Trattato di Caen: c’è puzza di petrolio?

Si allungano le zone d'ombra sul Trattato di Caen, le regioni chiedono certezze, ma i particolari dll'articolo 4 fanno temere altri scenari

15 Marzo 2016 | di Redazione Liguria Nautica

Le regioni non ci stanno: la Liguria guida l’opposizione al trattato di Caen e chiede rassicurazioni sull’attività di pesca della propria flotta e tramite l’assessore regionale alla pesca Stefano Mai ha chiesto al sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Amendola, di non ratificare il trattato.

Continua a fare discutere quindi il trattato Italia-Francia firmato a Caen, in Bassa Normandia, il 21 marzo 2015, dal Ministro degli esteri Gentiloni e il suo collega francese Laurent Fabius, che ridisegna i confini marittimi intorno a Corsica, Sardegna, Liguria e Toscana. Mentre in Francia il trattato e’ gia’ entrato in vigore, in Italia deve ancora essere ratificato. Ad oggi, pertanto, l’accordo non puo’ ancora considerarsi valido, ma nonostante tutto si sono gia’ verificati diversi disagi tra i due paesi.

Il 13 gennaio scorso, infatti, il peschereggio sanremese “Mina” e’ stato fermato dalle autorita’ francesi perche’, secondo loro, stava pescando gamberi rossi in acque di loro appartenenza. Il comandante della barca, ignaro dei cambiamenti apportati dal trattato, e’ stato trattenuto a Nizza per 8 giorni, insieme al suo equipaggio, e rilasciato solo dopo aver pagato una cauzione del valore di 8.300 euro. A seguito di questo episodio, il Ministro Gentiloni ha sollevato formalmente nei confronti della Francia la questione della giurisdizione marittima sul punto di fermo e sequestro del peschereccio (essendo avvenuto in una zona di pesca italiana), costringendo le autorita’ d’Oltralpe a scusarsi per l’increscioso fraintendimento.

La verita’, comunque, e’ che quello del “Mina” non e’ il primo “incidente” intercorso tra i due paesi. Anche un altro peschereggio, questa volta sardo, e’ stato fermato qualche tempo fa dalle autorita’ francesi subito dopo aver lasciato il porto di Alghero. I pescatori sardi (ma non solo) sono sul piede di guerra e hanno dato vita a una forte protesta contro il governo perche’ questo accordo ha regalato alla Francia tratti di mare altamente pescosi e particolarmente importanti per la pesca del pesce spada e del gambero rosso.

Ad oggi il governo non ha mai spiegato ai cittadini il perché della necesità del Trattato di Caen. Si pensa che dietro questo accordo, oltre a una questione inerente il settore ittico, ci siano cospicui interessi economici. A fare nascere questo sospetto e’ la lettura del controverso articolo 4 del trattato:

“Se un giacimento di risorse naturali del fondo marino o del suo sottosuolo si estende su entrambi i lati di delimitazione della piattaforma continentale e se le risorse situate su un lato di questa linea possono essere sfruttate a partire da impianti situati sull’altro lato, le Parti cercano, previa consultazione degli eventuali titolari delle concessioni di esplorazione o di sfruttamento, di accordarsi sulle modalità di valorizzazione di tale giacimento nel modo piiù efficace possibile e affinché ognuna delle Parti mantenga l’insieme dei propri diritti sovrani sulle risorse naturali della propria piattaforma continentale. In particolare, questa procedura è applicabile se il metodo di sfruttamento delle risorse situate su uno dei lati della linea di delimitazione influenza le condizioni di sfruttamento delle risorse situate sull’altro lato (…)

Insomma il Trattato di Caen sembra puzzare di gas e petrolio e, con una “visione dietrologica”, c’è chi lo interpreta come un riassetto dei confini per potere meglio sfruttare eventuali giacimenti. La faccenda delle zone di pesca sarebbe solo fumo negli occhi per l’opinione pubblica. Fatto paradossale se si considera che, qui in Italia, tutte le attivita’ di trivellamento che avvengono entro le 12 miglia dalla costa potrebbero venire fermate dall’opinione pubblica, il prossimo 17 aprile, in occasione del referendum “NoTriv” che, in ben 9 regioni, chiamera’ alle urne tutti gli italiani aventi diritto di voto. Il Trattato di Caen sarebbe quindi la risposta, oltre le dodici miglia, all’eventuale stop alle trivellazioni dato dal referendum.

La battaglia resta aperta ma in tutto questo il ruolo della politica, a tratti, appare surreale. L’Eurodeputata PD Renata Briano ha infatti presentato un’interrogazione in Commissione Europea per chiedere delucidazioni “modalità in base alle quali gli Stati definiscono i loro confini, considerato che la tendenza alla nazionalizzazione delle aree marittime nel Mediterraneo incide profondamente sulle attività di pesca, di tutela dell’ambiente marino e delle risorse biologiche del mare, che sono oggetto di competenza esclusiva dell’Unione”.

Fin qui nulla di strano, se non per un piccolo particolare: la parlamentare PD chiede conto di un trattato firmato dal Ministro Paolo Gentiloni, anch’esso iscritto al PD e facente parte del Governo a maggioranza dello stesso partito. Se non fosse tutto vero, verrebbe proprio da ridere.

Chiara Biffoni

Mauro Giuffrè

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1 commento

  1. giorgio ha detto:

    Come il solito abbiamo fatto la parte dei bischeri !!
    Ma da chi siamo rappresentati?
    POLITICI E FACCENDIERI ANDATE TUTTI A CASA VERGOGNA !!!!!!!

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