Nautica in un ritratto | Giuseppe Di Capua: “Da bambino ero sempre in spiaggia e vedevo i cantieri che producevano i gozzi lavagnini famosi in tutta la Liguria”

Giuseppe Di Capua ha iniziato a lavorare alla costruzione di barche come garzone a Lavagna, fino a diventare uno storico maestro d’ascia che custodisce saperi e tradizioni del mestiere

Giuseppe Di Capua è nato nel 1939 a Lavagna. È uno storico maestro d’ascia di Lavagna. Ha cominciato a collaborare al processo di costruzione delle barche come garzone. Nel 1958 a Genova ha superato l’esame per diventare maestro d’ascia e ha conseguito il diploma per costruire barche in legno, fino a 180 tonnellate.

Costruiva inizialmente gozzi da pesca, si è iscritto all’artigianato nella Camera di Commercio al 1963. Venivano da tutta la Liguria. Nel 1983 ha aperto il Cantiere nautico Di Capua Giuseppe, in cui ha fatto la manutenzione di storiche barche, come la “Lady Metra”, la barca da regata Rose la Vie da 22 metri e la “Argolide”, uno scafo da 33 metri.

Nel 2012 il cantiere è stato venduto ai Cantieri Castagnola di Lavagna. Di Capua ed è uno dei personaggi della Liguria che custodisce i saperi e le tradizioni dei maestri d’ascia.

Di Capua, da garzone a maestro d’ascia. Come si è innamorato di questo mestiere?

Ero un ragazzo, nato praticamente sulla spiaggia, eravamo sempre in acqua. A quei tempi mi hanno detto: bisogna togliere sto ragazzo dalla spiaggia e mandarlo a imparare il mestiere. A 14 anni mi hanno mandato a imparare a fare i gozzi, gratuitamente.

Grazie a Dio che gli artigiani ti insegnavano gratuitamente all’epoca. La sera andavo a scuola di disegno, anche questo è stato importante. Questo mestiere si impara da ragazzi.

Il suo incontro con la nautica e con il mare come è avvenuto?

Sono nato in via dei Devoti a Lavagna. C’erano tanti cantieri che facevano gozzi. Da bambino ero sempre in spiaggia e vedevamo i cantieri che producevano gozzi. I gozzi lavagnini erano famosi in tutta la Liguria. Ci sono nato nel mare.

Qual è la prima cosa che bisogna tenere a mente quando si costruisce una barca?

Si parte dalla chiglia e dai dritti, quello di prua e quello di poppa. Poi si fanno le ordinate. I pescatori avevano certe esigenze. Si parte sempre con un modellino di legno, fatto con una tavoletta da un centimetro, poi da lì si sviluppa il disegno.

Com’è cambiato in tutti questi anni di attività il modo di andare per mare?

È cambiato molto. Innanzitutto con la vetroresina le barche sono diverse. Ora le barche non si tirano più a riva, restano nei porti. Anche i gozzi sono diventati più veloci. Un po’ quelle barche che un tempo erano in legno e ora le fanno più leggere di metallo.

Andavo anche a Monterosso ad aggiustare le barche. Andavo sotto il ponte, dove arrivavano i pescatori, e mi mettevo ad aggiustare le barche, sotto il porticato della chiesa o sotto il ponte. Erano dei tempi bellissimi, anche perché si era giovani.

Ha mezza giornata libera e decide di dedicarla a un’uscita in mare. Quale barca userebbe e per andare dove?

Io ora ho una barca di 12 metri, ho un motoscafo in resina con due motori, cabinato. Esco con quella. Prima avevo dei gozzi. Ne avevo uno di 8 metri, con vela latina. Ora comunque esco poco, è una barca grossa, poi da solo diventa più difficile.

 

Giuseppe Orrù

Foto di Claudio Colombo

 

NAUTICA IN UN RITRATTO. Un progetto di Liguria Nautica e Claudio Colombo che propone una galleria di personaggi liguri o comunque con un legame con la nostra regione, che hanno lasciato un segno nella nautica italiana o con profonde radici e sinergie con il nostro mare. Per ognuno di loro, vi presenteremo un ritratto fotografico realizzato da Claudio Colombo e un’intervista del nostro giornalista Giuseppe Orrù, per conoscere meglio ogni protagonista, anche con curiosità sulla loro vita privata.

 

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