Da amazzone dei mari a balia per i ragazzi: le mille vite di “Cajega”

Storica imbarcazione a vela dalle linee sinuose ed eleganti, Cajega gode ancora oggi di una reputazione di tutto rispetto nel mondo delle regate

19 Novembre 2020 | di Liguria Nautica

Trasformare un’idea o una passione in un’attività è probabilmente ciò a cui tutti noi tendiamo, lo scopo che rende una vita un susseguirsi di emozioni e che rende intenso ogni giorno che viviamo. Ci è riuscito Giancarlo Barberis, fondatore e proprietario dell’omonimo cantiere navale spezzino, che seppe coniugare la sua grande passione per il mare con lo spirito imprenditoriale tipico degli anni Settanta, riuscendo ad esportare l’eccellenza italiana in tutto il mondo grazie alle sue leggendarie imbarcazioni.

Il destino, però, ha fermato la corsa di questo glorioso cantiere. Una notte del luglio 1987, durante un terribile temporale, un fulmine si abbattè su uno dei capannoni, distruggendo il lavoro e le speranze di anni. Anche gli stampi, così preziosi, purtroppo non si salvarono. Nessuno aiutò i Barberis a risollevarsi e il governo italiano deliberò gli aiuti in ritardo, quando i cantieri ormai non esistevano più.

Nonostante lo sfortunato epilogo di questa avventura imprenditoriale, per quasi vent’anni i cantieri Barberis hanno gettato le basi dell’arte navale italiana, soprattutto nel campo della vela, ideando e costruendo imbarcazioni avanti nel tempo che hanno fatto la storia della nautica ligure, come lo “Sciacchetrà“, il piccolo cabinato in vetroresina che deve il suo nome al famoso vino passito delle Cinqueterre, punto di riferimento nel mondo della vela per moltissimo tempo.

O come la piccola “Cajega“, storica imbarcazione a vela dalle linee sinuose ed eleganti che gode ancora oggi di una reputazione di tutto rispetto nel mondo delle regate e si è guadagnata di fatto un’aura quasi leggendaria nel panorama diportistico ligure, grazie alle sue numerose vittorie. Nata dai cantieri Barberis, come anche citato nel libro “La vela nel cuore di un imprenditore” di Giancarlo Barberis, Cajega fu inizialmente venduta, senza alcun tipo di attrezzatura di coperta, ad un consorzio di marinai di Portofino.

Nel libro, il velista di spessore internazionale Pinuccio Viacava racconta come durante la regata Chiavari – Gallinara – Chiavari (ultima regata valevole per il titolo di Campioni del Tirreno) si trovavano primi con un notevole vantaggio rispetto agli altri scafi, quando calò sul campo di gara una nebbia fittissima.

“Facemmo molti bordi nella nebbia – ricorda Viacava – con la sola bussola non riuscivamo ad orientarci, pensavamo di aver ormai perso tutto il vantaggio. Ma quando la nebbia si diradò, ci trovammo di fronte a Punta Cajega, la punta che divide Portofino da Paraggi. Eravamo miracolosamente ancora in testa, mentre gli altri dondolavano nella bonaccia. Vincemmo la regata e la barca, doverosamente, fu chiamata ‘Cajega’”.

Cajega6Della storia di questa singolare imbarcazione mi piace pensare di farne parte anch’io. Infatti, durante il percorso per l’acquisizione della patente nautica, le mie prime esperienze in mare furono proprio su Cajega, all’epoca di proprietà di mio zio e di un suo socio, i quali, con la loro testimonianza, mi hanno reso partecipe della sua storia più intima e recente.

“Abbiamo conosciuto Cajega nell’estate del ’95”, spiegano Antonio e il suo amico Felice. “Nel porto di Varazze – proseguono – vedemmo Cajega in vendita. I suoi proprietari, due fratelli che avevano un mobilificio, diventati anziani, cercavano una barca più grande e, soprattutto, un po’ meno nervosa, un po’ meno impegnativa”.

“Cajega – sottolineano Antonio e Felice – è una barca molto performante, leggera, con un’importante velatura, velocissima con i mezzi venti fino a 10-15 nodi ma molto impegnativa con venti superiori. Per renderla un pochino più tranquilla, i fratelli varazzini avevano aggiunto pesi in pani di piombo per circa 100 kg, distribuiti alla base dell’albero”.

“Cajega – aggiungono – era dotata di tre rande, con teli di spessori e caratteristiche differenti, ovviamente da utilizzare a seconda dell’intensità del vento. Aveva due fiocchi, uno leggero ed uno pesante, di metri quadrati leggermente differenti, una piccola trinchetta da utilizzare con venti fortissimi ed uno spinnaker (che i fratelli chiamavano ‘u blooper’) molto piccolo, che veniva invelato quasi in testa d’albero”.

“Ancora una chicca – raccontano i due ex proprietari – i fratelli uscivano ed entravano nel porto di Varazze a vela, fino a quando gli fu vietato dalla direzione del porto e dovettero perciò attrezzare il natante con un piccolo motore fuoribordo posizionato a poppa su una piastra pieghevole e mantenuto in posizione di riposo sotto coperta alla base dell’albero. Abbiamo acquistato Cajega e goduto per diversi anni delle sue qualità”.

“Per motivi di impegni – affermano – non abbiamo fatto molte regate ma abbiamo scorrazzato nel mare antistante Celle Ligure con ogni condizione di vento. Cajega non ci ha mai deluso e ha sempre suscitato ammirazione in tutti coloro che l’hanno vista navigare”.

L’età, però, si faceva sentire anche per lei. “La coperta – ricordano Antonio e Felice – cominciava a creparsi e le basi degli ‘winch’ andavano rafforzate. Decidemmo, allora, di restaurarla. Lasciati albero e bulbo nel porto di Varazze, l’abbiamo portata a Castagnabuona, sulle alture di Varazze, dove il mio socio aveva una falegnameria”.

“Nel lavoro di restauro – concludono – ci ha aiutato un vecchio maestro d’ascia dei Cantieri Baglietto. Rifatta la coperta, rinforzata nei punti cruciali, dotata di un motore entrofuoribordo e riverniciata, Cajega ha iniziato la sua seconda vita. La gazzella ha cambiato un po’ il carattere, ha perso un po’ della sua focosità a vantaggio, però, di una maggiore stabilità: meno agile con le brezze ma più facilmente conducibile con venti oltre 15 – 20 nodi”.

Cajega scoutCirca dieci anni fa Cajega è stata ceduta alla società A.S.D.P.S. Prà Sapello, che ha le banchine nel porticciolo di Genova Pra’, dove sta svolgendo l’encomiabile compito di condurre in mare, per le prime esperienze, ragazze e ragazzi diversamente abili. Nata come amazzone, si è trasformata in balia premurosa e carezzevole, aiutata nel suo compito dal fruscio del vento e dal gorgoglio delle onde.

Nonostante oggi sia una vecchia signora, forse un po’ appesantita dal nuovo motore entrofuoribordo, quando partecipa a competizioni locali come la “Millevele”, Cajega incute ancora un certo timore ed una particolare riverenza. Durante le sue apparizioni, infatti, gli equipaggi delle altre imbarcazioni e i velisti vissuti non si possono esimere, quando gli sfila a fianco con le sue linee snelle e filanti, dal rimanere incantati ad ammirarla in tutta la sua magnificenza.

 

Luca Serlenga

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3 commenti

  1. Paolo viacava ha detto:

    Io cajega lo vissuto in prima persona dal lontano 1977 a Portofino.
    Ho timonato il Cajega in tante regate vincendole quasi tutte.
    Un ricordo meraviglioso
    Paolo viacava

  2. marco cimarosti ha detto:

    Grande Cajega! La testimonianza di una indimenticabile epoca di passione per la vela …

  3. Elisa ha detto:

    Bellissimo articolo, bravo Luca, ho navigato sul Cajega a Pra’, ma la storia che tu hai rievocato è davvero affascinante, degna di una “signora del mare”.
    Il mondo della vela è meraviglioso e tu l’hai descritto con passione…

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