Volvo Ocean Race, un genovese a bordo di "Mar Mostro". Le foto

Non capita tutti i giorni di poter timonare un VOR 70. Il resoconto di Eugenio Ruocco che è stato a Lanzarote per seguire da vicino gli allenamenti del team Puma

16 Ottobre 2011 | di Redazione Liguria Nautica

A pochi giorni dall’inizio della Volvo Ocean Race 2011-12 mirendo conto della fortuna che ho avuto, qualche tempo fa, a visitare la base di allenamento del Team Puma di Puerto Calero, a Lanzarote (Canarie), che a bordo del VOR 70 “Mar Mostro” si sta preparando ad Alicante per il giro del mondo a vela più seguito del globo.

 

La regata e il grande assente – Informazione per i profani :la Volvo Ocean Race, dal2003, ha preso il posto della storica Whitbread: i 6 team partecipanti (Groupama, Puma, Telefónica, Abu Dhabi, Camper e i cinesi di Sanya) stanno compiendo gli ultimi preparativi per un impresa che li impegnerà dal 29 ottobre all’8 luglio 2012. Se la giocheranno su una rotta di39.270 miglia con 8 tappe: Alicante, Città del Capo, Abu Dhabi, Sanya, Auckland, Itajaí, Miami, Lisbona, Lorient e Galway. Ci sarà un grande assente, lo sappiamo bene: Giovanni Soldini a bordo della sua “Italia70”, che, con gli aiuti di  John Elkann e Carlo Croce, ha optato per un ripiego di lusso, a bordo della ribattezzata “Maserati”. Il navigatore milanese proverà a infrangere alcuni importanti record oceanici, primo fra tutti quello maturato da Franck Cammas sulla rotta New York-Cape Lizard.

 

A bordo di “Mar Mostro” – In qualità di inviato del Giornale della Vela, ho avuto il privilegio di essere l’unico giornalista italiano a poter provare l’emozione di navigare a bordo di “Mar Mostro”, la barca di Puma, e di poter seguire da vicino la giornata-tipo dei dodici uomini dell’equipaggio (Ken Read, Tom Addis, Ryan Godfrey, Kelvin Harrap, Brad Jackson, Rome Kirby, Tony Mutter, Michael Mueller, Casey Smith, Jonathan Swain, Laird Hamilton e Arden Oksanen, sostituito due giorni fa da Amory Ross nel difficile compito di media crew member, il documentarista di bordo) fatta di allenamento in mare, si, ma anche di tanta palestra e cimenti fisici quotidiani, accompagnati dal consumo obbligato di cibi rigorosamente liofilizzati. Sveglia alle 5.30, in palestra alle6 a sudare manco fossero body builders, poi corsa e camminate immersi nel paesaggio lunare di Lanzarote: questi ragazzi – anche se sono pagati per farlo – mi sembrano degli alieni. Poi l’uscita in acqua: una volta issate le vele (randa, fiocco e stay-sail) “Mar Mostro” si rende protagonista di accelerate da Formula 1. Si viaggia, con al timone l’esperto Ken Read, skipper di fama internazionale, sui 19 nodi, con una punta di 19,99. E pensare che ci sono solo 12 nodi di scirocchetto! Le barche di carbonio hanno un difetto: rumorosissime! Stridori e boati a ogni manovra, se si scende nello spartano sottocoperta, sembra di stare dentro a un tamburo da orchestra durante un’opera di Wagner.

 

Ho timonato il “Mostro” – A un certo punto Ken Read mi chiede “Do you want to drive?”, vuoi timonare? Il fatto che in inglese timonare si dica “drive”, come “guidare”, in questo caso calza a pennello: sembra di stare al volante di un auto sportiva. Di bolina viaggio a 16 nodi, appena mi metto di lasco la barca si comporta come una grande deriva: appena si inclina troppo, basta poggiare ed eccola schizzare via a una velocità tale che devo tenermi aggrappato al timone per non essere proiettato indietro. Ken se la ride. Chissà, penso, se se la riderà ancora quando sarà in mezzo all’oceano al freddo, in condizioni estreme. Ma questi ragazzi – o meglio, alieni – sono preparati e pronti a tutto. Il senso della sfida corre nelle loro vene come quello della prudenza nelle mie. Mi sono divertito un mondo, e sono tornato a casa dove – come nella migliore tradizione genovese – ad aspettarmi c’era un bel piatto di trofie al pesto.

 

Eugenio Ruocco

 

Le foto a bordo di “Mar Mostro” e del team a Lanzarote

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