Duro scontro tra Vincenzo Onorato e Confitarma sui marittimi italiani

L’armatore replica alla Confederazione italiana armatori, che esclude il rischio di perdita di posti di lavoro per i marittimi italiani in caso di mancato rinnovo della convenzione a Tirrenia

24 gennaio 2019 | di Giuseppe Orrù
L'armatore Vincenzo Onorato
L'armatore Vincenzo Onorato

È di pochi giorni fa lo scontro a distanza tra Vincenzo Onorato, armatore di Tirrenia e Moby ed il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, che da Cagliari aveva tuonato: “Basta regali alla Tirrenia”, suscitando una dura replica dell’armatore napoletano.

Vincenzo Onorato ora se la prende con Confitarma, la Confederazione italiana degli armatori che ha diffuso una nota per sottolineare che “non esiste alcun rischio di perdita di lavoro per i marittimi italiani qualora non venisse rinnovata l’attuale convenzione Tirrenia-CIN in quanto, in base alla legge vigente, gli equipaggi delle navi che operano in servizi di cabotaggio devono essere obbligatoriamente comunitari”.

Ripondendo a Manuel Grimaldi, definito il “vero dominus di Confitarma che parla e scrive per bocca del portavoce Mario Mattioli, insignito della pomposa carica di presidente”, il patron di Tirrenia e Moby afferma che “il comunicato di Confitarma è colmo di menzogne e inesattezze. Se così fosse -dichiara Onorato- Confitarma dovrebbe spiegare come mai, sulla Civitavecchia-Porto Torres, Grimaldi impiegava circa 100 marittimi extracomunitari che ha provveduto gradualmente a sbarcare solo dopo la pubblica denuncia da parte mia“.

Vincenzo Onorato sostiene poi che il suo intervento non è mirato a difendere la convenzione Stato-Tirrenia, “convenzione fra l’altro che io ho ereditato -spiega l’armatore- con l’acquisto della compagnia e che ritengo storicamente superata. Per chiarezza va comunque detto che i 72 milioni di euro che lo Stato garantisce sono per i trasporti non solo per la Sardegna, ma anche per la Sicilia e per le isole Tremiti.

“E’ singolare -sottolinea Onorato- che Confitarma non citi mai i 150-200 milioni di euro che, a vario titolo, Stato e Regione Sicilia erogano per le linee minori in Sicilia agli ex soci del signor Grimaldi o i 60 milioni senza gara appena stanziati sempre per i collegamenti per le isole minori”. In vista della prossima gara, prevista per il luglio 2020, il patron di Tirrenia e Moby aggiunge che “una nuova gara per i trasporti marittimi deve veder beneficiate tutte le compagnie e potrebbe ispirarsi al modello francese per la Corsica con dei paletti fissi che escludano compagnie stagionali e chi imbarca marittimi extracomunitari, lasciando a casa gli italiani“.

Da parte sua Confitarma aveva inoltre dichiarato che “ancora una volta il tema della disoccupazione dei marittimi viene strumentalizzato. Infatti, Torre del Greco conta più di 85.000 abitanti: parlare di 50.000 marittimi disoccupati di fatto sminuisce le problematiche dei circa 3.000 marittimi locali che in parte effettivamente navigano e in parte realmente sono in cerca di occupazione”.

Pronta la dura replica di Onorato. “Lo strumento della disinformazione -sostiene- è uno degli elementi chiave di Confitarma: non ho mai parlato di 50.000 marittimi senza lavoro a Torre del Greco ma in tutta Italia. Sarei potuto essere più preciso se Confitarma non si fosse rifiutata di dare al Ministero dei Trasporti il numero di extracomunitari imbarcati sulle navi italiane”.

“Una nave battente bandiera italiana -ricorda l’armatore- è un pezzo del nostro Paese ovunque essa si trovi. Fornire informazioni sugli extracomunitari presenti a bordo è anche un problema di sicurezza nazionale. Al contrario di Confitarma, Assarmatori ha fornito al Mit tutte le informazioni possibili in merito”.

Onorato rivolge infine il suo pensiero ai “tanti marittimi che sono a casa senza lavoro e a quelli che vorrebbero trovare un imbarco, ma non lo trovano perché vengono loro preferiti extracomunitari sfruttati quali schiavi del Terzo Millennio ed essi stessi prime vittime di questo sistema. Una globalizzazione della miseria -la definisce il patron di Tirrenia e Moby- che affama il Mezzogiorno ma anche Genova e Trieste, scuola e fucina di marittimi da centinaia di anni, che è utile soltanto alla lobby degli armatori che Confitarma protegge, di cui Grimaldi è il caposcuola, che sfrutta una legge, la 30/98, che garantisce la quasi totale esenzione fiscale degli utili prodotti e lascia gli italiani a terra, in assenza di appropriati controlli che oggi lo Stato non effettua”.

“La bandiera italiana -conclude Onorato- oggi è la bandiera panamense del Terzo Millennio: è bene che il nuovo governo dia un segno di discontinuità con le amministrazioni passate e provveda a effettuare quei legittimi controlli che mettano con le spalle al muro questi armatori-speculatori che sono la vergogna della grande tradizione della marineria italiana”.

 

Giuseppe Orrù

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1 commento

  1. Agnello Coppola ha detto:

    Condivido in pieno quanto affermato dall’Armatore Onorato, auspico la cancellazione della legge 30/98. Imbarcare su una nave di bandiera italiana adibita al lungo o al cabotaggio personale extracomunitario, anche se fosse uno solo lasciando a terra disoccupato un marittimo italiano è lo stesso che assumere extracomunitari in una fabbrica lasciando disoccupati operai italiani. Se questo non può avvenire sul suolo nazionale, perché avviene su una nave anch’essa territorio nazionale? La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. E’ così che le promuove? Perché il diritto al lavoro è diverso tra mare e terra? Perché la Costituzione detta un principio e la legislazione uno diverso? Cos’è questa se non discriminazione dei lavoratori del settore marittimo?

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