Confindustria Nautica: con l’aumento retroattivo dei canoni demaniali e il raddoppio dell’Iva sui noleggi il governo mette in crisi il turismo

Inoltre, con un veto politico, è stato cancellato un intervento nel Decreto Rilancio relativo ai "marina resort", che aveva lo scopo di sostenere il turismo nautico

9 Luglio 2020 | di Manuela Sciandra
Mega yacht a Genova
Mega yacht a Genova

All’indomani della ripartenza post lockdown, Confindustria Nautica, Federturismo Confindustria, Assomarinas, Assonat-Confcommercio, Confarca e Assilea sono insorte contro l’aumento retroattivo dei canoni demaniali dei porti turistici e il raddoppio dell’Iva sul noleggio e la locazione di imbarcazioni, che colpiscono duramente il settore nautico e in particolare il suo segmento turistico, con tutto l’indotto a esso collegato.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il parere negativo della Ragioneria generale sull’emendamento al Decreto Rilancio volto a chiudere il contenzioso giudiziario che oppone da ben 13 anni 23 fra i principali porti turistici del Paese allo Stato. “Queste imprese – sottolineano in una nota le associazioni di categoria – hanno vinto ogni possibile grado di giudizio (fino alla Corte Costituzionale) contro la normativa approvata dal Governo Prodi nel 2007 ma l’Agenzia delle Entrate continua ostinatamente a richiedere i pagamenti non dovuti e a spiccare provvedimenti esecutivi di blocco dei conti correnti e persino di revoca delle concessioni. Anche il TAR Sardegna, con la sentenza n. 382 del 6 luglio 2020, ha ribadito che detti aumenti non possono essere applicati retroattivamente ai rapporti allora in essere e ha addirittura condannato la parte pubblica al pagamento delle spese di giudizio”.

“Questa situazione già critica – prosegue la nota – si è ulteriormente aggravata a causa della circolare dell’Agenzia delle Entrate, che dal 15 giugno scorso detta nuove regole per il calcolo dell’imponibile Iva sul noleggio e la locazione di unità da diporto e che comporta, di fatto, un delta fino a più 11 punti percentuali di imposta rispetto agli altri Paesi concorrenti. Il provvedimento, adottato in conformità con quanto richiesto dalla Commissione UE, segue la cancellazione del 62% dei contratti provocata dal Coronavirus e giunge proprio mentre la Francia ha sospeso l’introduzione delle nuove regole (mantenendo un’aliquota al 10%), la Croazia applica l’Iva turistica (sempre al 10%) e la Grecia ha individuato un escamotage per sottrarvisi del tutto”.

“Inoltre con un veto politico – conclude la nota – è stato cancellato un intervento nel Decreto Rilancio che faceva chiarezza sull’applicazione della disposizione relativa ai cosiddetti ‘marina resort‘ (porti o porzioni di essi attrezzati con specifiche dotazioni turistiche per i diportisti), dedicata al rilancio del turismo nautico e dell’incoming di imbarcazioni dall’estero, e che invece rimane di difficile interpretazione e applicazione. A questo si aggiunge poi un incremento della reiterazione dei controlli in mare che, sebbene motivata dalla necessità di verifiche sanitarie, risulta comunque incomprensibile per i pochi clienti presenti e in controtendenza con il basso rischio delle attività nautiche rilevato dall’Inail”.

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