopo aver comunicato una ‘posizione’ stimata ad occhio sbagliata di appena 10 miglia… Credo che occorra far maturare la consapevolezza di quanto sia necessario dotarsi dei mezzi più evoluti per la sicurezza di chi va per mare. Certo, nel nostro paese l’approccio del legislatore è sempre stato orientato alla complicazione e al lucro, e questo tocca i nervi scoperti degli utenti. Ma faccio una domanda: se proprio si deve fare l’esame separato da quello della patente, perché non approfittare degli stessi uffici che si occupano delle patenti dei radioamatori? O ancora meglio, non si può inserire un tecnico della polizia postale in commissiine di esame per la patente?

  4. Giovanni ha detto:

    Ritengo (da sempre) che attualmente chi possiede un natante debba avere come dotazione di bordo la radio VHF (ovviamente parlo per quelli dove esiste l’obbligho della radio) ma da sepre ritengo che sia necessario che venga effettuato, per il rilascio dell’autorizzazione all’uso della radio, almeno un mini corso dove venga insegnato il corretto utilizzo della stessa.
    E’ vero che i casi di soccorso in mare non sono così elevati (meno male) ma sarebbe utile ed opportuno che chi possiede un natante e quindi è responsabile dello stesso, sia in grado di utilizzare in maniera appropriata questo strumento.
    I motivi sono semplici: 1 – bisogna saper utilizzare la radio ed i canali oltre alle varie “manopolie e pulsanti” (mi chiedo chi veramente abbia studiato il manuale d’uso) in maniera corretta
    2 – Esiste un codice fonetico internazionale che nessuno o pochi conoscono ed utilizzano
    3- Durante le chiamate via radio, ma sopratutto verso il canale 16 (di emergenza) per rendere efficace ed immediato l’intervento di chi deve soccorrere, sarebbe bene che chi utilizza la radio, sia per salvare se stesso che per dare informazioni circostanziate a favore di chi si trova in difficoltà, sia in grado di conosce il protocollo che utilizano le varie Capitanerie di Porto (tra l’altro è in vigore in tutto il mondo), così da rendere veramente utile l’uso di questo strumento.
    Vorrei chiudere il mio commento dicendo che la radio non dovrebbe essere uno strumento/giocattolo e sopratutto lo ritengo un oggetto strategico all’interno dei natanti al pari del motore ausiliario o del tender e che bisognerebbe fosse conosciuto in maniera appropriata. Per quanto riguarda la possibilità di fornire il posizionamento sarebbe una cosa interessante per chi non è capace a fare il punto nave o per chi usa solo le apparecchiature elettroniche.
    Saluti

  5. walter ha detto:

    ci stanno riuscendo, porti sempre più’ vuoti e cari. Politica per la nautica demenziale.

  6. mauro tripiciano ha detto:

    Sbagliato imporre un obbligo, ma chiamare soccorso dando automaticamente la posizione sarebbe di grande aiuto per diportisti meno esperti e Capitanerie. Se poi il VHF è un portatile galleggiante può servire anche in casi molto gravi. Da eliminare il corso SRC con l’esame a Roma: non serve per schiacciare il tasto.

  7. Stefano Malagoli ha detto:

    E’ presto per poter giudicare cosa stia realmente avvenendo: al momento mi pare che ci sia in merito solo una ipotetica fuga di notizie la cui fonte non è meglio specificata, che qualche organizzazione di categoria e alcune testate hanno deciso di cavalcare utilizzando il metro del luogo comune, solo al fine di sfruttare mediaticamente la (giustificata) onda lunga del disagio diportista.
    Condividendo la posizione misurata e interlocutoria di Liguria Nautica, mi permetto da queste pagine di sottoporre una personalissimo riflessione in merito.
    Innanzi tutto, il fatto che si muova qualcosa sul tema dell’accesso del diportismo italiano nell’ambito DSC (e segnatamente GMDSS) è un aspetto positivo. Considerando per altro che oramai, chi ha acquistato la radio vhf negli ultimi 12 anni, nella stragrande maggioranza dei casi dispone già di un apparato vhf dotato di DSC, che però non è utilizzabile senza disporre almeno di un certificato SRC. Il vero problema è che molti naviganti sono tutt’ora convinti che quel tastino con coperchietto rosso con su scritto Distress sia attivo e in caso di necessità possa disporre la richiesta automatica di soccorso. E necessario fare chiarezza su questo aspetto, anche e soprattutto per la sicurezza dei tanti diportisti illusi e in potenziale pericolo. Quindi, a mio giudizio e con ogni probabilità, non dovrebbe prospettarsi una grave tragedia economica per il comparto, quando di fatto ci si sta finalmente avviando verso un adeguamento agli standard internazionali, e in particolare quelli europei, dove comunque in un modo o nell’altro questi certificati sono più facilmente accessibili.
    Con ogni probabilità la nota dolente è proprio qui, e qui probabilmente il Ministero è più in difficoltà: al momento per ottenere le adeguate certificazioni è necessario accedere agli esami romani. In verità alcune organizzazioni internazionali che operano anche sul territorio nazionale offrono corsi con esame finale perfettamente riconosciuti dallo stesso governo italiano, e probabilmente sarà su questo aspetto che si giocherà la partita più difficile: l’accessibilità (e i costi) degli esami. Il MISE (ministero dello sviluppo economico, competente in materia) in qualche modo è obbligato dalla comunità internazionale a trovare una soluzione affinché anche i diportisti italiani, per ora esclusi dal GMDSS, possano accedere con consapevolezza ad un servizio a tutti gli effetti pratico, efficace ed essenziale. Sottolineo il termine “consapevolezza. Ora, l’apparato burocratico sarà in grado di rendere possibile la formazione culturale, prima che tecnica, dei naviganti per diletto? Oppure troverà il modo per complicare ulteriormente la loro vita?
    Di fondo, credo che sia un errore fissarsi sull’adozione dell’apparato come unico elemento di questa necessaria quanto complessa trasformazione. Non serve demonizzare un tema del genere nel suo complesso, creando inutili allarmismi o diffondendo notizie parziali, ma sicuramente sarebbe utile poter sensibilizzare il Governo sulla possibilità di creare un più facile accesso alle informazioni utili per sfruttare al meglio l’apparato radio, superando quell’imbarazzante farsa rappresentata dal certificato limitato rtf. Come? Inserendo questi temi nel programma delle patenti nautiche? Creando opportunità di sostenere l’esame con agio maggiore, disponendo sessioni sull’intero territorio nazionale? Altre idee? Le soluzioni di buon senso forse potrebbero essere tante, aspettiamo a giudicare, ma certo non illudiamoci e… restiamo sintonizzati.

  8. Velastregata ha detto:

    I nostri politici, e chi a loro porta l’acqua con le orecchie per propri interessi, nei confronti della nautica continuano ad essere dei ruminanti con vistose appuntite appendici ossee sulla testa. E’ una vergogna!!!! che non si lamentino che a centinaia l’anno i diportisti cambiano bandiera navigando così con colori sburocratizzati, snelli e scevri di gratuita imbecillità. Non dimenticate i danni che fece Monti alla nautica nemmeno tanto tempo fa…… ricordate almeno le piaghe da questi generate, quando avrete la matita in mano nell’urna……

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