La muta da sub? L’ha inventata Leonardo Da Vinci!

Il grande genio toscano progettò anche un sommergibile ma non volle divulgare nulla per timore delle “male nature delli omini”

Leonardo con la maschera da sub, disegnato dal writer fiorentino Blub

Non soltanto elicotteri, paracadute e macchine volanti. Tra le invenzioni moderne che furono anticipate dal genio di Leonardo Da Vinci, c’è anche la muta da sub. E con tanto di borse di zavorra, scafandro e due tubi per prendere aria dalla superficie. 

Come accadde per altre invenzioni leonardesche, il progetto non fu mai sviluppato ma un prototipo fu realizzato nei primi anni 50 del secolo scorso da uno studioso dell’opera del maestro toscano, Luigi Tursini, che ha seguito scrupolosamente le indicazioni contenute nel Codice Atlantico. Oggi possiamo ammirare il risultato, che sembra uscito da un fumetto steampunk, al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, intitolato, non a caso, a Leonardo. 

La meticolosità e la cura dei particolari della muta e dell’apparato che doveva consentire ad un uomo di respirare sotto la superficie del mare, ci dà una idea di come lo scienziato Leonardo da Vinci fosse attento alle leggi della fisica e i suoi prototipi non fossero solo slanci immaginifici di un artista – cosa che indubbiamente Leonardo era! – ma progetti pensati e attentamente studiati per rispondere al loro scopo.

Conscio degli effetti della pressione dell’acqua, Leonardo aveva inserito anelli di ferro, nei tubi dell’aria per fargli rimanere sempre aperti. Lo scafandro ha due vetri per gli occhi ed è collegato ad una sorta di doppio erogatore. L’aria arriva dalla superficie tramite due “snorkel”, come li chiameremo adesso, della lunghezza esatta per poter essere utilizzati. Leonardo, già allora, sapeva quello che oggi tutti i subacquei sanno. E cioè che non è possibile immergersi, oltre una certa profondità, respirando da un semplice tubo la cui estremità va in superficie, perché i nostri polmoni non riescono a pompare abbastanza aria. 

La muta da sub di Leonardo al museo della Scienza e della Tecnica di Milano

Non è finita. La muta di Leonardo comprende anche sacchi di zavorra e un sistema per raccogliere la pipì del subacqueo! Insomma, parliamo di un genio a tutto tondo che non trascurava nulla e che progettava invenzioni che solo la scarsità di tecnologie a disposizione nella sua epoca gli ha impedito di realizzare compiutamente. 

Il progetto della muta fu commissionato segretamente a Leonardo da Vinci dal Senato della Repubblica di Venezia, con intenzioni tutt’altro che pacifiche. L’obiettivo, infatti, era quello di realizzare uno strumento per dare la possibilità ai marinai della Serenissima di avvicinarsi alla carena delle navi nemiche e affondarle. Il progetto fu però bocciato dai veneziani in quanto i tubi e i galleggianti a campana (Leonardo aveva progettato anche questi) atti a sostenerli in superficie, sarebbero comunque risultati visibili alle vedette nemiche.

Al genio di Vinci non rimase che lasciare i suoi disegni alle future generazioni, augurandosi che, come poi è avvenuto, un giorno la tecnica sarebbe stata in grado di realizzare il suo futuristico progetto. Assieme alla muta, Leonardo, che doveva essere affascinato dall’idea di esplorare le profondità del mare così come cavalcare le correnti del cielo, progettò anche una macchina sottomarinea.

Di questa però non volle divulgare nulla e distrusse i progetti dettagliati di cui restano solo pochi schizzi e una frase: “E questo non pubblico o divolgo per le male nature delli omini, li quali userbono le assassinamenti nel fondo de’ mari col rompere i navili in fondo e sommergeli insieme colli omini che vi son dentro”. Che dire? Un genio avanti di secoli rispetto ai suoi tempi. E, purtroppo, anche dei nostri!

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