Carri armati, cannoni e aerei da combattimento affondati per realizzare un enorme parco acquatico nel Mar Rosso

Nelle acqua antistanti Aqaba, una ventina di mezzi corazzati delle Forze Armate giordane è stata inabissata per il divertimento dei subacquei

Un mezzo militare dell'esercito giordano affondato nel Mar Rosso

Qualche tempo fa avevamo riportato la notizia di un intero aereo di linea, un Boeing 747, appositamente affondato nel golfo Persico per realizzare un sito di immersione artificiale. Una sorta di “parco divertimenti” sommerso per la gioia dei subacquei. Tutto questo a Manama, capitale del piccolo quanto ricco sceiccato del Bahrein. Un’iniziativa condotta sotto l’alto patrocinio del re, lo sceicco Ḥamad bin ʿĪsā Āl Khalīfa, che ci ha messo i 260 milioni di dollari necessari all’impresa. Tutta l’operazione, a dar credito alle dichiarazioni dello sceicco Āl Khalīfa, sarebbe stata condotta nel pieno rispetto dell’ambiente marino allo scopo di dare lustro al regno con la presenza del  “parco subacqueo più grande del mondo”, come lo hanno chiamato i suoi realizzatori. 

La notizia deve essere arrivata anche al re di Giordania, Abd Allah II, che ha deciso di fare di meglio. O di peggio, secondo i punti di vista. In una sola settimana, nel reef corallino antistante la splendida città di Aqaba, sono stati affondati elicotteri da combattimento, carri armati, mezzi cingolati, cannoni antiaerei e pure una enorme gru, utilissima ai sub per scendere nel blu senza neanche il fastidio di piazzare un pedagno. In totale sono finiti in fondo al Mar Rosso una ventina di mezzi corazzati da combattimento, gentilmente forniti dalle Forze Armate giordane, col risultato di trasformare quel tratto di fondale nel più grande museo militare sommerso del mondo e di declassare immediatamente il “misero” Boeing 747 nel  “secondo” parco acquatico più grande del mondo. 

Anche in questo caso, sempre a dare credito agli uffici stampa dello sceicco di turno, l’operazione sarebbe stata compiuta nel fermo rispetto della biodiversità e dell’ambiente marino. I mezzi militari sono stati appoggiati in assetto da combattimento sul fondale, attorno ai 28 metri di profondità, solo dopo aver rimosso ogni materiale potenzialmente pericoloso o inquinante. Nei prossimi mesi, si sa mai che lo sceicco del Bahrein volesse affondare qualche altro Boeing per recuperare in classifica, lo spazio espositivo sommerso di Aqaba verrà arricchito con altri carri armati, altri mezzi cingolati, altri elicotteri, un’ambulanza militare e pure un  Hercules C-130, un grosso quadrimotore adibito al trasporto tattico. Così ha annunciato l’Aseza, l’agenzia che si à presa carico del progetto e che in ogni comunicato stampa non dimentica di ribadire come tutti gli affondamenti “sono stati progettati per integrarsi con la barriera corallina esistente”. 

Al di là di ogni possibile giudizio sulla compatibilità ambientale di tonnellate di acciaio accatastate a due passi dal reef, e sull’opportunità di affondare mezzi militari solo per “divertire” i subacquei, il parco militare di Aqaba rimane senza dubbio una grande operazione di marketing volta a rilanciare un’economia, quella del turismo nei Paesi del Golfo persico, gravemente compromessa da guerre e terrorismo. Anche la delicatissima barriera corallina sta patendo i pesanti effetti del cambio climatico, senza contare i danni causati nei decenni precedenti da subacquei maldestri o poco rispettosi dell’ambiente. Per ammirare gli sgargianti colori del coralligeno, che sino a trent’anni fa si trovavano a pochi metri d’acqua ed a ridosso delle spiagge, oggi tocca andare in profondità e sempre più al largo. Carri armati e cannoni potranno forse attirare qualche turista subacqueo in più e far riaprire quei diving che adesso sono ancora chiusi.

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1 commento

  1. Leo ha detto:

    Solo (come purtroppo spesso accade),in Italia,grazie a “benpensanti”non si riesce a fare niente di ciò.Pensare che in tutto il mondo,per creare barriere artificiali, e incrementare i siti d’immersione,si affondano relitti.Anche l’economia locale,ne trae beneficio,per esempio,il relitto della petroliera Haven,ad Arenzano.

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