Ucina al ministro De Micheli: portualità turistica a rischio collasso, stop alla revoca delle concessioni

Con l'attivazione delle procedure di revoca delle concessioni alle società, occorre una soluzione immediata per evitare il crollo dell'intero comparto della portualità turistica

1 Novembre 2019 | di Manuela Sciandra
Saverio Cecchi e Paola De Micheli
Saverio Cecchi e Paola De Micheli

L’appello lanciato nei giorni scorsi da UCINA Confindustria Nautica contro la revoca delle concessioni ai porti turistici da parte dello Stato ha finalmente trovato accoglimento nell’incontro tra il presidente dell’associazione Saverio Cecchi e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli.

“Siamo soddisfatti – ha commentato Cecchi – che la ministra abbia pienamente compreso la gravità della situazione, il danno per l’intera rete infrastrutturale italiana del turismo nautico e l’impatto sull’indotto delle economie costiere di diverse regioni e si sia impegnata ad attivarsi con il collega dell’economia e delle finanze, Roberto Gualtieri, al fine di individuare una soluzione”.

La vicenda, che si trascina ormai da 12 anni e che nessun governo precedente ha voluto risolvere, interessa 24 fra le principali marine turistiche del Paese, che, pur avendo ottenuto sentenze favorevoli in tutti i gradi di giudizio riguardo la non legittimità dell’aumento retroattivo dei canoni demaniali (stabilito dalla Legge finanziaria del 2007), si vedono recapitare cartelle esattoriali milionarie da parte dell’Agenzia delle Entrate. La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che rischia di innescare proteste eclatanti è appunto la ritorsione attuata con la revoca delle concessioni che ha colpito le prime due società, il Marina Piccola s.r.l. e il Marina di Cattolica s.r.l.

Durante l’incontro Ucina ha sottolineato come per le società interessate, la cui unica colpa è aver resistito e vinto in giudizio, il tempo a disposizione sia ormai scaduto e che occorre una soluzione immediata per evitare una vera e propria “esecuzione” di Stato, che non solo causerebbe la perdita secca di 2.225 posti di lavoro ma determinerebbe anche il rischio collasso per l’intero comparto della portualità turistica.

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