Storie incredibili di guerra: l’U-Boot che affondò un dirigibile

Il racconto del sommergibile tedesco U-134 che affondò il dirigibile americano K-74

11 Ottobre 2021 | di Paolo Ponga

Ci sono delle vicende di mare che hanno dell’incredibile. Protagonista di questa vicenda è un battello che non fu assolutamente fortunato ma che, suo malgrado, è riuscito a passare alla storia. Questa è l’avventura del sommergibile tedesco U-134.

L’U-134 era un sottomarino della classe VIIC, la più prodotta durante la Seconda Guerra Mondiale dalla Kriegsmarine (577 esemplari), divenuta la protagonista della Battaglia dell’Atlantico e per antonomasia quella raffigurata in mille film e romanzi di guerra.

Si trattava di battelli lunghi 67,10 metri e di 871 tonnellate in immersione, con due motori diesel da 3200 cavalli per la navigazione in emersione e due motori elettrici per quella sotto la superficie, da condurre ad una profondità operativa di 150 metri, con una di implosione calcolata a 220. Era armato con 4 tubi lanciasiluri a prua e uno a poppa, un cannone da 88 mm e un antiaereo da 20 mm.

L’equipaggio era costituito da “Der Alte” (il vecchio), il comandante del sommergibile che nella maggior parte dei casi aveva 30 anni, e da una cinquantina di uomini divisi fra ufficiali e marinai con un’età media di 21 anni. La vita a bordo, nelle lunghe missioni che duravano anche due o tre mesi, era terribile. Turni di lavoro massacranti, finiti i quali si prendeva il posto nella cuccetta di un compagno, dove si doveva rimanere fermi perché non c’era spazio per muoversi. L’aria era viziata e appestata dai fumi dei motori e dagli odori dei compagni, impossibilitati o quasi a lavarsi.

L’ambiente era gelido d’inverno e a certe latitudini oppure caldo soffocante in altre e il cibo era di prim’ordine solo alla partenza, poi diventava quasi immangiabile per l’umidità che finiva per far marcire tutto. La maggior parte degli uomini aveva due compiti diversi e viveva in costante pericolo: di vedetta si poteva finire in mare, dal quale raramente si poteva essere recuperati, i fumi delle batterie potevano diventare tossici e c’era il pericolo di un’esplosione accidentale degli esplosivi così ammassati.

Per non parlare ovviamente del nemico: i cacciatorpedinieri avevano gli Asdic per localizzare il battello sommerso e le bombe di profondità per distruggerlo e poi, soprattutto dal 1943, c’erano gli aerei, che potevano vedere il sottomarino sotto il pelo dell’acqua. Senza contare che gli Alleati potevano disporre di radar sempre più efficaci. Gli U-Boot passavano quindi la giornata in profondità, per attaccare di solito durante la notte, da soli le navi isolate e con i famosi “branchi di lupi” quelle inserite nei convogli. E poi occorreva sfuggire all’immancabile caccia delle unità di scorta.

L’U-134 entrò in servizio attivo il 1 dicembre 1941, comandato da Rudolph Schendel. Durante la sua prima missione, al largo della costa settentrionale della Norvegia, incontrò un convoglio composto da quattro navi e riuscì ad affondarne una. Si trattava, però, della nave mercantile tedesca di 2185 tonnellate Steinbek: un tragico errore. Il 2 gennaio 1942 partecipò invece con altri battelli all’attacco del convoglio americano diretto in Russia PQ 7A, affondando la nave da carico Waziristan, che trasportava rifornimenti militari, compresi 410 camion della Ford.

Dopo diverse missioni infruttuose, il 14 novembre 1942, in una zona dell’Atlantico dove gli attacchi erano proibiti, l’U-134 affondò il piroscafo panamense SS Scapa Flow, che trasportava minerali. Al ritorno in Francia il capitano venne sostituito dal collega Hans Gunther Brosin, che durante i 58 giorni dell’ottava missione dimostrò di non essere più fortunato, ritornando in porto senza aver effettuato attacchi. Il comando decise quindi di mandare il sommergibile in agguato lungo le coste degli Stati Uniti nella speranza che incrociasse finalmente qualche facile preda e il 10 giugno 1943 l’U-134 partì verso il proprio destino.

Gli americani costituivano, però, un avversario tutt’altro che semplice, grazie anche alla loro poderosa industria, che avrebbe travolto gli avversari con un numero incredibile di uomini e mezzi. Per pattugliare efficacemente le acque alla ricerca dei sommergibili nemici, la Goodyear Aircraft Company di Akron, nell’Ohio, si mise a costruire dei dirigibili senza intelaiatura interna detti “blimps”. Questi andarono a costituire la K-class, formata da 134 esemplari che operarono soprattutto nell’Atlantico ma anche nel Pacifico e addirittura nel Mediterraneo.

Erano lunghi 77 metri e venivano spinti da due motori Pratt & Whitney che potevano portare il dirigibile a una velocità massima di 125 km/h. La loro forza, però, era proprio la capacità di muoversi molto lentamente e di rimanere in volo anche ventiquattr’ore di seguito. Per la ricerca del nemico erano dotati di radar ASG, boe idrofoniche e il MAD, un apparecchio in grado di individuare anomalie magnetiche. Una volta trovato l’U-Boot dovevano chiamare rinforzi con la radio, anche se avevano a disposizione una mitragliatrice Browning calibro 50 e quattro bombe di profondità da 160 kg. Dieci erano gli uomini dell’equipaggio.

Il 18 luglio 1943 il dirigibile K-74 stava pattugliando le acque dello stretto della Florida, quando alle 23.40 il radar rilevò chiaramente un sommergibile nemico: l’U-134. Venne dato immediatamente l’allarme ma il comandante Nelson C. Grills si accorse che sulla rotta dell’U-Boot c’erano una nave cisterna e un mercantile in grave pericolo. Decise così di attaccare subito sparando con la Browning un centinaio di colpi e lanciando una bomba di profondità che fece lievi danni allo scafo tedesco.

Da questo risposero al fuoco con il cannone da 20 mm, riuscendo a sparare una ventina di colpi, alcuni dei quali colpirono il dirigibile che perse il controllo, appruandosi e salendo a un’altezza di circa mille piedi. Gli uomini si affrettarono a gettare in mare i serbatoi supplementari per cercare di riprendere il controllo ma poco alla volta iniziò a precipitare, finendo in mare. Gli uomini, che non erano rimasti feriti perché l’impatto con l’acqua era stato lieve, si allontanarono velocemente a nuoto per la paura che deflagrassero le bombe di profondità. Vennero salvati alcune ore dopo dal cacciasommergibili USS SC-657, che li raccolse in mare. Tutti tranne lo sfortunato macchinista Isadore Stessel, che venne attaccato e divorato da uno squalo: fu l’unico dirigibilista della Marina degli Stati Uniti a morire durante un’azione di guerra.

Il K-74 non affondò che dopo otto ore, durante le quali venne abbordato dai sommergibilisti tedeschi, consapevoli di avere compiuto un’impresa unica: l’affondamento di un dirigibile. Era il primo esemplare che vedevano e fecero molte fotografie da mandare agli alti comandi. Poi diressero il loro battello verso acque più sicure. In mezzo all’Atlantico incontrarono un altro U-Boot che stava ritornando in patria e gli consegnarono le foto dell’aeronave. Gli americani non ne seppero nulla finché non furono ritrovate in un archivio tedesco nel 1958, con grande stupore degli esperti.

L’U-134 venne affondato il 24 agosto 1943 davanti a Vigo, in Spagna, da un aereo britannico Vickers Wellington dello squadrone 179 della RAF, che gli lanciò sei bombe di profondità. Non si salvò nessuno dei 48 uomini dell’equipaggio, finiti tutti in fondo al mare con il loro sommergibile. Il destino dell’U-134, insomma, veniva sempre dall’aria.

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