Eging al tramonto: quando la pesca diventa poesia

Racconto di una battuta di pesca al tramonto con la tecnica dell'eging

17 aprile 2019 | di Stefano Strano

Il passo svelto in discesa tradisce una certa fretta di arrivare. Si sta in silenzio per non distrarsi, per non perdere tempo. La scogliera è là sotto, ferma, con le sue rocce aggressive, poco incline a farsi calpestare, esige rispetto. Anche il sole non usa la cortesia di fermarsi un attimo e darci il tempo di arrivare: lui corre, corre verso il mare e più allunghiamo il passo, più sembra scendere velocemente.

Si scivola un po’, è umido e ogni tanto si perde l’equilibrio. Si usa la leggera attrezzatura come fanno i funamboli, in una danza poco bella a vedersi ma non meno pericolosa. Dobbiamo raggiungere lo spot, così noi pescatori chiamiamo il punto che riteniamo ideale, e dobbiamo farlo prima del tramonto per cominciare a lanciare, durante quella magica mezz’ora in cui cala il sole. Quando la luce diventa fioca e gli animali marini perdono per qualche momento la capacità di distinguere con chiarezza ciò che si muove in acqua.

Questo avviene perché i pesci, a differenza di noi uomini e di tutti gli animali terrestri, si adattano lentamente ai cambi di luce e quindi l’alba e il tramonto diventano inevitabilmente situazioni di vulnerabilità. Lo sanno bene anche i predatori del mare, che hanno invece vista buona e in questi due momenti della giornata si attivano, diventano aggressivi, hanno fame. Noi cerchiamo loro. Il primo lancio schiocca nell’aria, la canna si flette con un gesto rapidissimo e la lenza si stende, si tende e trasmette alla nostra esca artificiale tutta la forza accumulata dal perfetto movimento. Poi vola. E noi con lei.

Il nostro sguardo la segue per tutto l’arco che traccia nel cielo in direzione del tramonto e, come la donna cannone, anche il nostro piccolo mistero vola senza ali e senza rete. Si tuffa in silenzio con un piccolo sbuffo bianco appena visibile ed è in quell’istante che la concentrazione diventa massima, i sensi si affinano e si svela quell’istinto sopito ma sempre latente del cacciatore. Non un uomo contro la natura ma un uomo nella natura. Non è molto importante quello che succede dopo, è importante essere lì proprio in quel momento, sentire la brezza gelida sul viso e le acque infrangersi sugli scogli, bagnarsi le mani, non scivolare e stare in silenzio.

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