Come vestivano i marinai? Ripercorriamo la storia del dress-code nautico dal 1930 a oggi

Le quattro puntate per scoprire come vestivano i personaggi del mondo della nautica sono giunte al capitolo finale. Consapevoli che la nostra era, simbolo di tecnologie e innovazioni, sia solo un passaggio della storia, raccontiamo con questa ultima puntata l’evoluzione raggiunta dai materiali nautici nel ventesimo secolo

La mini-serie sulla storia dell’abbigliamento degli uomini di mare giunge all’ultima puntata, senza la pretesa di aver esaurito l’argomento in modo enciclopedico, piuttosto apre la strada a puntuali approfondimenti: il mare non unifica in un solo codice di abbigliamento i suoi appassionati, ma crea degli stili diversi che evolvono con il passare del tempo.

 

Abbiamo percorso 80 anni di storie di mare, di campioni, di celebrità, ma se questa è una rubrica sull’abbigliamento è doveroso, come ultimo passaggio, un approfondimento sulla veste regina della vita in mare: la cerata. Nonostante questo capo di abbigliamento faccia parte della vita nautica da tempi molto lontani, la tela cerata merita proprio adesso la nostra attenzione; a partire dalla fine degli anni ’80 è con l’incontro tra il settore tessile e la tecnologia che nascono i materiali innovativi, protagonisti degli ultimi vent’anni.

 

 

La tela cerata è un tessuto di fibra naturale (solitamente si tratta di cotone, lino, canapa) che una volta veniva reso impermeabile da prodotti come cera, catrame e olio; oggi l’impermeabilizzazione si ottiene con gomma,  silicone o altri prodotti chimici.

 

Da quando entrano a far parte del mercato dell’abbigliamento aziende come la nostrana Slam, o Musto, proiettate verso la ricerca di nuovi materiali, il vecchio tessuto impermeabile conosce nuova vita. Mentre la cerata lunga andava ancora per la maggiore, l’azienda genovese presenta la prima giacca da vela corta, in occasione del Salone Nautico del 1983: questo capo più pratico rivoluziona il concetto di vestirsi in barca. Con una sola giacca ci si protegge dal freddo e dall’acqua. La tela cerata usata dagli uomini di mare ancora oggi mantiene il suo nome, anche se il tessuto è ben lontano dall’essere composto da fibre naturali: il sistema adottato è quello di confezionare il capo di abbigliamento con strati sovrapposti di materiali che interagiscono tra loro per assolvere tutte le funzioni.

 

Le innovazioni apportate da Slam negli ultimi vent’anni fanno della nuova cerata una componente imprescindibile per affrontare sfide estreme: tagli al laser, cuciture termonastrate o strutture seamless (senza cuciture), cerniere thermowelding, materiali scelti e ricercati per le numerose funzionalità come Sensitive, Meryl, Lycra, Neoplus sono gli sviluppi resi possibili dalla creazione di imbarcazioni sempre più veloci e dalla collaborazione con campioni internazionali.

 

Negli ultimi anni, l’abbigliamento sportivo diventa sempre più un affare che coinvolge marchi fino ad ora lontani dallo studio e dalla produzione di abbigliamento tecnico e performante. Questa tendenza prende il via da quando i brand più conosciuti comprendono il potenziale commerciale delle manifestazioni sportive seguite in mondo visione, come la Coppa America; Prada è uno dei marchi italiani di alta moda conosciuti in tutto il mondo ad affrontare questa impresa con successo.

 

Il famoso marchio di pelletteria guidato da Miuccia Prada entra nel mondo della vela con l’avveniristica imbarcazione Luna Rossa in occasione dell’America’s Cup del 2000: appassionato di vela e stratega del progetto è il marito Patrizio Bertelli. Come dimenticare l’equipaggio, guidato dallo skipper Francesco De Angelis, perfettamente coordinato allo scafo della “Siver Bullet”?

 

 

 

 

 

 

Il marchio milanese lega maggiormente il proprio nome al mondo della vela quando nel 2012 veste gli atleti della nazionale italiana di vela per le Olimpiadi di Londra. Probabilmente era scritto nel destino della maison la partecipazione al mondo nautico, in quanto Bertelli è un velista di lungo corso, ma come spiegare la collaborazione di marchi come Armani, Scervino, Stella McCartney e Ralph Lauren?

Fenomeni del tutto moderni sono la presenza di aziende di abbigliamento che del mondo della nautica hanno solo il nome e non un capo di vestiario dedicato alla vita in mare e la partecipazione di grandi marchi nella produzione di abbigliamento tecnico sportivo; questa tendenza, se da una parte genera sempre più consenso intorno alle attività nautiche e sportive, dall’altra implica sicuramente un calo della qualità delle prestazioni dell’abbigliamento tecnico.

 

 

La nostra ricerca nel tempo richiederebbe ancora molti approfondimenti e alla storia non possiamo di certo mettere la parola fine, ma concludiamo questo viaggio con una consapevolezza intramontabile: andare per mare è una questione di stile, lo è sempre stato e lo sarà ancora di più andando avanti con il tempo. Ripercorrere e studiare il passato è il modo migliore per accettare e comprendere cambiamenti futuri: velisti che sembrano astronauti, di quali e quante evoluzioni saremo ancora testimoni?

 

Gloria Sormani

foto: gentile concessione Slam SpA, Corbis Images

 

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