Affondare navi militari nel Mar Ligure per incentivare il turismo subacqueo? I pro e contro secondo gli esperti

Approvato dal Consiglio Regionale della Liguria un ordine del giorno che prevede l'apertura di un’indagine per valutare se affondare navi militari opportunamente bonificate nel Mar Ligure

28 Maggio 2021 | di Gaetano Tappino

Lo “scuttling” in molti Paesi del mondo è una realtà che trasforma i relitti in santuari di biodiversità, attirando la vasta popolazione dei subacquei e portando turismo e indotto. Famoso è il sito storico in cui sono state affondate le navi nell’incursione aerea giapponese di Pearl Harbor, dove la corazzata USS Arizona è stata consacrata come un monumento al ricordo di quel dicembre del 1941. Un punto d’immersione visitato ogni anno da migliaia di subacquei che vogliono immergersi nella storia e rivivere i luoghi in cui hanno perso la vita ben 1177 marinai.

Un’altra importante iniziativa di questo tipo è il museo subacqueo “Underwater Military Museum Dive Site“, situato nelle cristalline acque del Mar Rosso e costituito da ben 19 mezzi militari fra carri armati, elicotteri e mezzi blindati, posizionati in formazione, che offrono un’alternativa all’affollata barriera corallina.

A casa nostra il relitto per eccellenza è la Haven, la superpetroliera affondata di fronte ad Arenzano, diventata ambita meta di tutti i subacquei tecnici. Non da meno è poi il relitto del Mohawk Deer, nel parco marino di Portofino, la cui prua si trova già nei primi 10 metri. Altro relitto da citare, anche se meno conosciuto, è quello del Pelagosa, un cargo affondato al largo del quartiere genovese di Quarto, alla profondità di 35 metri, a cui si aggiungono tanti altri relitti presenti lungo la costa ligure, per la maggior parte a quote che solo esperti subacquei possono raggiungere. Una palestra subacquea realizzata con moduli in cemento, ad esempio, è stata posizionata nelle vicinanze della costa di Arenzano, a 25 metri di profondità.

In generale, tutti i siti in cui sono presenti relitti o infrastrutture sommerse hanno implementato il turismo subacqueo e creato indotto nel territorio circostante, coinvolgendo strutture ricettive, ristoranti e negozi. Ed è stata probabilmente questa consapevolezza a spingere il Consiglio regionale della Liguria ad approvare, con i voti della maggioranza di centrodestra, un ordine del giorno che prevede l’apertura di un’indagine per valutare se affondare navi militari opportunamente bonificate nel Mar Ligure.

Durante la discussione dell’ordine del giorno ci sono state però anche molte polemiche. L’opposizione si è infatti detta contraria all’operazione, esigendo che venga verificata non solo la sostenibilità economica e turistica ma anche quella ambientale. Per questo abbiamo chiesto un’opinione tecnica al dott. Davide Privitera, biologo marino ed esperto sommozzatore.

Secondo Privitera, anche se rappresenta un manufatto artificiale inserito volontariamente in un ambiente naturale, un relitto debitamente bonificato posizionato in mare può diventare nel tempo un substrato adatto alla colonizzazione degli organismi bentonici marini. “Lo sfruttamento della complessità spaziale di questa inaspettata ‘superficie libera’ – spiega il biologo marino – genera infatti un aumento della biodiversità in quell’area: si creano ambienti idonei alla riproduzione e alla crescita di numerose specie, alcune delle quali restano stanziali mentre altre si diffondono nell’ambiente marino”.

Fondamentale per una corretta gestione di questa opportunità è la preventiva ricerca dell’area idonea all’affondamento controllato dei relitti, tenendo conto della morfologia del fondale, della sua natura geologica, delle dinamiche delle correnti, della profondità e di tutti i parametri ambientali in grado di catalizzare e velocizzare il processo di colonizzazione biologica del relitto.

Un altro importante aspetto pratico è il fatto che questi relitti, posizionati in aree strategiche, potrebbero essere dei deterrenti fisici alla pesca a strascico illegale. In un paio di anni queste strutture potrebbero offrire ai subacquei scenari ricchi di colore e di vita marina e possibili incontri con specie difficili da vedere in zone libere, attirate dalla presenza di prede.

Il posizionamento volontario di una struttura sommersa prevede l’aggiornamento delle carte nautiche digitali e cartacee e non ultimo, visto che uno degli obiettivi è l’incremento turistico, bisogna stabilire una distanza che possa essere raggiunta dalle imbarcazioni che portano i subacquei in un tempo consono ai costi dell’offerta economica e ai consumi delle imbarcazioni impiegate.

Liguria Nautica ha scoperto che le scuole di pensiero nell’ambito produttivo, commerciale e scientifico sono sostanzialmente due, quella dei favorevoli e quella dei contrari, che in alcuni casi si uniscono e in altri, specialmente nello studio ambientale, si separano.

I favorevoli intravedono nel progetto un ripopolamento ecologico e produttivo, mentre i contrari parlano di rifiuti destinati a disciogliersi (anche se dopo molti lustri) e siccome “nulla si distrugge ma tutto si trasforma”, ce li troveremo nella catena alimentare. Parlando più terra terra ed evitando altisonanti espressioni scientifiche, come espresso da un addetto ai lavori di alto spessore, “alla fine, comunque, continuiamo a buttare in mare della ‘rumenta’”.

 

Foto di Giuseppe D’Urso

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6 commenti

  1. divelions ha detto:

    FINALMENTE!!!!Qualcuno,con delle buone idee,per rilanciare il turismo.Non si deve infatti considerare che il turista subacqueo,non crei un indotto,a parte fare le immersioni.
    Da ANNI,nazioni come in America(sopratutto la Florida),affondano,navi,anche piuttosto grandi,per il turismo dei sub.Le immersioni a Malta,praticamente,sono per lo più su relitti.
    I ben pensanti,rimarcano che le navi,continuano ad inquinare,per i vari materiali nocivi!Ma naturalmente,prima di affondarle,vengono bonificate.Con giusti studi,si devono collocare,a certe profondità,in certi punti,da non dare fastidio alla normale navigazione.Vietiamo di affondare le navi,ma ben pochi si oppongono al fatto che il Giappone,vuole sversare nell’oceano,milioni di litri d’acqua contaminata, radio-attiva della centrale di Fukushima.
    Immaginiamo,se ad Arenzano,non ci fosse l’Haven,dal punto di vista sub,niente d’interessante.Mentre,invece,il relitto,attrae,centinaia di persone.Molti,dormono,là,almeno una notte,e magari,fanno un giro,prima di ritornare a casa.Vanno,al ristorante,si comprano,qualche souvenir,ecc.
    Ed anche,a livello di sponsor,in Florida,per esempio,i sub che vanno là,sono,invogliati,a comprarsi,una targhetta,del relitto che hanno visitato.Una somma,và,per cercare di sostenere,le spese,per l’aquisto di altri relitti.
    Speriamo,che anche in Italia,si possa fare qualcosa d’interessante,anche perché,sono moltissimi i posti che vorrebbero,sfruttare anche il turismo subacqueo.

  2. GIORGIO BARSOTTI ha detto:

    Indubbiamente comprendere quale sia il vero significato di un affondamento di un relitto non è facile per chi non fa parte del vasto mondo della subacquea, o non ne conosce la storia, anche pioneristica.
    L’affondamento di un relitto (militare o non che sia) può sembrare, nel momento di grande sensibilità dei media per la salvaguardia dell’ecosistema marino, un fatto decisamente negativo da evitare a tutti i costi.
    Questo è dovuto, principalmente per chi, inconsapevolmente, non conoscendo la vita del mondo sommerso, dà per scontata, e accetta, esclusivamente “l’ideologia negativa” per cui, tutto ciò che viene considerato come l’emissione di un rifiuto (vedi appunto l’affondamento di un relitto) ne sia, necessariamente, fonte di inquinamento e lesivo per lo stesso; escludendo, a priori “l’ideologia positiva” che considera, invece, un relitto opportunamente bonificato, come una reale possibilità di creare ripopolamenti e protezione degli stessi habitat.

    Alla base di questa “non conoscenza” c’è la scarsa educazione ambientale marina (in particolare subacquea) di una consistente parte dei media.

    L’educazione ambientale, attualmente, deve fare convivere due obiettivi apparentemente agli antipodi: la protezione dell’ambiente subacqueo e lo sviluppo economico ad esso legato; fino a qualche tempo fa, la cosa era impensabile, se non impossibile, ma le nuove sensibilità e l’avvicinamento a forme di pensiero meno restrittive e portate più ad una visione di progresso dove l’ecosistema, proteggendo comunque l’equilibrio naturale, può favorire sicuramente comportamenti anche sostenibili.

    Comunque, non cerchiamo di crearci tutte le problematiche possibili e immaginabili per la realizzazione di progetti per l’affondamento di relitti; guardiamoci intorno e “copiamo”….in tutti i mari e oceani del mondo, dove sono stati affondati relitti, l’ambiente, il turismo, l’economia locale ne hanno avuto grandi vantaggi ecologici ed economici.

    PERCHE’ NON POTREMMO FARLO ANCHE NOI CON IDENTICI RISULTATI??

  3. De Martiis Vladimira ha detto:

    Finalmente. Speriamo che il progetto vada avanti

  4. Gianni Risso ha detto:

    Concordo in pieno con Giovanni Esentato. Aggiungo l’esempio eclatante della Haven che è diventata una vera oasi brulicante di vita su un fondale insignificante. In diverse nazioni come: USA, Israele, Cayman, Cuba, Giordania, sono state affondate delle vecchie navi militari opportunamente bonificate che sono diventate delle ottime dimore per la fauna marina e costituiscono una attrattiva per i sub e per il turismo. Certamente sarebbe necessario il massimo controllo ma Italia, per fortuna, di quello che succede sott’acqua si occupano le Capitanerie di Porto e lo fanno con la massima serietà.

  5. Gaetano Dieni ha detto:

    Questa è l’ennesima follia umana.
    Si aprirebbero le porte agli affaristi senza scrupoli per lo smaltimento a costo zero. Qualcuno dirà basta controllare. Ricordatevi in Italia non esiste e non esisterà mai il controllo e gli eventi ultimi sono una conferma.

  6. Giovanni Esentato ha detto:

    La ritengo cosa utile non solo al Turismo Subacqueo. Un altro esempio, non citato bell’articolo è il relitto della Piattaforma Paguro affondata, in seguito a blow up del pozzo, negli anni 60 al largo di Marina di Ravenna. Il relitto, posto ad una profondità di 18 metri è divenuto sito di interesse biologico e tutelato da legge nazionale ed europea.

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