Nel fondo del Mar Baltico giacciono 20 mila relitti ben conservati: alla scoperta di un patrimonio storico da difendere

Ci sono mari che celano ancora grandissime sorprese. Uno di questi è il gelido Mar Baltico, le cui acque salmastre non permettono la formazione delle teredini e conservano quindi anche i relitti di legno

2 Febbraio 2021 | di Paolo Ponga
Vasa (foto di Paolo Ponga)
Vasa (foto di Paolo Ponga)

Chiedo innanzitutto scusa a chi non pratica immersioni, perché non può capire le sensazioni che sto vivendo mentre scrivo questo articolo. D’altronde, si sa, i subacquei sono gente strana. E il bello è che sono uguali in ogni parte del mondo, qualunque sia il colore della loro pelle, la loro estrazione sociale, cultura, religione, tendenza politica e capacità economica.

In effetti, la subacquea è un collante incredibile per le persone accumunate da una passione che a volte sfocia in atteggiamenti poco comprensibili, un fuoco che arde come l’amore. Ma la subacquea è vero amore. Tra gli appassionati sub, ve ne sono alcuni particolari. Questa strana specie adora vedere carcasse abbandonate in fondo al mare. Bruciate, corrose, invecchiate, squarciate, non importa. Antiche o moderne, le colleziona in ogni modo si presentino, ovunque siano e spesso, purtroppo, a discapito di pericoli reali e spese immani.

A volte c’è chi va a caccia di relitti di mercantili, navi militari, aerei o elicotteri, solo per dire “io ci sono stato”. Altre volte, invece, c’è chi lo fa in cerca di guadagni e souvenir da portare a casa, nella maggior parte dei casi in maniera illegale. Io lo faccio perché amo immergermi nella storia. Andare a vedere un relitto e studiarne le vicende, immaginare gli uomini che hanno vissuto su di esso e spesso sono morti nel tentativo di salvare la loro nave e i loro compagni.

Se il Mediterraneo è stato oggetto di numerose ricerche, probabilmente per trovare qualcosa di nuovo occorre andare sempre più in profondità. Ci sono infatti mari che celano ancora grandissime sorprese. Uno di questi è il gelido Mar Baltico, il mare dell’est che lambisce le coste di Danimarca, Svezia, Finlandia, Russia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Germania. Questo mare, che fa parte dell’Atlantico settentrionale, ha delle caratteristiche precise: è freddo, torbido e quasi chiuso nei confronti dell’oceano, con un basso ricambio delle acque.

In esso sfociano cinque grandi fiumi che rendono le sue acque salmastre, un misto di sale e acque dolci che non permette la formazione delle teredini e conserva così i relitti di legno. In effetti, se ci pensate, non vi è grande differenza rispetto alle condizioni delle immersioni nei nostri laghi, a parte la corrente.

Ma sicuramente, oltre alla sua grandezza, vi è un altro piccolo particolare che lo differenzia rispetto al Lago Maggiore, di Como o di Garda: si calcola che sul fondo del Baltico si trovino oltre 20 mila relitti ben conservati. Oltretutto di ogni epoca e tipologia: dalle canoe scavate nel tronco di un albero a grandi navi mercantili, fino a quelle militari delle numerose battaglie combattute fra le nazioni del Nord e delle tragedie della Seconda Guerra Mondiale.

Chiaramente è in atto una lotta senza quartiere tra cacciatori di relitti ed autorità. In una delle nazioni più avanzate del mondo, la Svezia, si sta lavorando per la protezione dei relitti storici dalle lunghe mani dei razziatori, attraverso un’attiva collaborazione fra autorità marittime e ricercatori universitari.

Tra questi ultimi, sulla stampa locale, fa spesso parlare di sé l’archeologo marino Jim Hansson dello Swedish National Maritime and Transport Museums. Durante le immersioni, effettuate in ogni stagione nelle fredde acque del Nord, il team di subacquei di Hansson ha potuto constatare come alcuni reperti trovati sul fondo del mare siano ultimamente spariti, probabilmente per finire in mano a qualche collezionista. D’altronde stiamo parlando di navi affondate anche centinaia di anni fa ed ancora in uno stato di conservazione eccezionale.

Avete mai sentito parlare del Vasa? Questo vascello di 64 cannoni, protagonista di una storia incredibile, fu costruito tra il 1626 e il 1628 per il re Gustavo II Adolfo. La nave più bella e potente mai costruita in Svezia affondò nel porto di Stoccolma il giorno stesso del varo, il 10 agosto 1628. Dopo essere rimasto oltre tre secoli sott’acqua, è stato riportato alla luce nel 1961 con un’operazione impensabile all’epoc, per poi essere sottoposto ad un accurato restauro. Attualmente è esposto nel museo omonimo di Stoccolma e, vi assicuro, vale da solo la spesa del viaggio. Sembra che debba partire domani per navigare sui sette mari.

Negli anni i subacquei svedesi hanno continuato a fare scoperte eccezionali, tra cui una nave gemella del Vasa, un gruppo di quattro relitti del XVII° secolo e navi ancora più antiche e piene di vettovaglie, pentole e oggetti di vario tipo. Spesso i ritrovamenti si sono susseguiti ripetutamente non lontano dalla capitale, nelle acque dell’arcipelago di isole che circondano Stoccolma, oppure lungo l’infinita costa che prosegue verso nord.

Non potendo procedere al recupero di un quantitativo così vasto di materiale, hanno cominciato a fotografare tutto, a catalogarlo e a creare mappe 3D dei relitti sommersi. Ora, mentre lavorano alla nascita del Museo dei Relitti Marini, hanno iniziato ad operare di concerto con la Marina, la Guardia Costiera e la polizia, fornendo loro le mappe dei siti da proteggere e ottenendo piena collaborazione.

Tutte le autorità del mare stanno collaborando nel monitorare i siti dei relitti alla ricerca di imbarcazioni non autorizzate, anche mediante i voli giornalieri che la Guardia Costiera compie per sorvegliare le coste svedesi. Una fattiva collaborazione non potrà eliminare completamente il saccheggio dei relitti ma è un deciso passo avanti “interforze” tra esponenti universitari della cultura e forze dell’ordine, tra archeologi e autorità del mare. Non sarà risolutivo ma sicuramente d’aiuto alla salvaguardia di questo incredibile patrimonio, che anche noi, semplici appassionati di mare e di relitti, potremo andare a vedere con i centri d’immersione autorizzati. Non vedo l’ora.

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