In Turchia nasce un museo subacqueo dedicato ai relitti militari della campagna dei Dardanelli

Il Gallipoli Historical Underwater Park consentirà ai subacquei di visitare 14 relitti affondati durante le feroci battaglie combattute tra le forze ottomane e quelle alleate

6 Dicembre 2021 | di Paolo Ponga

Al largo della costa di Seddülbahir, nella provincia turca di Çanakkale, è stato aperto il 2 ottobre il parco sottomarino della battaglia dei Dardanelli, che consentirà ai subacquei di visitare 14 relitti affondati durante le feroci battaglie combattute nella Prima Guerra Mondiale tra le forze ottomane e quelle alleate.

L’impresa, fortemente voluta da Winston Churchill, Primo Lord dell’Ammiragliato britannico, fu costituita da una serie di operazioni navali condotte da una flotta mista anglo-francese, che doveva essere il preludio allo sbarco delle forze di terra che avrebbero dovuto impossessarsi dello stretto dei Dardanelli, consentendo il passaggio delle navi nel Mar Nero, dove si trovava una parte della flotta russa, e costringendo così la Turchia a uscire dall’alleanza con gli austro-tedeschi.

Fu un massacro, un vero disastro, sia a terra che in mare. Le mine navali turche e i sommergibili tedeschi affondarono diverse navi da battaglia, come la francese Bouvet e le inglesi Irresistible ed Ocean, e danneggiarono gravemente l’incrociatore da battaglia Inflexible e le navi francesi Suffren e Gaulois. A terra il corpo di spedizione britannico e australiano-neozelandese (ANZAC) subì gravissime perdite senza riuscire a sfondare le trincee turche, ben protette e coadiuvate da ufficiali tedeschi. Fu un’incredibile disfatta.

Il Gallipoli Historical Underwater Park viene aperto 106 anni dopo che le forze turco-tedesche hanno fermato l’assalto delle truppe britanniche, francesi, australiane e neozelandesi. La resistenza ottomana rimane un punto di profondo orgoglio nella Turchia moderna, particolarmente sensibile a questi temi. Passato oltre un secolo da quei luttuosi eventi, il parco sottomarino diventerà probabilmente un’attrazione incredibile per gli appassionati subacquei di tutto il mondo.

Fino ad oggi i luoghi più famosi dei sette mari dove effettuare immersioni sui relitti erano tre. Il primo, quello più vicino a noi, è la baia di Scapa Flow nelle isole Orcadi, base fondamentale della Marina inglese e cimitero delle navi da guerra tedesche alla fine della Prima Guerra Mondiale che qui si autoaffondarono: non facile da raggiungere, mare freddo e brutto, profondità elevate. Il secondo è Chuuk (o Truk) in Micronesia, dove gli aerei americani affondarono una flotta d’invasione giapponese in una sola notte: una meta pazzesca ma davvero difficile da raggiungere.

Il terzo è l’atollo di Bikini, dove diverse navi militari giapponesi e americane furono affondate una volta conclusa la Seconda Guerra Mondiale, nel corso di diversi esperimenti nucleari: attualmente è possibile effettuare immersioni sportive su alcune di loro, tra cui la portaerei Saratoga e la corazzata nipponica Nagato. Ovviamente, anche in questo caso si tratta di un viaggio veramente difficile da fare, al di là degli ovvi timori di compiere immersioni in acque teatro di numerose esplosioni atomiche.

La meta turca risulta, quindi, particolarmente allettante per i subacquei europei: si tratta di 150 chilometri quadrati di mare, dove sono state rese disponibili 14 navi da guerra britanniche, australiane e francesi tra le 22 ritrovate sul fondo del mare. La corazzata britannica HMS Majestic, lunga 120 metri, è ancora in ottimo stato e “riposa” a soli 24 metri di profondità, un’altra corazzata, l’HMS Triumph, si trova invece a circa 70 metri, mentre le altre navi, spesso ancora in buone condizioni, sono situate a profondità intermedie.

“Siamo una generazione fortunata perché possiamo ancora visitare quei monumenti”, ha affermato Ali Ethem Keskin, un fotografo subacqueo di Istanbul. “Quando ho iniziato a immergermi sui relitti – ha spiegato – ho sentito il momento in cui erano affondati e ho sentito lo stress della guerra. Ho percepito il panico che hanno provato in quel momento”.

Un altro fotografo turco, Savaş Karakaş, il cui nome significa “guerra”, è il nipote di uno dei combattenti nella battaglia di Gallipoli. “Le mani di mio nonno – ha ricordato in un’intervista – sono state sfigurate e bruciate in azione e ne ho sempre avuto paura. Ma quando vengo a Gallipoli e mi tuffo, il metallo arrugginito e l’acciaio bruciato dei relitti mi ricordano le sue mani. Così, quando mi immergo in questo luogo, ho la sensazione di tenere la sua mano sott’acqua”.

La provincia di Çanakkale ha quindi intenzione, passato il periodo di Covid, di diventare uno dei fulcri del turismo in Turchia, potendo vantare un’offerta unica sotto la superficie dell’acqua, così come ha già fatto per quella terrestre: è, infatti, la terra della mitica città di Troia, ritrovata da Schliemann e oggi visitabile. Qui la storia recente si muove a braccetto con quella antica.

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1 commento

  1. Gianni Risso ha detto:

    Molto interessante. Ottime notizie per gli appassionati di relitti. Ottimo articolo.

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