Dai motoscafi di legno alle nuove pilotine: così il porto di Genova si è risollevato dalla tragedia della torre piloti

"Lybra", "Gemini" e "Grigua" sono le pilotine che hanno permesso al Corpo dei Piloti del porto di Genova di tornare all'operatività di una volta, quella che lo ha sempre contraddistinto prima di quel tragico 7 maggio 2013

3 aprile 2019 | di Liguria Nautica
Lybra Gemini Grigua - le tre pilotine
Le tre pilotine Lybra, Gemini e Grigua

A Genova il tempo è scandito dalle onde del mare, dai rintocchi della campana della cattedrale di San Lorenzo, dalle navi che si inchinano alla popolazione uscendo dalla diga foranea del porto. “La Superba”, definita così da Francesco Petrarca nel 1358, famosa per le colline che si affacciano con timore sul golfo ligure, purtroppo è spesso ricordata anche per momenti drammatici: dalle alluvioni, passando per il crollo della torre piloti, arrivando fino al tragico 14 agosto 2018, data che rimarrà scolpita per l’eternità nelle anime dei liguri.

I genovesi sono da sempre, per natura, un popolo che si rimbocca le maniche. Un popolo che si lamenta, sì, quello sempre, ma quando bisogna rimettere in piedi la propria città, l’orgoglio prende il sopravvento su tutto. È successo in seguito alla prima alluvione, è accaduto quando il Ponte Morandi si è sbriciolato sotto gli occhi impietriti della Val Polcevera ed è avvenuto anche il 7 maggio 2013, giorno in cui crollò la torre piloti del porto di Genova. Genova è ripartita nel 2011, lo ha fatto due anni dopo e lo sta facendo ora, a distanza di mesi dal crollo del Morandi.

Dicono che il tempo aiuti a rimarginare le ferite ma alcune sono più profonde di altre. Una di queste è l’incidente che ha colpito il porto nel 2013. Seppur il capoluogo ligure sia ripartito, negli occhi di chi direttamente o indirettamente ha vissuto quella notte si nota e si noterà per sempre un profondo dispiacere. Ci vuole tempo per sanare le ferite, ci vogliono dei segnali. Come quelli arrivati all’inizio del 2017: dopo quattro anni dal crollo, il Corpo dei Piloti del porto di Genova ha vissuto un momento di festa, se così si può definire. Esattamente il 2 febbraio, nello spazio acqueo davanti al Galata Museo del Mare, al Corpo Piloti sono state consegnate tre nuove pilotine ribattezzate “Lybra“, “Gemini” e “Grigua“.

Era dal 1975, quando venne consegnata la pilotina “Pegaso“, che i piloti genovesi non vedevano entrare nella loro flotta dei rinforzi. Simili a Pegaso e a “Tritone“, pilotina che ha iniziato a cavalcare le onde del Mar Ligure nel lontano 1972, Lybra e Gemini sono dotate di uno scafo più pesante, meno veloci rispetto ad altre ma adatte a contrastare il tempo instabile e onde più alte. L’altra imbarcazione che ha permesso al corpo di ritornare alla piena operatività in mare, dopo il crollo che aveva distrutto anche buona parte della flotta, è Grigua (“lucertola” in dialetto genovese): pilotina più leggera, circondata da un gommone per la galleggiabilità e la stabilità, che può raggiungere addirittura i 35 nodi.

Lybra Gemini Grigua - Gemini

Gemini

Con queste tre nuove pilotine il porto di Genova sta provando a rinascere, così come aveva fatto tempo prima, precisamente nel 1972, anno in cui alcuni membri del Corpo Piloti si recarono a Bournemouth. In quei giorni, presso l’Isola di Wight, i piloti genovesi poterono osservare con i loro occhi e direttamente a bordo la prestanza delle pilotine dell’epoca. Tornati alla base decisero che era l’ora di rinnovare la flotta, che ai tempi era composta da motoscafi di legno, per far posto a nuove pilotine.

Vennero quindi commissionati ai cantieri Bianchi e Cecchi di Cogoleto due motoscafi che, dopo aver fatto arrivare dalla Gran Bretagna scafo, coperta e tuga, di lì a poco presero proprio il nome di Tritone e Pegaso. Ai tempi Tritone e Pegaso vennero commissionati per cavalcare all’avanguardia le onde del mare. Oggi invece, Lybra, Gemini e Grigua hanno lo scopo di far tornare lo scalo ligure all’operatività di una volta.

Giorgio Baffo

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