Con i “piloti volontari” nelle Bocche di Bonifacio: sempre pronti a contribuire a una maggior sicurezza per l’ambiente. Il Parco de La Maddalena chiede il pilotaggio obbligatorio

Intervista al comandante Francesco Bandiera, presidente della Federazione Italiana Piloti dei Porti dopo l’ennesimo incidente tra Corsica e Sardegna. Qui, tra le acque più insidiose al mondo, passano ogni anno oltre 3 mila navi

15 ottobre 2019 | di Giuseppe Orrù
Un pilota sale a bordo di una nave
Un pilota sale a bordo di una nave

L’incidente al cargo Rhodanus, che si è arenato nella notte del 13 ottobre sulla costa della Corsica, ricorda per l’ennesima volta la pericolosità del traffico navale pesante nelle Bocche di Bonifacio. Mentre le autorità francesi stanno predisponendo un piano per rimuovere la nave, di circa 90 metri, carica di acciaio, sulle coste italiane il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena fa i conti con il rischio di un enorme danno ambientale, causato dal pericolo di uno sversamento di carburante durante le operazioni di disincaglio.

IL PARCO NAZIONALE

“Questi episodi – sostiene in una nota il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena – devono stimolare tutti, istituzioni internazionali e nazionali, enti locali, forze dell’ordine, associazioni di categoria, forze produttive e cittadini, a pretendere una regolamentazione ferrea dei traffici navali tra Corsica e Sardegna. Il fatto che si tratti di materia del Diritto internazionale, non deve far desistere dal tentativo di ridurre il più possibile il rischio di naufragi, collisioni, sversamenti di sostanze pericolose e minacce all’incolumità delle persone”.

Il Parco Nazionale dell’Arcipelago de La Maddalena, da più di un anno è impegnato nella ricerca di una soluzione, sostenendo il lavoro portato avanti da FedePiloti, con il suo presidente, il comandante Francesco Bandiera, insieme agli onorevoli Paola Deiana e Nardo Marino, alla Guardia Costiera, al Ministero dell’Ambiente, all’Università di Sassari e alla Camera di Commercio di Sassari, portavoce dei numerosi stakeholders del settore.

L'arcipelago di La Maddalena

L’arcipelago di La Maddalena

OBBLIGO DEL PILOTA A BORDO?

L’idea, condivisa e sostenuta da tutti, è la creazione di un servizio obbligatorio di pilotaggio delle navi in transito nelle Bocche di Bonifacio. Attualmente i piloti in forza al Porto di Olbia svolgono già un servizio di volontariato non remunerato per le navi (pochissime purtroppo) che fanno richiesta di un pilota a bordo. Tra le proposte emerse, c’è il potenziamento della dotazione finanziaria che il Ministero riconosce al Parco Nazionale, in modo che il Parco stesso possa contribuire a sostenere i costi per questo servizio.

Ma soprattutto, il gruppo di lavoro vorrebbe arrivare a obbligare tutte le navi che attraversano il braccio di mare tra Corsica e Sardegna a usufruire del pilota locale. “Le Bocche di Bonifacio – dicono dal Parco Nazionale – sono uno dei luoghi più pericolosi al mondo dal punto di vista nautico, oltre che uno dei più delicati ecosistemi del Mediterraneo e noi non possiamo continuare a giocare d’azzardo con la natura e la buona sorte. Pretendere che le nostre isole siano protette dal rischio di catastrofi ambientali, è un dovere, oltre che un diritto, di tutti noi”.

I PILOTI DEL PORTO

Tra i Piloti del Porto di Olbia e Porto Torres che svolgono questo servizio di costante allerta operativa su base volontaria, quindi non retribuita e al di fuori del normale orario di lavoro, c’è anche il comandante Francesco Bandiera, che ricopre anche la carica di presidente della Federazione Italiana dei Piloti dei Porti.

Il servizio di pilotaggio nelle Bocche di Bonifacio – spiega il comandante Bandiera intervistato da Liguria Nauticanon è obbligatorio ma soltanto fortemente raccomandato dalle Nazioni Unite, tramite una risoluzione Imo“. L’Imo è l’Organizzazione marittima internazionale (dall’inglese International Maritime Organization), un istituto specializzato delle Nazioni Unite incaricato di sviluppare i principi e le tecniche della navigazione marittima internazionale, per promuovere la progettazione e lo sviluppo del trasporto marittimo internazionale rendendolo più sicuro ed ordinato.

Ma siccome il pilotaggio rappresenta un costo per l’armatore, pochissime navi lo richiedono. Eppure la possibilità ci sarebbe. “Insieme ai miei colleghi di Olbia, Porto Torres e della Corsica – racconta Bandiera – organizziamo turni settimanali di guardianaggio. Una settimana a testa e ci dividiamo le varie richieste che arrivano. Quando le navi ci chiamano, ci organizziamo e partiamo, per andare a prendere la nave a seconda che entri da Ovest o da Est”. Un compito che i piloti del Porto sardi e francesi svolgono con altissimo spirito di servizio, aggiungendo ore al loro lavoro in porto e creando non pochi disagi con i riposi obbligatori per legge.

Francesco Bandiera, presidente della Federazione Italiana Piloti dei Porti

Francesco Bandiera, presidente della Federazione Italiana Piloti dei Porti

E’ una situazione di enorme disagio – sottolinea il comandante – un palliativo all’italiana. Le disposizioni sono dell’Imo ma sono solo raccomandazioni. Devono essere i governi a stabilire la migliore delle soluzioni per raggiungere l’obiettivo di scoraggiare il transito delle navi o, in alternativa, trovare soluzioni adeguate perché tutte le misure messe in campo dall’Imo vengano rispettate. Il compito dei piloti è svolgere un servizio pubblico legato alla sicurezza. Non possiamo fare altro che metterci a disposizione, prendendo atto di eventi come questi, che ogni tanto capitano: ricordo il caso della collisione a nord della Corsica proprio un anno fa. Anche allora si parlò di cosa poteva accadere se fosse successo nelle Bocche.

FINO A 12 ORE DI STRAORDINARIO GRATUITO PER I “PILOTI VOLONTARI”

Ecco come avviene il servizio volontario dei Piloti. “Quando smontiamo dai regolari turni nel porto di appartenenza – afferma Bandiera – siamo a disposizione delle navi che decidono di utilizzare anche il pilotaggio quale misura aggiuntiva per un transito il più sicuro possibile. Quando ci chiamano, organizziamo il servizio che poi al termine l’armatore paga secondo quanto stabilito dall’amministrazione marittima, come fosse un normale pilotaggio di ingresso o uscita dal porto. Non esiste nessun altro tipo di sussidio e pertanto tutti gli ulteriori costi per il mantenimento di uomini e mezzi destinati alla prontezza operativa, sono completamente a carico dei piloti che volontariamente prendono parte al progetto“.

Per questo servizio, attivo dal 2014, l’amministrazione chiede che i piloti abbiano un’allerta di almeno 48 ore, “ma siamo fortunati – ricorda il comandante – se ci avvisano con 24 ore di anticipo. A volte abbiamo avuto un preavviso di sole 6 ore“. Il problema principale è non avere una sede operativa con i mezzi nei pressi della zona delle operazioni. Questo comporta, per i piloti italiani, la partenza dai porti di Olbia o Porto Torres, con enormi aggravi in termini di tempo per tutta la durata della prestazione. Più volte è già accaduto che, a causa del maltempo, il pilota intervenuto, imbarcato ad ovest delle Bocche, sia dovuto sbarcare a Civitavecchia, all’arrivo della nave, per poi tornare a casa la mattina successiva in aereo.

Tradotto in ore, dopo il suo turno di lavoro, un pilota volontario si fa carico di un ulteriore servizio di 10-12 ore per affrontare 120 miglia di navigazione in totale, da quando lascia il suo porto, fino al rientro. Ogni anno dalle Bocche di Bonifacio transitano tra le 3.000 e le 3.500 navi. Ma le unità che chiedono di usufruire di questa possibilità si contano sulle dita di una mano.

Dal 2014 a oggi, su circa 18 mila navi transitate conclude Francesco Bandiera – abbiamo avuto meno di 15 richieste. Manca l’informazione da parte degli Stati, italiano e francese, per tutelare le proprie acque. Chi ci ha chiamato, nella maggior parte dei casi, era perché era la prima volta che passava dalle Bocche di Bonifacio e aveva letto di questo servizio e lo hanno pure apprezzato. Noi una volta a bordo, però, disincentiviamo a passare da qui: è più sicuro e conveniente fare tre o quattro ore di navigazione in più per fare il giro largo“.

A risolvere la questione quindi dovrebbero essere le istituzioni e non i piloti, uomini di mare di indiscussa professionalità, che devono già fare i conti con il mancato turn over. A livello nazionale, infatti, i piloti del porto sono in sottorganico di circa una trentina unità su un totale di 240 piloti effettivi e i concorsi pubblici sono bloccati o comunque fermi da cinque anni.

 

Giuseppe Orrù

Le Bocche di Bonifacio viste da Santa Teresa di Gallura. Sullo sfondo, la Corsica

Le Bocche di Bonifacio viste da Santa Teresa di Gallura. Sullo sfondo, la Corsica

 

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