Nautica in un ritratto | Alberto Cavanna, da manager ad artista: “Racconto un mondo con troppa cultura e poca saggezza”

Alberto Cavanna oggi è uno scrittore e artista. Ma prima lavorava in alcuni cantieri nautici. Ecco com’è cambiata la sua vita personale e lavorativa

Alberto Cavanna è nato ad Albisola Superiore il 24 agosto 1961. E’ uno scrittore, traduttore e illustratore italiano. Dopo essere stato un affermato dirigente di azienda, ha abbandonato la sua precedente attività per dedicarsi esclusivamente all’attività artistica. Vive e lavora a Polverara, nel Comune di Riccò, paese affacciato sul Golfo della Spezia, nella bassa Val di Vara.

Nato da una famiglia di artigiani, dediti da generazioni alla lavorazione del legno a bordo di navi e imbarcazioni, suo padre lo portò con sé “a bottega” fin dall’età di 5 anni, dove iniziò ad alternare lo studio al lavoro in officina, sugli scali del porto di Savona, a bordo. Dai nonni, entrambi arruolati in Marina nelle due guerre mondiali, ereditò l’amore per il mare e, dal padre in particolare, quello per la vela.

Dopo la maturità classica entrò a lavorare in pianta stabile nell’azienda familiare, che lasciò nel 1988 per trasferirsi a La Spezia, dove divenne dirigente in diversi cantieri navali tra cui il Valdettaro (celebre per i restauri di imbarcazioni d’epoca come il Pacha III di Carolina di Monaco) e il famoso cantiere Riva di Sarnico, di cui fu direttore di produzione. Continuò nella professione, lavorando in altre regioni e all’estero, per clienti e architetti, fino al 2000, quando lasciò definitivamente la nautica da diporto. Dopo una breve parentesi nella cantieristica militare, abbandonò la sua vecchia attività nel 2005.

Tutta l’opera artistica di Cavanna, che si divide tra scrittura, disegno e pittura, ha profonde radici nelle tradizioni marinare ereditate e nella cultura del lavoro, nel mestiere, concepito non come un semplice mezzo di sopravvivenza ma un codice etico di vita. L’appartenenza ad un’antica famiglia artigiana, dedita appunto a un mestiere complesso e nobile come la lavorazione del legno a bordo, lo ha portato a maturare una coscienza professionale profondamente diversa (e apertamente conflittuale) da quella corrente.

Alberto Cavanna, da manager ad artista. Cosa è stato a farle prendere una decisione così radicale?

I cambiamenti avvenuti con la crisi. La crisi è come una guerra: il mondo non sarà più come prima. E quella che abbiamo vissuto, che stiamo vivendo, è una guerra che ci ha portato via un bene prezioso: la cultura del lavoro.

La dignità dell’uomo che orgogliosamente dice: “Io sono cosa ho imparato a fare”. Lasciare dietro traccia del proprio lavoro: questo era il sogno di immortalità di molti saggi analfabeti che ho incontrato nei cantieri e sui moli. E quando la cantieristica non mi ha più permesso di farlo, ho iniziato a raccontare il passato.

Due stili di vita molto diversi ma entrambi accomunati dal mare. Il cambiare modo di “lavorare” a contatto con il mare, ha cambiato anche la sua passione o il suo modo di vivere il mare?

No, per niente. “Times changed, not I”, dice il protagonista di un bellissimo film crepuscolare di Peckinpah. L’approccio che ho io con le mie opere è quello di un artigiano: scrivere un bel racconto, fare un disegno o dare una mano di vernice per me è la stessa cosa.

Quando pensa ad una sua opera d’arte dedicata al mare, scritta o pittorica, quali sono gli elementi che non devono mai mancare?

La fatica e la dignità umana. La saggezza senza cultura era ed è il bagaglio dell’umanità che racconto oggi, in un mondo con troppa cultura e poca saggezza.

Cambiando professione cambia anche il modo di interfacciarsi con il “pubblico”. Sono più esigenti gli armatori che si rivolgevano ai cantieri che ha diretto, i lettori dei suoi libri o gli estimatori dei suoi quadri?

Se parla dell’armatore e degli editori che guardano con umiltà e rispetto il lavoro altrui, le dico che non è cambiato pressoché nulla. Se parla di editori e armatori che speculano sul lavoro altrui, pensando unicamente ad accaparrarsi qualcosa di lucroso con gli spiccioli, anche meno: ora come allora li mando a quel paese.

Al di fuori di scrittura e colori, qual è il suo rapporto con il mare?

Come ogni buon ligure io il mare lo guardo da distante, dalla mia torre di pietra. Amo uscire con la mia barchetta che quest’anno compie 100 anni ed è presente in molti dei miei lavori: il gozzo latino Bianca. E non solo andare in vela per il golfo della Spezia, ma anche semplicemente lavorarci, è per me un contatto che mi dà la stessa emozione di una bella pagina o di un disegno riuscito: la libertà di essere ciò che sto facendo purché sia fatto bene, indipendentemente dal giudizio degli altri.

 

Giuseppe Orrù

Foto di Claudio Colombo

 

NAUTICA IN UN RITRATTO. Un progetto di Liguria Nautica e Claudio Colombo che propone una galleria di personaggi liguri o comunque con un legame con la nostra regione, che hanno lasciato un segno nella nautica italiana o con profonde radici e sinergie con il nostro mare. Per ognuno di loro, vi presenteremo un ritratto fotografico realizzato da Claudio Colombo e un’intervista del nostro giornalista Giuseppe Orrù, per conoscere meglio ogni protagonista, anche con curiosità sulla loro vita privata.

 

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