Due apneisti spagnoli trovano un tesoro di monete romane d’oro

Il tesoro recuperato comprende un totale di 53 monete d’oro, tre chiodi di rame e dei pezzi di piombo che potrebbero corrispondere alle cerniere di una cassapanca

22 Novembre 2021 | di Paolo Ponga

Penso sia il sogno di ogni bambino che abbia giocato ai pirati, di ogni subacqueo e di qualsiasi cacciatore di relitti: ritrovare un tesoro. Questa estate è successo veramente a due apneisti spagnoli, in vacanza presso l’isola di Portitxol, a Xàbia, non lontano da Alicante.

Luis Lens e César Gimeno, due freedivers in vacanza con la famiglia, si stavano immergendo negli splendidi fondali della piccola isola, già famosa per i numerosi ritrovamenti archeologici subacquei derivanti dalle tante navi affondate in zona durante l’antichità.

Durante una discesa sul fondo del mare, Luis si accorse di un riflesso proveniente da una spaccatura nella roccia. Non ci fece caso più di tanto, pensando che fosse semplicemente un pezzo di ferro caduto sott’acqua. Durante il tuffo successivo, però, fu di nuovo colpito dal medesimo riflesso e raccolse e riportò in superficie l’oggetto che lo aveva causato.

I due subacquei rimasero basiti: era chiaramente una moneta d’oro. Continuando a immergersi ne raccolsero otto e, con un senso civico ed un’onestà encomiabili, le portarono al Municipio di Xàbia, la piccola cittadina locale.

Qui furono accolte con grande stupore e altrettanto interesse e vennero immediatamente avvisati gli archeologi della vicina Università di Alicante e i subacquei della Guardia Civil. Questi ultimi, prontamente accorsi per scongiurare il pericolo di fuga di notizie e inevitabili saccheggi, durante due interventi hanno recuperato un totale di 53 monete d’oro, tre chiodi di rame e dei pezzi di piombo che potrebbero corrispondere alle cerniere di una cassapanca.

Le monete d’oro, prontamente restaurate dal locale Museo Soler Blasco, appartengono a diversi imperatori romani: tre sono di Valentiniano I (363-375), sette di Valentiniano II (375-392), quindici di Teodosio I (379-395), dieci di Onorio (393-423) e una non ancora identificata. Quale la loro origine? Difficile a dirsi. Jaime Molina, professore all’Università di Alicante, ha dichiarato al quotidiano spagnolo El Pais che serie di monete d’oro come quelle trovate “non sono comuni” e che in quel punto non sono state trovate indicazioni di una nave affondata.

“Quindi – spiega Molina – è stato probabilmente un atto volontario di occultamento all’avanzata di una tribù di barbari, in questo caso gli Alani. Il ritrovamento ci parla di un contesto di paura in un mondo che sta finendo, quello dell’Impero Romano”. L’antico proprietario aveva dunque cercato di nascondere il proprio oro in vista di un probabile furto, tra l’altro riuscendoci perfettamente. Chissà, invece, quale fu il suo destino.

Il sindaco di Xàbia, José Chulvi, ha affermato che si batterà con tutte le sue forze affinché il piccolo tesoro rimanga nella cittadina, esposto nelle sale del locale Museo Archeologico ed Etnografico Soler Blasco, uno splendido palazzo della metà del XVII secolo che raccoglie numerosi reperti che partono dagli insediamenti neolitici dell’area.

Particolare importanza è stata data all’archeologia navale, che dispone di sale appositamente dedicate. La baia di Portitxol è infatti un’area ben nota per l’abbondanza di resti archeologici sottomarini ed è in essere un progetto di ricerca finalizzato al recupero di anfore, ceramica, materiale metallico e ancore navali, derivanti dai numerosi affondamenti avvenuti in età romana. L’archeologo José Antonio Moya ha definito i ritrovamenti di Xàbia “un libro di storia che stiamo leggendo poco a poco e di cui, per fortuna, questa pagina non è andata perduta”.

Durante la presentazione al pubblico delle monete ritrovate, i due onestissimi subacquei sono stati premiati dalle autorità, che hanno consegnato loro, simbolicamente, le chiavi cittadine. “La scoperta delle monete – hanno dichiarato Lens e Gimeno durante la cerimonia – è stata accidentale, totalmente fortuita, un’avventura che non dimenticheremo mai. Il sogno di ogni bambino è quello di trovare un tesoro e noi ce l’abbiamo fatta”. Quanti avrebbero fatto altrettanto?

 

Fonti foto: www.informacion.es, noticiasdelmundo.news, www.elperiodic.com

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