Nata per vincere sostenibilmente: pronta al varo “Ecoracer”, la sportboat riciclabile

"Ecoracer", barca da regata riciclabile, si è già aggiudicata il Design Innovation Award ma conta di ottenere altre vittorie in acqua

1 Ottobre 2021 | di Caterina Lazzari

Sarà varata in ottobre a Monfalcone Ecoracer, la sportboat riciclabile presentata come prototipo al 61° Salone Nautico di Genova. Si tratta di un’imbarcazione veloce, aggressiva ed ecologica e, anche per questo motivo, ha vinto il prestigioso Design Innovation Award nella categoria natanti a vela fino ai 10 metri.

Questa nuova barca da regata, progettata da Matteo Polli, già campione ORC, ha già ottenuto quindi la sua prima vittoria, ma altre conta di prendersele in acqua. Cosa la rende così speciale? Siamo andati a scoprirlo nell’Area Sailing World nei giorni del Salone.

Missione riciclabilità

Northern Light Composites è una startup fondata da Fabio Bignolini, Andrea Paduano e Piernicola Paoletti con un proposito preciso: cercare soluzione al problema dello smaltimento delle barche dismesse.

Le barche in vetroresina hanno una lunga durata, ottime prestazioni e relativa economia di costruzione. Ma che succede quando arrivano a fine vita? Si tramutano in un disastro ecologico. Perché sono di fatto ingombranti rifiuti speciali, molto difficili da smaltire, e purtroppo molto spesso abbandonati nell’ambiente.

La vetroresina è più difficile da riciclare rispetto alla normale plastica per le sue caratteristiche costruttive. È infatti composta da una matrice in resina e una fibra di rinforzo, molto ardue da separare, che si possono recuperare con processi costosi sia economicamente che dal punto di vista ambientale. Materiali che se abbandonati nell’ambiente sono molto dannosi per l’ecosistema. Ecco perché è così importante lavorare a soluzioni alternative.

Barche in composito riciclabile

La tecnologia rComposite, ideata da Nlcomp, prevede invece l’utilizzo di una resina termoplastica abbinata a fibre di lino. Il fatto che la resina sia termoplastica significa che si ammorbidisce con il calore, quindi a fine vita può essere sciolta, separata dalla fibre, e recuperata.

Dopo il recupero si presta ad altri utilizzi, come parti della barca non strutturali, o usi del tutto diversi come l’oggettistica. Anche le fibre, che sono in partenza vegetali e più sostenibili della classica fibra di vetro, potrebbero essere recuperate per nuovi utilizzi.

La startup monfalconese ha ideato un processo di economia circolare, che prevede che le barche vengano riportate in cantiere una volta dismesse, e da qui esca la materia prima ma derivata ottenuta dal composito.

Realizzata con questa tecnologia, è già in acqua da un anno Ecoprimus, piccola deriva simile agli Optimist, mentre Ecoracer è pronta al varo e l’ambizioso trio sta progettando anche la deriva volante Ecofoiler, ispirata ai monoscafi dell’ultima America’s Cup.

Ecoracer, performance e sostenibilità

La tecnologia rComposite permette di ottenere un materiale composito con performance che non hanno nulla da invidiare alla vetroresina tradizionale. Ed è infatti il materiale con cui è stata realizzata Ecoracer, che nasce per la regata d’altura nella categoria ORC sportboat. Ha un assetto molto performante, con la prua inversa, che sta prendendo piede nei racer di ultima generazione, e il timone spostato in avanti.

Ma soprattutto Ecoracer è ecologica da prua a poppa. È riciclabile infatti anche il core (l’anima del composito) in Atlas HPE, mentre albero e boma in alluminio sono stati scelti per le loro caratteristiche di sostenibilità. Il motore è un fuoribordo elettrico Mitek e un pannello solare di Fly Solar Tech alimenta le pompe di sentina.

Le vele sono le Forte 4T di Onesails che, come via abbiamo raccontato, garantiscono il riciclo a fine vita. Anche la scotta della randa, infine, è un prototipo con anima in bio based dyneema e fibre di lino.

Un processo produttivo più pulito

Ma tutto questo ancora non basta: anche il processo produttivo deve essere sostenibile e rispettoso dei lavoratori. Per questo il composito è realizzato con l’infusione sottovuoto, che evita emissioni nocive.
Le fibre vegetali, inoltre, non sono tossiche quando vengono maneggiate e, per evitare la verniciatura, viene proposto il wrapping con pellicole termoadesive.

Il team che ha lavorato al progetto Ecoracer è composto da Matteo Polli, che ha disegnato le linee d’acqua, Alessandro Pera e Mattia Sconocchia per le strutture, mentre Roberto Baraccani e Alessandro Stagni hanno seguito gli aspetti produttivi relativi al composito e Roberto Spata seguirà l’ottimizzazione in mare del prototipo. Officine TL Compositi è invece partner di Nlcomp per quanto riguarda gli aspetti produttivi e ha seguito i processi di infusione, assemblaggio e finitura di ecoracer.

A questo punto a Ecoracer non resta che mettersi alla prova in acqua!

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