Dall’estero 3,5 miliardi di euro di investimenti nello shipping e nella portualità italiana

A Porto Cervo è in corso l’assemblea annuale della Federazione Agenti Marittimi tra tavole rotonde, analisi economiche e impegno ambientale

11 maggio 2018 | di Giuseppe Orrù
L'assemblea di Federagenti a Porto Cervo
L'assemblea di Federagenti a Porto Cervo

Si chiuderà sabato 12 maggio, al centro congressi dell’Hotel Cervo di Porto Cervo, in Sardegna, l’assemblea annuale Federagenti (Federazione Nazionale Agenti e Raccomandatari Marittimi) incentrata sul tema della nuova attrattività per investitori internazionali (finanziari e operativi) delle aziende italiane operanti nei porti, nello shipping e nella logistica.

Sono quasi 60 le società del settore portuale, marittimo e logistico italiano che negli ultimi dieci anni sono state parzialmente o totalmente acquisite, oppure partecipate in modo significativo da gruppi internazionali sia del settore finanziario, sia operativi nello stesso comparto marittimo, per un investimento complessivo in Italia che sfiora i 3,5 miliardi di euro.

Il settore dei trasporti marittimi dei porti e della logistica del trasporto si colloca quindi al primo posto in Italia tra i comparti oggetto non di invasione e cannibalizzazione, bensì di “un apporto positivo di investitori internazionali”. È quanto emerge da un’analisi che il presidente di Federagenti, Gian Enzo Duci, ha svolto nell’ambito dei suoi incarichi all’Università di Genova (corso di Economia dei trasporti), presentata in anteprima questa mattina all’assemblea annuale della Federazione Agenti Marittimi a Porto Cervo.

Tra ingresso di fondi di investimento internazionali e offerte pubbliche di acquisto, alcuni tra i maggiori brand dello shipping, della portualità, delle attività spedizionieristiche e della logistica italiana sono riusciti ad attrarre investitori internazionali che, nella maggior parte dei casi, hanno radicato in Italia le loro attività producendo valore aggiunto nel nostro Paese.

“In particolare –ha sottolineato Gian Enzo Duci è il risultato di questi interventi a dissipare il sospetto che si tratti solo di una massiccia operazione di colonizzazione: nei tre anni successivi all’intervento di investitori esteri, l’Ebitda dei gruppi oggetto dell’intervento, e di cui si sono potuti reperire i dati, ha registrato -ha spiegato il presidente di Federagenti- un incremento medio del 70%, per poi attestarsi negli anni a seguire su tassi di crescita annui del 5%”.

La crisi

Il processo di globalizzazione non è stato e non è indolore. Nell’analisi presentata da Federagenti è stato anche evidenziato come, in particolare nel settore shipping e quindi nelle attività armatoriali, il vento della crisi abbia soffiato impetuoso, rendendo indispensabile per più di 30 gruppi il ricorso a misure straordinarie di rinegoziazione del debito e come, in alcuni casi, il tracollo finanziario sia sfociato nel fallimento.

Anche nel mondo delle agenzie marittime, l’effetto concentrazione, che ha rivoluzionato il settore container polarizzandolo su un numero limitato (non più di 9) di protagonisti raggruppati in tre alleanze e in grado di spartirsi più dell’80% dell’interscambio mondiale trasportato in container, ha causato un vero e proprio cambio di identità delle grandi agenzie marittime, che sono diventate o di proprietà diretta o joint venture tra i gruppi armatoriali e gli operatori italiani in precedenza autonomi.

Le acquisizioni

Questo processo, comunque, non è nuovo per il nostro Paese, dove già nel decennio scorso alcuni tra i principali player nazionali del settore hanno visto l’ingresso nel capitale di grandi operatori internazionali: dall’acquisizione del Lloyd Triestino, poi rinominata Italia Marittima, da parte di Evergreen, al passaggio del controllo del maggiore terminal container italiano, quello di Genova-Voltri, dal gruppo Fiat a Psa di Singapore, fino alla cessione alla americana Carnival del gruppo Costa Crociere.

Ma anche gli italiani non sono da meno nei mercati esteri. L’Italia, infatti, è il numero uno sui mercati internazionali per l’acquisizione di compagnie nel settore traghetti, con due gruppi (Grimaldi Napoli e Onorato) protagonisti di importanti operazioni internazionali.

 

Giuseppe Orrù

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