Dalla diga di Mosul alla Tap: i sommozzatori di Drafinsub al lavoro in tutto il mondo: “Formazione ai massimi livelli e una divisione interna per progettare le attrezzature”

Intervista a Gianluca Passeri, ad di Drafinsub, che spiega come l’elevatissimo standard di professionalità dell’azienda passi anche da un’accurata formazione del personale, fino alla progettazione interna delle attrezzature

20 Aprile 2020 | di Giuseppe Orrù
Un operatore esce dalla
Un operatore esce dalla "campana" nel cantiere TAP

Che il fondale sia alto o basso (ovvero più o meno di 50 metri) non importa, così come che l’acqua sia dolce o salata. L’azienda genovese Drafinsub non conosce limiti nei lavori subacquei.

Siamo a Genova, in via Molo Giano. E’ qui che ha sede una delle più alte professionalità italiane, riconosciute in tutto il mondo, nata grazie ad Adriano “Dino” Passeri, a cui si deve buona parte della storia della subacquea professionistica e della nautica italiana. Era il 1976 quando, dalla sua passione per il mare e la subacquea, nacque Drafinsub, azienda leader nel settore dei lavori subacquei, con le capacità per intraprendere qualsiasi progetto con aria in basso fondale o in saturazione in alto fondale.

Il nome di Drafinsub (che deriva da “drafin”, delfino in genovese, l’animale preferito di Dino Passeri) si incontra in tanti fatti avvenuti in mare e nei laghi: dal recupero del Cristo degli Abissi di San Fruttuoso alla Costa Concordia.

La storia di Drafinsub attraversa due generazioni, quella fondatrice, che vede tra i soci iniziali Adriano Passeri e quella odierna, una storia di crescita costante che, sotto l’attuale gestione di Gianluca Passeri, si traduce in una crescita continua, al passo con la tecnologia e la sicurezza.

L’amministratore delegato di Drafinsub, Gianluca Passeri, ci svela i segreti di un’azienda che ha fatto dei fondali il suo luogo di lavoro. Drafinsub, oltre ai tanti lavori in ambito portuale, quindi di basso fondale, ovvero entro i 50 metri di profondità, ha una “divisione” che si occupa di interventi in alto fondale, oltre i 50 m di profondità.

Gianluca Passeri, i vostri sommozzatori sono intervenuti anche sulla diga di Mosul, in Iraq e sul Lago di Garda. In cosa sono consistiti i vostri interventi?

Per quanto riguarda la commessa sulla diga di Mosul, abbiamo collaborato con la statunitense Usace (United States Army Corps of Engineers), in un periodo un po’ particolare. Infatti lo scontro con l’Isis era ancora in atto nella zona della diga irachena. Si è trattato di eseguire la manutenzione delle quattro paratoie subacquee dell’opera di presa all’interno del lago artificiale, che si è venuto a creare a seguito della costruzione della diga sul fiume Tigri da parte di Saddam Hussein nel 1986.

Per ciò che concerne il più recente lavoro sul Lago di Garda invece, abbiamo effettuato attività di ispezione CND, Controlli Non Distruttivi, (oppure in inglese NDT, Non Destructive Testing) e poi abbiamo eseguito interventi di manutenzione sulle condotte che attraversano il lago dalla sponda di Toscolano Maderno (Brescia), alla sponda opposta, che si trova nel Comune di Torri del Benaco (Verona).

I numerosi interventi, effettuati a diverse profondità, sono stati eseguiti sull’intero percorso della tubazione. Infatti la nostra operatività subacquea si è svolta a partire dagli 0 metri, fino alla batimetrica dei 186 metri, diventando così l’intervento più profondo mai eseguito in acqua dolce.

Per quanto riguarda le attrezzature, per entrambe le commesse sono stati utilizzati un impianto di saturazione (Sat System) per l’alto fondale ed equipaggiamento dedicato al basso fondale, come Basket e Lars (Launch and Recovery Systems) per le batimetriche meno elevate. I sistemi Basket e Lars permettono di gestire l’entrata in acqua del sommozzatore, e successivamente l’uscita, in totale sicurezza.

State collaborando anche alla Tap, il gasdotto Trans-Adriatico, in particolare su tubature subacquee dalla Puglia all’Albania. Qual è il vostro ruolo in questa grande opera?

Per la Tap stiamo eseguendo lavori in assistenza alla posa della condotta del gas che attraversa l’Adriatico e giunge in Italia dall’Albania. Anche per questa commessa, poiché la batimetrica di lavoro è fino alla quota degli 85 metri, è stato utilizzato uno dei nostri impianti di saturazione e allo stesso modo sono stati impiegati basket e Lars nel basso fondale.

Data la versatilità del Sat System, mentre per i due lavori descritti in precedenza è stato installato a bordo di un pontone, in questo cantiere è stato allestito a bordo di un DP3 (Dynamic Positioning 3) vessel. Questo ha consentito un’ulteriore ottimizzazione delle risorse impiegate, nella specificità delle operazioni subacquee sul gasdotto. Questa tipologia di navi viene largamente utilizzata in ambito offshore, ovvero nell’industria Oil&Gas.

Per interventi di questo tipo, occorrono attrezzature ad hoc, infatti utilizzate degli impianti di saturazione progettati e realizzati da voi stessi. Cosa offrono questi impianti?

Queste tecniche d’immersione e quindi, di conseguenza, le attrezzature dedicate, permettono lo svolgersi delle operazioni in un ambito lavorativo gestito in assoluta sicurezza. Siamo quindi in grado di assicurare in primis agli Ots (Operatori Tecnici Subacquei), nonché a tutte le altre professionalità impiegate (ingegneri, supervisori, tecnici, marittimi, assistenti) un supporto totale per tutta la durata delle operazioni. Ciò sia per quanto riguarda le procedure operative applicate nella fase di allestimento del cantiere, sia per quanto riguarda l’ambito di svolgimento dell’operatività subacquea vera e propria.

Come avviene la progettazione e la realizzazione di queste attrezzature all’interno della vostra azienda?

Abbiamo creato all’interno dell’azienda una specifica sezione dedicata, appunto la “Offshore division”, dislocata fra le sedi di Manesseno e Ravenna, dove sono presenti due aree operative che comprendono sia la progettazione, da parte di ingegneri dedicati ai vari progetti, che l’assemblamento delle componenti dei Sat Systems, nonché la manutenzione delle stesse tra un cantiere e l’altro.

E’ stata dapprima realizzata la sede di Manesseno, in prossimità della sede operativa “centrale” che si trova all’interno del porto di Genova. Successivamente la sezione offshore è stata implementata, si è quindi sviluppata l’area di Ravenna. Nell’area portuale genovese è presente personale subacqueo, marittimo e tecnico e ci sono gli uffici relativi ai vari settori: commerciale, amministrativo, risorse umane, bonifica ordigni esplosivi, qualità, sicurezza, tecnico e multimedia.

Quest’ultima sede, che è la principale, è sia di supporto al settore dell’alto fondale, che dedicata ai lavori subacquei di basso fondale, nonché ai cantieri sia terrestri che subacquei. Ne è un esempio il settore bonifica da ordigni esplosivi.

Come avviene la preparazione dei vostri operatori per affrontare interventi spesso molto diversi tra loro?

Ogni operatore è formato secondo le specifiche normative di riferimento in relazione alla mansione svolta: per ciò che concerne la subacquea, già da anni, per nostra libera scelta ed etica aziendale, applichiamo la norma UNI 11366 “Sicurezza e tutela della salute nelle attività subacquee ed iperbariche professionali al servizio dell’industria”.

L’evoluzione è stata l’applicazione delle norme HSE internazionali, nonché di conseguenza delle specifiche IMCA. Naturalmente questo vale sia per l’ambito dei lavori offshore, per i quali spesso viene impiegato personale freelance, sia per ciò che riguarda i lavori e il personale nell’ambito onshore, ovvero di basso fondale.

Infatti già qualche anno fa abbiamo deciso di provvedere all’addestramento dei nostri tecnici secondo la normativa HSE, mandandoli a fare dei corsi nel Regno Unito. Sono stati formati quindi non solo gli Operatori Tecnici Subacquei, ma anche gli altri professionisti, tra cui tecnici iperbarici, piloti ROV (Remotely Operated Vehicle) e tecnici manutentori.

 

Giuseppe Orrù

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