Che cos'è il weather routing e chi sono i routier

Si sente parlare spesso di weather routing: si tratta solo di previsioni meteo? Non proprio...

16 settembre 2014 | di Paolo Gemelli

Secondo l’American Pratical Navigator il weather routing consiste in un “servizio di consulenza che fornisce indicazioni sulla rotta ottimale in base all’evoluzione prevista delle condizioni meteo marine e delle caratteristiche della nave“. Dopo 15 anni di attività  ho assistito a un lento cambiamento nel modo di interpretare questa professione, influenzata sempre di più dalla tecnologia e dalla disponibilità di informazioni puntuali.

 

Quando ho cominciato, nel 1999 al Meteo Mursia di Portofino, le informazioni che avevamo a disposizione erano i bollettini emessi dai Centri Meteo istituzionali, le carte sinottiche ricevute con il meteofax e le uscite del modello numerico (vento a 10m) di Météo France che ricevevamo via fax. Dopo un briefing con i colleghi, nel quale si elaborava la previsione, principalmente per le coste italiane, eravamo pronti a rispondere alle richieste di Comandanti e diportisti che si basavano sulle nostre informazioni per decidere la rotta, una sosta in rada o l’ingresso in porto. Nei dieci anni che sono seguiti l’aumento delle capacità di calcolo dei processori, unito allo sviluppo di internet, ha favorito l’aumento dei dati disponibili e gettato le basi per quello che oggi mi piace chiamare il weather routing 2.0.

 

Alla domanda “cosa ci vuole per diventare un routier ?” ho dato risposte negli anni sempre più articolate: se alla base ci deve essere una buona conoscenza della navigazione e della meteorologia, questo oggi non basta più. Il salto tecnologico del primo decennio del XXI secolo ha reso disponibili strumenti – i modelli matematici di previsione – che richiedono una buona preparazione scientifica se si vuole utilizzarli correttamente. Non conoscerne il funzionamento significa non usarli correttamente in una situazione specifica. Al bagaglio di conoscenze del routier si è aggiunto il telerilevamento: grazie alla messa in orbita di satelliti sempre più sofisticati, è possibile osservare i fenomeni atmosferici con un dettaglio senza precedenti, sia in termini di risoluzione spaziale che temporale.

 

Di fronte a tante informazioni tecniche si è quindi aperto un nuovo tema, non meno complesso del precedente: la comunicazione al destinatario in una forma comprensibile ed efficace. Spesso  il mezzo di comunicazione è il telefono satellitare  e, in brevissimo tempo, bisogna essere in grado di trasmettere al Comandante quanto viene richiesto in modo corretto e comprensibile (in italiano, inglese o, a volte, francese).  E’ un complesso equilibrio quello che si instaura tra chi è a bordo e chi si trova a terra: in mare si cerca un supporto ma da una stanza dall’altra parte del mondo non si ha mai la prospettiva completa.

 

Si vivono strane situazioni: capita che il telefono suoni in piena notte perché dall’altra parte qualcuno ha bisogno di una mano per prendere una decisione, il più delle volte estremamente delicata.  La risposta non è mai scontata: non si legge un bollettino, non c’è un manuale. E’ il Comandante che deve decidere ma in quel momento quello che dici e come lo dici fa la differenza.Le situazioni possono essere difficili: chi chiama  è in difficoltà e non si tratta più di ottimizzare la rotta ma di portare a casa la pelle. Mi è capitato di parlare con Comandanti di imbarcazioni più o meno grosse in situazioni meteo davvero complesse: con problemi tecnici in pieno oceano davanti a una brutta depressione. Se vuoi fare bene questo lavoro devi avere la capacità di essere li anche se sei da un’altra parte. Non basta lo studio sui libri: se non hai idea di come sia prendere il brutto tempo in mare, magari a bordo di una piccola imbarcazione, avrai sempre una percezione parziale di quello che sta vivendo chi sta dall’altra parte. Succede anche che chi si trova in mare non sia un professionista e, magari, tu sia il solo contatto che ha con la terra. Se ci sono dei problemi e sei la sola persona con cui riescono a parlare non ci sono orari di ufficio o limiti di competenze: quello che non sanno loro lo devi sapere tu. Che si tratti di gestire un’emergenza a bordo o contattare qualcuno a terra non ti puoi tirare indietro. Devi essere, più che mai, in grado di dare il consiglio giusto e nel modo giusto. Agli studi accademici si affianca l’esperienza sul campo fatta di navigazione si, ma anche di corsi di formazione. Il corso di sopravvivenza in mare, sulle emergenze a bordo, sul primo soccorso, magari non li userai mai ma, magari quell’unica volta, faranno la differenza.

Nell’era dei big data la nuova sfida è riuscire a sintetizzare le informazioni e aggregarle in modo da ottenerne altre, magari più utili. Ci si rimette a studiare perché le competenze che servono vanno acquisite, in Italia e all’estero. Spesso mi chiedono come sono le mie giornate: difficilmente uguali una all’altra.

Paolo Andrea Gemelli

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