La piramide di Yonaguni, l’Atlantide del Sol Levante

Tra Giappone e Taiwan sono stati scoperti dei resti misteriosi. Bizzarre conformazioni rocciose oppure i resti una antica civiltà sommersa e dimenticata?

Il monumento di Yonaguni
La misteriosa piramide al largi dell'isola di Yonaguni

Al largo della costa meridionale dell’isola di Yonaguni si trova quello che possiamo senz’altro definire come il sito sommerso più misterioso del mondo. A trent’anni esatti dalla sua scoperta, gli studiosi stanno ancora dibattendo se si tratti di una conformazione naturale, per quanto bizzarra ed inusuale, oppure dei resti di un’antica e finora sconosciuta civiltà, una sorta di Atlantide giapponese.

Siamo all’estremità sud-ovest delle isole Ryūkyū, un poco conosciuto arcipelago situato tra Taiwan e il Giappone, bagnate dal mar della Cina a ovest e dal mare delle Filippine ad est. Queste isole sono note ai più perché il primo aprile del ’45 vi si svolse la sanguinosa battaglia di Okinawa, con la quale i marines americani penetrarono per la prima volta nel perimetro difensivo nipponico. Le isole Ryūkyū fanno tutt’ora parte del Giappone anche se i suoi abitanti parlano una lingua che, pur facendo parte della grande gruppo delle lingue nipponiche, sono assai diverse dal giapponese parlato a Tokyo.

L’isola di Yonaguni si trova a solo 78 miglia dalla costa orientale di Taiwan e ben poche persone al mondo sapevano della sua esistenza quando, nel 1987, un intraprendente subacqueo giapponese di nome Kihachiro Aratake, la scelse come base operativa per la realizzazione di un documentario sugli squali martello che certo non mancano in quel tratto di mare. Kihachiro Aratake fu il primo ad immergersi nelle acque azzurre dell’isola e quello che apparve davanti ai suoi occhi gli fece dimenticare il documentario sugli squali.

Grandi piramidi a gradoni regolari si innalzavano sotto la superficie del mare, riccordando (nella fantasia o nella realtà?) la pianta di un antico castello circondato da resti di templi. Davanti alla stupefacente struttura piramidale, due pilastri di oltre otto metri richiamavano la suggestione di un arco di trionfo. Erano i resti di una dimenticata Atlantide dell’oceano Pacifico? Ed a quale civiltà e a che epoca risalivano quei resti, tenendo conto che, al contrario dell’Atlantide raccontata da Platone, nessun antico testo giapponese riporta notizia di un continente o di un’isola inabissata? Domande alle quali gli studiosi non hanno ancora trovato una risposta sicura.

Il professor Masaaki Kimura, docente di geologia all’Università delle isole Ryūkyū, è un sostenitore dell’ipotesi che quanto trovato da Kihachiro Aratake siano i resti di una antica civiltà risalente all’epoca glaciale, antecedente perlomeno di 7 mila anni qualsiasi altra civiltà conosciuta sulla Terra, quando l’area oggi sommersa faceva parte di un ponte continentale che univa Taiwan alla Cina. Kimura ha effettuato molte immersioni sul sito di Yonaguni – operazioni mai facili in quanto l’area è battuta da fortissime correnti oceaniche – ed afferma di aver scoperto i resti di un acquedotto, di un paio di strade e anche intere pareti decorate con artistici bassorilievi.

Secondo lo studioso giapponese, non ci sarebbero dubbi sul fatto che la piramide dai gradini squadrati, alta 25 metri e larga 40, che tanto ricorda i templi messicani di Teotihuacan, sia opera dell’uomo. Come era da aspettarsi, sulla notizia si sono fiondati i tanti sostenitori della teoria secondo la quale all’origine delle civiltà terrestri ci sarebbe la mano (o la zampa? o l’artiglio?) di alieni provenienti dallo spazio. La piramide di Yonaguni non sarebbe altro quindi che un sito spaziale per fantascientifiche navicelle extraterrestri. I resti della città sommersa altro non sarebbero che la prova dell’esistenza del mitologico e scomparso continente di Mu, descritto dallo scrittore James Churchward sulla base di un antico manoscritto Maya.

Tornando con i piedi per terra – o con le pinne in acqua, se preferite – l’ipotesi dell’antica civiltà sommersa è stata messa in discussione da geologi subacquei come gli americani John Anthony West e Robert Schoch. Per quanto particolare nella sua regolarità e nella sua bizzarria, la piramide di Yonaguni non sarebbe dissimile da altre formazioni geologiche, spettacolari ma assolutamente naturali, di cui è pieno il mondo. I due scienziati ricordano a tale proposito il selciato del Gigante in Irlanda o le “scale” delle Old Rag Mountain, in Virginia.

Le decorazioni scoperte da Masaaki Kimura, altro non sono che graffiti dovuti all’azione del mare e dei coralli. “Le piramidi di Yonaguni -ha scritto Robert Schoch- sono il risultato di una geologia di base e di una classica stratigrafia di rocce arenarie, che tendono a staccare tra loro diverse placche di fondali marini creando l’effetto particolare dei bordi, specialmente in un’area con forte attività sismica come questa”.

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