Pesci velenosi: le 4 specie più pericolose presenti in Mediterraneo

In alcuni casi sono buoni da mangiare, in altri no, andiamo a conoscere i pesci velenosi e potenzialmente molto pericolosi per la salute dell'uomo presenti in Mediterraneo

24 maggio 2016 | di Redazione Liguria Nautica

Molto velenosi ma spesso anche decisamente buoni da mangiare: il Mediterraneo, anche se non è al livello delle acque tropicali, nasconde sui suoi fondali dei temibili killer dotati di spine velenifere potentissime e potenzialmente molto pericolose anche per l’uomo. Attenzione però, i pesci velenosi di cui vi parleremo non sono in nessun modo agressivi nei confronti dell’uomo, ma devono essere maneggiati con estrema cura nel caso in cui decidiamo di pescarli e al tempo stesso bisogna conoscere gli effetti di una loro puntura e i rimedi da adottare per non incappare in gravi conseguenze.

Una buona norma di sicurezza quando andiamo a pescare è quella di maneggiare sempre il pesce per slamarlo con guanti adatti: anche i pesci che non hanno spine velenose infatti possono infliggerci ferite dolorose quando li prendiamo a mani nude. Non dimenticate mai a bordo un kit di primo soccorso per queste evenienze, sarete già un passo avanti per gestire un’eventuale emergenza.

1 – La tracina

Molto diffusa nei nostri mari, la tracina (foto d’apertura) è un incontro abbastanza comune da fare se peschiamo sulla sabbia ma può involontariamente pungere un malcapitato bagnante che gli mette un piede sopra dato che in alcune zone può sostare anche su fondali bassi. Sono presenti quattro specie di tracina in Mediterraneo, tutte molto pericolose.

Le spine venelifere sono collocate sul dorso e in corrispondenza degli opercoli (la membrana che copre le branchie), in pratica in coincidenza con le parti vitali del pesce. La puntura è molto dolorosa e il fastidio si può prolungare anche per 24 ore con sintomi quali vomito, debolezza, svenimenti. Il dolore da un punto può irradirasi fino ad interessare molte zone del corpo. E’ Importante conoscere questi sintomi per non lasciarsi prendere dal panico ed avere consapevolezza di ciò che sta accadendo. E’ consigliabile farsi subito visitare dal medico per scongiurare possibili reazioni allergiche al veleno. Quest’ultimo è termolabile e quindi spesso per un primo soccorso si consiglia di immergere per qualche ora il punto colpito in acqua calda.

Un bellissimo esemplare di scorfano

Un bellissimo esemplare di scorfano

2 – Lo scorfano

Esteticamente è un pesce molto bello, con una livrea arancio-rossa spettacolare, ha carni buonissime e vive su fondali rocciosi in Mediterraneo ma anche in alcune zone dell’Atlantico e in spot tropicali. Il posizionamento delle spine venelifere è del tutto simile a quello della Tracina e gli effetti si somigliano. Anche questo veleno p termolabile e vale quanto detto in precedenza.

 

 

 

 

 

IL temibilissimo pesce palla argenteo

IL temibilissimo pesce palla argenteo

3 – Il pesce palla argenteo

Scientificamente è conosciuto come Lagocephalus Sceleratus, ma viene chiamato comunemente pesce palla argenteo. E’ una novità del Mediterraneo dove è entrato tramite il Canale di Suez, mentre prima i suoi habitat naturali erano quelli del Mar Rosso e degli oceani Indiano e Pacifico. E’ un pesce pericolosissimo per l’uomo: alcune parti del suo corpo contengono una potentissima tossina (la tetradotossina) capace di provocare paralisi respiratorie e problemi al sistema cardiaco che possono causare la morte di chi lo ingerisce. Si segnalano al proposito casi di questo genere in Egitto. La sua tossina è resistente alla cottura.

Un grosso esemplare di Trigone

Un grosso esemplare di Trigone

4 – Il trigone

Esteticamente è del tutto simile alle razze e fa a tutti gli effetti parte della grande categoria dei pesci velenosi del Mediterraneo: un pesce piatto, cartilagine e dotato di coda stretta e lunga al termine della quale è posizionato un aculeo. La coda è la sua arma di difesa: agitandola colpisce eventuali aggressori lacerando le loro carni con l’aculeo e iniettando il suo veleno. La puntura è sempre accompagnata dalla lacerazione e dal dolore dovuto al veleno che può durare fino a 48 ore. Esistono casi di necrosi delle parti ferite e anche in questo caso è consigliabile farsi visitare urgentemente da un medico per scongiurare conseguenze più gravi del semplice dolore.

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