Nautica in un ritratto | Simona Sanguineti: “Sin da bambina frequentavo la bottega di papà. Ora è una realtà industriale custom made al servizio di armatori esigenti”

Simona Sanguineti amministra l’azienda di famiglia, la Sanguineti Chiavari, che produce accessori personalizzati per yacht, superyacht, navi da diporto e barche da lavoro

Simona Sanguineti è nata a Chiavari, dove vive ancora oggi e amministra l’azienda di famiglia, la Sanguineti Chiavari Produzione Articoli Nautici Srl, costituita nel 1958 come Sanguineti&Chiappe dal suo fondatore, Virginio Sanguineti, padre di Simona.

Fin dai primi anni, la Sanguineti Chiavari ha sviluppato una vasta gamma di prodotti per la nautica di sua progettazione e produzione. Il 19 luglio 1978 è nata un’unità produttiva industriale, la Sanguineti Chiavari Srl, in grado di rispondere pienamente alle nuove esigenze della nautica da diporto ed è diventata ben presto leader del settore per la produzione di accessori per yacht, superyacht, navi da diporto e barche da lavoro.

Simona Sanguineti ha iniziato a lavorare nell’azienda fondata dal padre nel 1992, quando aveva 20 anni, occupandosi della parte commerciale, in particolare delle vendite all’estero, fino a diventarne amministratrice, insieme al padre. Nel frattempo sono arrivati due figli e, dal rientro al lavoro dalla pausa per la maternità, amministra la Sanguineti Chiavari insieme al marito Taito Sanchez: Simona Sanguineti coordina la parte amministrativa, mentre il marito segue la produzione e l’area commerciale.

Simona Sanguineti, il suo incontro con la nautica è avvenuto quando lei era ancora una studentessa e frequentava la “bottega” di suo padre Virginio, che vendeva articoli nautici sulla passeggiata a mare di Chiavari. Che ricordi ha di quel periodo?

Da sempre il punto vendita di Chiavari, situato nella passeggiata a mare, ha fatto parte della mia vita. Nel negozio hanno lavorato vari membri della famiglia, mio nonno, mia mamma, mia zia e ovviamente mio papà. La Sanguineti ha preso forma proprio da qui, fino poi alla realizzazione del capannone in via San Rufino 31, dove si trova tutt’ora, per trasformarsi nella realtà industriale che oggi rappresenta. Io ci sono sempre stata, prima per gioco, poi come lavoro nelle vacanze estive, fino poi ad entrare ufficialmente in azienda, una volta terminata la scuola, a pieno regime.

Poi c’è stata la nascita di un’azienda più strutturata che ha iniziato a dedicarsi anche alla produzione. E anche lei ha dovuto cambiare il suo modo di lavorare. Cosa significa interfacciarsi con dei clienti che vanno dai grandi cantieri al singolo armatore?

Il singolo armatore era quel cliente appassionato, conoscitore della sua barca e che la voleva armare personalmente. Oggi questo tipo di rapporto è diventato sempre più raro. I cantieri costruttori fanno in autonomia le loro scelte. Alcuni di loro hanno ancora la conoscenza della qualità, del marchio e del suo valore, per altri invece è diventata solo una questione economica e si è perso un rapporto più personale.

La sua azienda si è specializzata in prodotti di altissima qualità, su misura, destinati ad una nicchia di diportisti. Nel frattempo la nautica ha affrontato due crisi. Anche alla luce di questi due periodi, si è rivelata una scelta vincente?

Questa scelta è stata consequenziale alle crisi della nautica che abbiamo affrontato negli anni. Puntare sulla qualità e sul “custom made” ci ha aiutato a superare le crisi e a ritagliarci un mercato più esclusivo e di ricerca, perché abbiamo la possibilità di andare più incontro alle richieste dei nostri clienti.

Lei e la sua famiglia vivete e lavorate da sempre sul mare. Come trascorrevate in famiglia i momenti liberi? Sempre al mare o in altre mete?

Dopo una breve esperienza con una piccola imbarcazione a motore, mio papà ha scelto di spostare le sue vacanze in campagna per poter realmente “staccare la spina”. Le nostre vacanze erano legate molto anche all’Olanda, Paese natale di mia mamma Hilda, dove abbiamo sempre trascorso molto tempo e dove ancora oggi porto spesso la mia famiglia.

Suo marito, Taito Sanchez, ha un passato da velista professionista. Il lavoro di suo marito le ha permesso di avvicinarsi di più al mare durante le vacanze? Qual è oggi il suo rapporto con il mare?

Vivendo in Liguria il rapporto con il mare è quasi obbligatorio, sia d’estate che d’inverno. Anche d’inverno il mare è stupendo. Solo la vista a volta risolleva e apre gli orizzonti della mente. Grazie e mio marito, però, ho imparato a conoscere maggiormente la barca a vela e andiamo ogni anno in crociera.

 

Giuseppe Orrù

Foto di Claudio Colombo

 

NAUTICA IN UN RITRATTO. Un progetto di Liguria Nautica e Claudio Colombo che propone una galleria di personaggi liguri o comunque con un legame con la nostra regione, che hanno lasciato un segno nella nautica italiana o con profonde radici e sinergie con il nostro mare. Per ognuno di loro vi presenteremo un ritratto fotografico realizzato da Claudio Colombo e un’intervista del nostro giornalista Giuseppe Orrù, per conoscere meglio ogni protagonista, anche con curiosità sulla loro vita privata.

 

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