Gli alberi della Compagnia Olandese delle Indie Orientali

Ecco come ha fatto una nazione come l'Olanda a fondare un'enorme e composita flotta

16 Novembre 2021 | di Paolo Ponga

A causa della nostra cultura storica siamo portati a ricordare i grandi imperi della Spagna e del Portogallo e in seguito quelli creati dalla Gran Bretagna e, in misura minore, dalla Francia. Finiamo così per mettere in secondo piano o addirittura dimenticare quello che fu un impero incredibile, soprattutto commerciale: quello olandese.

Agli inizi del Seicento erano infatti le navi di questa piccola nazione affacciata sul Mare del Nord a dettare legge e ad attraversare i mari di tutto il mondo per fondare nuove colonie, basi commerciali e punti di potere, soprattutto in Estremo Oriente. E mentre entravano in concorrenza con le altre nazioni europee, erano in guerra sul mare con quelle rivali del Nord Europa.

Pensando ai sistemi di costruzione navale dell’epoca, gli storici si sono posti una semplice domanda, alla quale non corrisponde un’altrettanto semplice risposta: come ha fatto una nazione così piccola e praticamente priva di alberi di pregio a fondare una tale enorme e composita flotta? Una risposta sta arrivando da nuovi studi effettuati dall’archeologa Wendy van Duivenvoorde della Flinders University e dai professori Aoife Daly dell’Università di Copenaghen e Marta Domínguez Delmás dell’Università di Amsterdam.

Secondo la dottoressa van Duivenvoorde, “l’uso di segherie eoliche divenne un luogo comune nella Repubblica olandese verso la metà del XVII secolo, consentendo agli olandesi di produrre un numero senza precedenti di navi oceaniche per i viaggi a lunga distanza e il commercio in Asia. Ma come si sono organizzati per la fornitura di materiale e per un’attività cantieristica così intensa? La Repubblica olandese mancava certamente di risorse interne appropriate”.

Un aiuto alla soluzione dell’enigma arriva dallo studio dei legni del relitto della famosa Batavia. Questa era una nave della VOC (Vereenigde Oost-Indische Compagnie, Compagnia Olandese delle Indie Orientali) costruita ad Amsterdam tra il 1626 e il 1628, gli stessi anni della svedese Vasa. La nave affondò durante il suo viaggio inaugurale mentre navigava ad ovest dell’Australia e divenne famosa a seguito dell’ammutinamento e del massacro che ebbe luogo fra i sopravvissuti.

Il relitto fu ritrovato nell’aprile del 1840 dalla HMS Beagle, il cui capitano, Pringle Stokes, riportò che “a sud-ovest di un’isola è stato scoperto il relitto di una nave di grandi dimensioni, come l’equipaggio della Zeewijk riferì di aver visto da queste parti. Non vi è alcun dubbio che i resti siano quelli della Batavia, affondata nel 1629”.

Nel 1970 il relitto della Batavia venne poi recuperato e oggi è in mostra al Maritime Museum di Fremantle, in Australia. Una replica della Batavia venne invece realizzata tra il 1985 e il 1995 ed è attualmente visitabile presso Lelystad, in Olanda.

Campioni dei legnami dello scafo della Batavia offrono oggi un pezzo mancante del puzzle della costruzione navale olandese e della navigazione globale degli inizi del XVII secolo: le informazioni disponibili sui materiali in legno che hanno permesso agli olandesi di costruire le loro navi oceaniche e dominare così il commercio internazionale erano infatti frammentarie.

In seguito a questi studi, però, l’archeologa Domínguez Delmás ha spiegato che “la quercia era il materiale preferito per la costruzione navale nell’Europa settentrionale e occidentale e le nazioni marittime hanno lottato per garantire forniture sufficienti di questo materiale per soddisfare le loro esigenze e sostenere le loro flotte in continua crescita. I nostri risultati dimostrano che la VOC ha affrontato con successo la carenza di legname all’inizio del XVII secolo attraverso la diversificazione delle fonti di legname“.

Il relitto della Batavia viene quindi studiato dagli archeologi che hanno intrapreso un campionamento dei legnami, sottoposti poi ad attente analisi. Anche gli studi di dendrocronologia, un sistema di datazione basato sul conteggio degli anelli di accrescimento annuali degli alberi, stanno aiutando nella soluzione dell’enigma storico per la loro capacità di offrire una datazione ai manufatti lignei.

“La preferenza per specifici prodotti del legno provenienti da regioni selezionate – ha dichiarato il professor Aoife Daly – dimostra che la scelta del legname è stata tutt’altro che arbitraria. I nostri risultati illustrano la varietà di fonti di legname che rifornivano il cantiere navale VOC di Amsterdam nel 1620 e dimostrano l’attenta selezione del legname e l’abilità artigianale dei costruttori“.

Per visionare i vari contenuti multimediali, si può visitare il sito ufficiale del Western Australian Museum, mentre per conoscere un’incredibile storia di costruzione e recupero di una nave dell’epoca, è possibile visitare il sito ufficiale del Vasa Museet.

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