I disagi autostradali nel Nord Ovest mettono in ginocchio l’industria nautica: richiesto canale di accesso a Genova per i grandi carichi

Le chiusure, i lavori e le interdizioni al traffico costringono i cantieri nautici ad acquisire autorizzazioni al trasporto eccezionale su tratte molto lunghe, con costi così elevati da trasformare in perdite le singole vendite di unità da diporto

24 Febbraio 2020 | di Manuela Sciandra

A Savona è stato appena inaugurato dal ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, il nuovo viadotto “Madonna del Monte”, che sostituisce quello crollato lo scorso 24 novembre sulla A6 Torino-Savona. Realizzato a tempo di record, si tratta di una vera e propria boccata d’ossigeno per la viabilità dei trasporti eccezionali e per questo trova la piena approvazione di Confindustria Nautica.

Tuttavia, sono ancora molti i disagi autostradali nel Nord Ovest del Paese, come chiusure, lavori e interdizioni al traffico, che stanno mettendo in ginocchio anche l’industria nautica e le infrastrutture del territorio ligure che ne sono il naturale sbocco al mare.

Rimane infatti critica la viabilità tra Piemonte e Lombardia con la Liguria, a causa di numerose chiusure, tra cui quelle dei viadotti Bormida (A26 tra Ovada e Alessandria) e Andona (tra Asti Ovest e Villanova D’asti, in entrambe le direzioni), quella del tratto compreso tra l’allacciamento con la A10 e lo svincolo per Masone, che non consente l’accesso a Genova Voltri, e quella del casello di Celle Ligure, che penalizza i vari a Varazze.

Queste ed altre restrizioni costringono i cantieri nautici ad acquisire autorizzazioni al trasporto eccezionale su tratte molto lunghe, con costi così elevati da trasformare in perdite le singole vendite di unità da diporto.

Nel caso dell’ultimo trasporto di un 68 piedi da Piacenza a Genova, ad esempio, il blocco del traffico sullo snodo A26/A10 ha inciso per oltre 50 mila euro di costi extra, tra cui il rifacimento dei permessi (1.600 euro), la variazione del percorso (8 mila euro), la “pratica d’urgenza” (5.900 euro) e il nolo della nave da trasporto (35 mila euro).

Si sono verificati anche casi, come quello di Absolute Spa, in cui l’unico modo per consegnare una nave da diporto a un cliente americano è stato quello di portarla a Trieste, facendosi poi carico del carburante e dell’equipaggio necessario ad effettuare il periplo della Penisola. Senza contare che in altre situazioni l’imbarco per l’esportazione su navi mercantili non è stato possibile.

Inoltre, anche dove autorizzati in deroga, la concentrazione dei trasporti eccezionali in alcune limitate finestre temporali crea intasamento e difficoltà di deflusso, nonché ulteriori costi. La concentrazione del traffico in arrivo presso le aziende di assemblaggio finale o i porti di varo, infatti, sovraccarica le imprese di straordinari e può portare a penali per ritardata consegna, contenziosi con i clienti e risoluzioni dei contratti.

E come se non bastasse, questa situazione già critica viene aggravata dalle ispezioni ministeriali, che comportano ulteriori restrizioni al transito di trasporti eccezionali con preavvisi ridottissimi. Per questo, pur comprendendo la difficoltà di gestione, Confindustria Nautica richiede al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti di attuare una pianificazione di dette ispezioni, tale da garantire un canale percorribile sull’asse autostradale verso il porto di Genova.

La nautica

L’ industria nautica genera un valore aggiunto di quasi 12 miliardi di euro e negli ultimi due anni l’occupazione del comparto è cresciuta di un +20%, raggiungendo 22 mila addetti diretti e 180 mila nella filiera. Con 17.245 addetti nella costruzione, 105.549 nella subfornitura ai cantieri e nella componentistica, 39.870 nelle riparazioni, refit e servizi e 20.961 nel turismo e nel commercio, la nautica è soprattutto occupazione italiana.

Per valore aggiunto della filiera, la Lombardia si conferma al primo posto con 2 miliardi e 208 milioni di euro, seguita dal Veneto (con 1,6 miliardi di euro), dalla Liguria (con 1,2 miliardi di euro), dalla Toscana e dal Piemonte (con circa 900 milioni ciascuna).

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