Immergersi tra la Gallinara e Spotorno: la guida di Liguria Nautica

I siti di immersioni consigliati in questo tratto di costa ligure sono caratterizzati dalla presenza di interessanti relitti e di splendide secche

8 ottobre 2017 | di Riccardo Bottazzo
Immersione negli abissi
Immersione negli abissi

A poco meno di un miglio al largo di Albenga sorge l’isolotto della Gallinara, famoso per ospitare una delle più grandi colonie di gabbiani reali del Mediterraneo e giustamente tutelato dai vincoli di riserva regionale con adiacente area marina protetta.

Sino a poco tempo fa, le immersioni attorno all’isolotto erano vietate non tanto per ragioni di tutela naturalistica, quanto per la pericolosa presenza di ordigni bellici delle seconda Guerra Mondiale affondati ed inesplosi. Oggi l’area è stata bonificata, grazie all’opera degli archeologi subacquei che vi hanno rinvenuto molti manufatti risalenti ai commerci del V secolo tra le coste liguri e quelle francesi e anche svariate anfore della Roma repubblicana. Chi è interessato all’archeologia, non dimentichi di visitare il museo navale di Albenga dove sono conservati questi preziosi ritrovamenti che tanto sanno raccontarci della nostra storia.

E senza tema di smentita, possiamo affermare che le acque della Gallinara sono state la palestra dei primi archeosub italiani, grazie alla passione e alla lungimiranza di un personaggio come Nino Lamboglia, archeologo e fondatore dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri.

Oggi, nelle acque protette della Gallinara, è possibile immergersi rivolgendosi ai diving autorizzati dalla Regione. I punti di immersione  sono sostanzialmente due: la statua del Cristo Redentore posata sui tradizionali 18 metri il 29 settembre del ’98, esperienza particolarmente adatta ai sub principianti e Punta Sciusciau, dove si scende a 15 metri per poi arrivare a 30. Qui troviamo acque ricche di grossi pesci come cernie e scorfani. Nelle tane fanno capolino tentacolati polpi e murene dal grugno minaccioso.

Se dall’isola di Gallinara ci spostiamo verso levante, troviamo in sequenza tre bei relitti affondati durante i due conflitti mondiali. Il primo è il relitto del piroscafo armato Umberto I, silurato durante la Seconda Guerra Mondiale. L’immersione è consgliata solo ai sub più esperti, sia per la profondità (dai 38 ai 48 metri), sia per le correnti molto forti, che per la visibilità che non è mai buona. Come se non bastasse, la nave è coperta da antipatiche reti che hanno la brutta abitudine di impigliarsi sulla rubinetteria.

Più accessibile, invece, è il relitto della nave da trasporto truppe Sassari, affondata nel corso delle Prima Guerra Mondiale, che giace su un fondale di 26 metri nella acque davanti al paese di Canale. Purtroppo non resta molto di questa nave costruita con un misto ferro e legno. Ma la visibilità è quasi sempre abbastanza buona e vale sempre la pena farci una capatina. Se guardate sotto le lamiere, non mancherete di scoprire qualche grossa aragosta poco socievole intenta a tenere pulita la propria tana.

Certamente più spettacolari sono i resti del mercantile francese Tiflys, davanti a Loano, anch’esso affondato durante la Prima Guerra Mondiale. Il relitto è adagiato sul fondale in perfetto assetto di navigazione e regala ai subacquei in visita una indefinibile sensazione di straniamento. Purtroppo, anche in questo caso, la profondità (dai 40 ai 52 metri) lo rende accessibile solo ai sub più esperti e che sanno destreggiarsi con le miscele. Perché poi i relitti più belli siano sempre quelli adagiati nelle profondità maggiori è un mistero che non sono ancora riuscito a risolvere.

Concludiamo la nostra descrizione dei migliori siti di immersione in questo tratto i costa ligure, ricordando tre coloratissime secche. La secca delle Stelle davanti a Finale Ligure, così chiamata per la prateria di margherite di mare (Parazoanthus axinellae), che ricopre la discesa nord della collinetta posta tra i 13 e i 24 metri. Questa è una magnifica immersione per le notturne quando si possono ammirare i pesci da fondo che escono a caccia.

Sempre in quel tratto di mare, possiamo immergersi anche nella secca a torre Marassi, interessante per le sue spaccature piene di polpi e per le miriadi di castagnole rosse. Qui si trova anche una mina sferica risalente alla guerra ma, assicurano, disinnescata. Io comunque mi sono ben guardato dal poggiarci le mani. Terza secca da citare è quella detta del Garage, dopo l’isola di Bergeggi, dai 23 ai 38 metri, dove è praticamente impossibile non finire nel bel mezzo di branchi di luccicanti saraghi.

Per concludere, ricordiamo l’isolotto di Bergeggi, tutelato dai vincoli di riserva naturale regionale, di fonte all’omonimo paese, il cui intero perimetro offre immersioni adatte a tutti i brevetti, con profondità che spaziano dai 5 ai 38 metri. La visibilità è sempre piuttosto buona, la fauna ricca e la corrente non è mai intensa. Posto ideale per un’immersione in totale relax.

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