Il naufragio di una nave dei contrabbandieri del XVII secolo rivive nella realtà virtuale

Durante l'animazione, altamente dettagliata, è possibile nuotare sopra il relitto del Melckmeyt come dei subacquei

23 Ottobre 2019 | di Liguria Nautica
Melckmeit - una scena dell'immersione vituale, copyright John McCarthy
Melckmeyt - una scena dell'immersione vituale (copyright by John McCarthy)

Dal ‘600 e per circa 200 anni, l’Islanda venne chiusa al commercio con le altre nazioni europee dai re della Danimarca, a cui la lontana isola apparteneva e che detenevano quindi il monopolio dei commerci: nessun carico poteva arrivare a Reykjavik se non mediante una nave battente bandiera danese. Ovvio pertanto che il Seicento vedesse nascere un fiorente mercato di contrabbando svolto soprattutto dagli olandesi, che con una barca eccezionale per l’epoca, il Flute (o Fluyt), trasportavano segretamente in Islanda grano, ceramica e legname e pesce al ritorno.

Il Flute era la barca dei commerci internazionali, con la quale la Compagnia Olandese delle Indie Orientali spopolò per un centinaio di anni, a partire dalla fine del ‘500. Era una nave di circa 200/300 tonnellate a forma di pera, lunga circa 25 metri e con la chiglia piatta per stipare la maggior parte del carico sotto la linea di galleggiamento, in modo da evitare le tasse dei danesi al passaggio dello stretto dell’Oresund, essendo considerata il termine della stiva principale. Il Flute aveva inoltre due o tre grossi alberi che le consentivano una forte velocità per l’epoca e a volte erano armati con 12 o 15 cannoni per difendersi dai pirati.

Nel 1992 due subacquei islandesi, Erlendur Guomundsson e Saevar Arnason, scoprirono i resti di un antico relitto vicino a una piccola isola situata al largo della costa occidentale islandese, chiamata Flatey. Fu condotta quindi un’indagine preliminare da parte dell’archeologo Bjarni Einarsson per conto del Museo Nazionale d’Islanda, a cui fece seguito nel 2016 una ricerca approfondita da parte di un’équipe guidata dall’islandese Kevin Martin, in collaborazione con gli archeologi marittimi dell’Agenzia Olandese per i beni culturali.

Dalle indagini si è quindi arrivati all’identificazione del relitto: si tratta della nave olandese Melckmeyt (mungitrice di latte), affondata con un carico di pesce il 16 ottobre 1659, a causa di un’improvvisa tempesta. Ovviamente una nave contrabbandiera. Le gelide acque del Mare del Nord hanno contenuto l’usura del relitto e del suo carico, mantenendolo in condizioni particolarmente buone, soprattutto nella parte semiaffondata sul fondale sabbioso. Il significato del ritrovamento e degli studi effettuati sulla nave è importantissimo per l’isola nordeuropea, in quanto si tratta del più antico relitto conosciuto in questa parte del mondo.

L’indagine sottomarina ha portato poi ad un risultato eccezionale per il pubblico. Grazie a sofisticati strumenti di scansione e di ricerca e all’apporto di John McCarthy, un ricercatore del College of Humanities, Arts and Social Sciences della Flinders University in Australia, è stata elaborata un’immagine digitale in 3D del relitto. Ma non solo. È stata infatti realizzata un’esperienza unica: un video di tre minuti di un’immersione in realtà virtuale presentata al Museo Marittimo di Reykjavik e poi messa liberamente in rete su YouTube.

Durante l’animazione, altamente dettagliata, è possibile nuotare sopra il relitto come dei subacquei (ma senza percepire il gelo di quelle acque) e guardare in tutte le direzioni muovendo il mouse o il telefono. Se si possiede un visore per la realtà virtuale l’immersione diventa ancora più realistica, osservando il fondo del mare in direzioni diverse semplicemente girando la testa. Dopo aver visto le condizioni attuali del relitto, si può anche osservare una ricostruzione di come doveva essere la nave contrabbandiera nel XVII secolo. La visione è sicuramente affascinante e replica il più fedelmente possibile l’esperienza per i non subacquei.

Paolo Ponga

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