In crociera con “El Leon” tra la British Columbia e l’Alaska

Il comandante Paolo Bozzo Costa: "Convincere l’armatore non è stato complicato, sono posti bellissimi e fuori dalle rotte usuali degli yacths, cosa che ha attirato immediatamente la sua curiosità"

Nel novembre 2018, dopo aver trascorso tutta l’estate nel Mediterraneo a provare “El Leon“, il nuovo  Mangusta 54 mt, eravamo finalmente pronti per iniziare il giro del mondo! Ci eravamo prefissati di completare il nostro viaggio in circa 3 anni, con le tempistiche adeguate per godere appieno dei posti che avremmo visitato.

Durante la programmazione sulla carta dell’itinerario worldwide, ho proposto all’armatore, una volta  passata Panama, di allungare fino alla California e di fare crociera in British Columbia, fino a raggiungere l’Alaska. Convincerlo non è stato complicato, sono posti  bellissimi e fuori dalle rotte usuali  degli yacths, cosa che ha attirato immediatamente la sua curiosità.

Un’estate tra la British Columbia e l’Alaska

A marzo 2019, ormai da qualche mese nell’Oceano Pacifico, dopo aver terminato il bellissimo (e impegnativo per via dei permessi richiesti) itinerario alle Galapagos, era giunto finalmente il momento di dirigersi verso nord, a San Diego in California, dove ci saremmo preparati a trascorrere un’estate tra la British Columbia e l’Alaska.

Già la risalita verso la California e la swell in prua incontrata dopo il Messico, in arrivo dalle basse pressioni che si  formano di fronte all’Alaska, ci aveva messo subito in guardia: quelli sono mari che vanno affrontati con molta attenzione e senza mai sottovalutare l’aspetto meteo.

I primi di giugno del 2019, una volta terminata la preparazione de El Leon, lasciammo quindi San Diego per proseguire a nord lungo la California, fino a raggiungere Seattle, dove ci attendeva l’armatore per essere imbarcato e dare così inizio al nostro itinerario estivo. Seattle è una bellissima città dove, stranamente, si respira aria di montagna nonostante sia sul mare!

Per giungere al nostro ormeggio, posizionato all’interno di un lago, dovevamo attraversare delle chiuse, una manovra alquanto delicata per via della corrente che si forma in avvicinamento. Giusto un breve anticipo della stessa corrente che ci avrebbe accompagnato durante tutto il nostro itinerario e con la quale avrei imparato a convivere.

Si parte verso la British Columbia!

L’itinerario che avevo preparato, in maniera molto accurata, era impegnativo e prevedeva quasi tutta navigazione inlet, cioè non in mare aperto ma tra isole e passaggi interni. Ogni giorno una rada o un ormeggio diverso dal precedente. Avremmo affrontato l’Oceano Pacifico solo dopo aver lasciato la  British Columbia per entrare nelle fredde acque dell’Alaska.

Prima tappa Victoria, bellissima città canadese e non poteva  mancare anche una sosta a Vancouver. Lasciata la città, ci avrebbe aspettato la parte  più  avventurosa della crociera, passando inlet su per Campbell River con i suoi scorci  di natura mozzafiato, fino a raggiungere Malibu Rapids, una piccola baia con alle spalle una maestosa catena montuosa con le cime innevate.

Proseguimmo poi verso nord, fino ad arrivare al famigerato Seymmour Narrows, conosciuto per la sua corrente, che può arrivare ad una velocità di 14 knts. Attraversare quel punto in anticipo o in ritardo potrebbe rivelarsi un tragico errore, rendendo impossibile manovrare la barca.

In questi giorni di navigazione sono state davvero molte le famiglie di orche che abbiamo incrociato. Una curiosità: in British Columbia esiste una baia che si chiama Genoa Bay, ed essendo io di Genova, non potevo assolutamente non includere una sosta!

Finalmente l’Alaska

Passato non senza qualche pensiero Seymour Narrows, dopo altri  tre giorni di navigazione arrivammo nelle acque dell’Alaska, accompagnati da una intensa nebbia che mi ha permesso di apprezzare appieno la sofisticata strumentazione de “El Leon”.

Raggiungemmo la stazione dei piloti e imbarcammo il pilota a bordo. Sì, in Alaska per barche della nostra grandezza è obbligatorio avere h24 un pilota sull’imbarcazione. Proseguimmo poi verso nord e dopo una sosta presso un villaggio di  “nativi” davvero caratteristico, ci dirigemmo verso Tracy Arm, dove  navigammo per  una  giornata intera schivando piccoli iceberg che venivano giù dal fiordo, fino ad arrivare ai piedi del ghiacciaio Sawyer.

Capitolo orsi!

Gli orsi in Alaska ci sono e sono anche numerosi, quindi durante alcune escursioni in zone particolarmente desolate e da loro frequentate, è consigliato farsi accompagnare da un ranger. A bordo ci siamo organizzati! Abbiamo comprato uno spray repellente e, quando si scendeva a terra, lo si faceva sempre in gruppi, cosa che ha reso ancora più avventuroso il nostro itinerario.

Dopo una decina di giorni in giro per queste bellissime baie, siamo arrivati finalmente a Ketchican, dove abbiamo ormeggiato “El Leon” in un pontile utilizzato principalmente dagli idrovolanti che collegano le varie isole. Questa cittadina è davvero particolare, mi è sembrato di tornare  indietro negli anni in cui la ricerca dell’oro portava da queste parti la gente in cerca di fortuna.

Qui si è concluso il nostro itinerario. La bandiera di Genova che da  buon genovese sventola sempre sulla prua delle barche che comando, è arrivata anche in Alaska!

Comandante Paolo Bozzo Costa

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1 commento

  1. luciano panizzutt ha detto:

    E bravo Comandante Paolo! Esperienza unica!

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